giovedì 26 gennaio 2012

Lasciati esistere!

Mi accorsi di aver trovato la mia Danza: era una Preghiera.



Che relazione instaurare col proprio corpo?Come esprimere in maniera concreta e pubblica ciò che è intangibile e privato?
E quindi: come condividere con gli altri, con una comunità, uno stesso stato di coscienza?
(P. Ferrucci - Esperienze delle vette - La via del rito e della danza)


Sto leggendo avidamente questo mio ultimo libro.
Ne ho già divorati 4 e, come avevo previsto, l'ordine col quale mi sono arrivati non poteva essere più perfetto.
Ho cominciato con " Mangia, prega, ama", poi con "Rincominciare da sè" di Osho.
Ho continuato con "L'Aleph" di Cohelo e adesso sprofondo nell' "Esperienze delle vette" di Ferrucci.
Sono passata dal viaggio al cibo, dalla meditazione alla comprensione, dalla testa all'obellico, dall'intangibile alla materia.
Adesso mi soffermo con piacere qui.
Ora che posso comprendere ad un livello più profondo che quello semplice e caotico della mente.
Posso sentire le parole vibrare nella pancia e zittire le elucubrazione, di tanto in tanto.

Qui è tutto un pò confuso.
Devo ammettere che non ho proprio le idee chiare, come sempre.
Piuttosto mi baso sull'ormai nota sensazione che mi porta a destra o a sinistra, a seconda del momento.
Non è una vera e propria decisione quella che prendo, ma mi muovo come tirata da un filo sottilissimo, che il piu' delle volte sembra spezzarsi.
Osho ha detto: se ti fa stare bene, sicuramente è la strada giusta, quella che hai intrapreso, ma se c'è anche solo un minimo sentimento di rabbia, frustrazione, malumore, sofferenza, allora significa che sei sulla rotta sbagliata e devi fare qualche passo indietro e rincominciare.

Durante questo viaggio sto imparando a conoscermi.
E a rispettarmi, più che ad accettarmi.
Mi rendo conto, spesso, che una parte di me è come schiacciata.
Mi accorgo che posso essere questo, ma anche altro e qualsiasi cosa io desideri.
Ancora non riesco bene a fermarmi e pensare senza cadere in una sorta di ipnosi confusa e delirante, ma sto provando a vedere cosa succede se, quando questo momento arriva, io mi limito a respirare e smettere di dare retta ai pensieri, lasciando che qualcosa di più indefinito si affacci attraverso i miei occhi.
Ed i muscoli della faccia, le ossa, il sangue, la pelle.

Meraviglioso corpo.

Non ho altro scopo, nella vita, se non quello di rimanerne affascinata.
L'ho odiato, deturpato, colorato, rifiutato, quasi ucciso.
E tutto questo è stato necessario soltanto affinchè io arrivassi qui, ora.

La lotta per riappropriarmene, la fatica per riallenarlo, per ricostruirlo, la gioia nel muoverlo.
E adesso questo sentire, a metà fra materia e aria.
Sto capendo che fino ad ora ne ho avuta una paura folle.
Perchè lui si ammala, invecchia, si indebolisce, si appesantisce, rallenta, trascina, ti ferma, fa male...
e poi sente, sente tutto, e non ci sono confini fra le pelle ed il mondo, e questo, per alcune persone, è il più lacerante dei mali.

Io sono stata una di quelle persone.
E lo sono ancora.
Affascinata e terrorizzata, come di fronte al più devastante degli uragani, ho cercato di dominarlo facendolo zittire.
Non ascoltandolo. Rifiutandogli il nutrimento e l'amore necessarii.
Chiudendomi nella testa, quale unico porto salvo dallo scorrere incessante del tempo e l'avvicinarsi della Morte.
Abbiamo sempliecemente paura.
Perchè tutti ci hanno sempre detto che dobbiamo averne.

Io ho scelto, un pò di tempo fa, che non ne ho più.
Semplicemente non nutro quel sentimento.
Lo ascolto, quando mi serve, altrimenti lo lascio perdere, come una vecchia enciclopedia che vada consultata di tanto in tanto.

Adesso scopro, fra le righe di un ennesimo libro, che tutto questo mio sentire è raro, ma non unico.
E mi sento giustificata, perfino giusta e forte!
Meravigliosamente viva!
E mi convinco, ancora una volta di più, che tutto ciò che fa e ha fatto parte della mia vita non poteva  essere più perfetto di così.
E che ogni volta che ho risposto a qualcuno che mi chiedesse cosa avevo intenzione di fare dell amia vita con le parole "qualcosa succederà", non ero io in errore.
Anzi, questo briciolo di illuminazione è sempre stata la mia ancora di salvezza.
Non sono sbagliata.
Sono perfetta per vivere la mia vita.
Nessun altro potrebbe prendere il mio posto e tantomeno nessun altro dovrebbe dirmi come muovere i miei passi!

Ma, anche se tutto questo mi è chiaro come il sole di mezzogiorno, ancora non sono in grado di applicarlo alla vita quotidiana.
E ancora mi aspetto approvazioni, giudizi, dimostrazioni di affetto e di amore.
Ancora pretendo attenzione.
Che qualcuno dimostri di essersi accorto di quanto meravigliosamente complessa sono.
Ah, che stupidaggine.
Chi potrebbe mai?
Come mai io potrei comprendere cio' che accade in uno qualsiasi degli universi che mi gravitano accanto.
Quessta assenza di giudizio, quando arriva, è la benedizione più grande.

Non esistono più drammi, poichè se io non giudico te, non ti dò il diritto di giudicare me.
E' qualcosa che sto sviluppando da poco più che un anno, iniziata al processo dalla Danza-Teatro.

Adesso è arrivato lo yoga.
Sono 7 anni o più che, con costanza o meno, pratico quella che per me è sempre stato il mio personale momento di ritiro dal mondo.
Nulla di trascendentale, mi stiracchio nelle quattro o cinque posizioni che conosco, respiro, mi rilasso.
E' come farsi un bagno caldo coi sali profumati in un mattino di autunno.

Pero', se si prova a darsi un limite accettabile e si cerca di varcarlo.
Se ci si impegna a conoscere, se davvero si è svegli nel momento in cui lo si vive, allora diventa qualcosa di più.
Lo sto sperimentando adesso, sebbene in maniera ancora blanda immagino.
Ho superato una soglia, e ho scoperto possibilità nuove.
Inannzitutto la conferma dell'importanza della pazienza.
Che non è solo saper aspettare. E' fiducia!
Quando ripeti gli stessi movimenti per giorni e giorni e sai che qualcosa dovrebbe cambiare, se non altro migliorare, ma non accade nulla di così eclatante da darti una conferma.
Allora quella come la chiami?
Pazienza?
No, pazienza la si ha coi bambini, o con la coinquilina schizzofrenica ( che per inciso è appena sbottata all'improvviso senza una reale ragione apparente).
Questa di cui parlo io è piu' qualcosa di simile alla fiducia.
E ci arrivi solo se non ti aspetti nulla.
Accade all'improvviso, ti accorgi che stai mutando.
E anche lì, non devi cominciare a pensare, ma devi ingoiare l'ego, e continuare a respirare e attendere per un nuovo cambiamento.
E' con questa sorta di vaga sensazione che fluttuo nella vita di questi giorni.

A volte è di una fatica micidiale, perchè non c'è nulla di fermo.
Non so dove appoggiare i piedi.
Ma se mi metto a fare progetti, ecco che mi impazzisce il corpo.
non respiro, mi si chiude lo stomaco, mi gira la testa.
Allora lascio stare e attendo che tutto mi sia più chiaro.
Con fiducia.

Solitamente accade sempre qualcosa che mi indica da che parte andare.
E sempre di più sento arrivare la certezza ben prima.
Potenzialmente, potrebbe essere tutto estremamente semplice.

Allora perchè porsi ancora dei problemi?
Sempre da questo meraviglioso libro che Cristina ha voluto mi donassi:
Ogni via è definità dai problemi che pone.  i problemi, a loro volta, sono l'espressione di ciò che più ci sta a cuore. Se non ci stesse a cuore nulla, non avremo più problemi.
Io un problema me lo pongo ancora, ed è riassunto nella citazione all'inizio di questo post.
Come fare apparire ciò che sento di poter essere?
Perchè sentirsi bloccati nel momento in cui viene data la rarissima e preziosissima possibilità di mostrarsi senza corperture nè barriere?
Senza protezioni, senza sicurezze?
Mi chiedo spesso perchè non la smetta di pormi sciocchi problemi come questo e non faccia come molte delle ragazze che conosco o vedo su internet.
Semplicemente fidarmi di me ed ignorare il giudizio altrui?
Magari rischiare di crederci troppo, ma se non altro credere in sè?

La risposta è qui: perchè mi sta a cuore.

Con questo non dico che ad altre persone non stia a cuore in egual modo, che sia chiaro.
Ma che ognuno trova la propria maniera di sentire.
E io lo sento così.
Mi sta a cuore quel momento silenzioso e sacro in cui accendo la musica nella mia camera, mi piazzo nel mezzo di quei due metri quadrati che ho a disposizione e danzo come in preda ad una furia mistica.
In quel momento io AMO.
Amo il corpo che sembra rispondere in maniera sconcertante ad ogni mi a richiesta.
Amo la capacità d'espressione di un volto, le mani, la forza dei piedi.
Amo la maniera intima e viscerale di sentire la musica.
Come farfalle nel basso ventre.
Qualcosa di molto simile ad un orgasmo (se ancora mi ricordo cosa sia :P ).

A volte finisco col dovermi forzare pur di fermarmi.
E due o tre volte mi sono ritrovata a chiedermi se non mi verrà un infarto un giorno di questi.
Ma mai vorrei perdere questi miei momenti.
Indubbiamente in tutto ciò c'è una base fisiologic: la danza, soprattutto la più sfrenata, porta alla trance e a notevoli alterazioni nell'equilibrio psicofisico di un apersona.
(...) in questa temporanea disorganizzazione della personalità c'è chi si perde e chi si ritrova
Il problema viene proprio adesso.
Come posso portare QUESTA mia danza su di un palcoscenico?
Come potrebbe, una gallina impazzita, evocare quello stato di grazia e meravigliosa bellezza ai quali sono avvezza assistere?
Come me li faccio entrare, i panni di una danzatrice, se non ho il coraggio di lasciarmi andare allo stesso modo, nel momento in cui qualcuno mi sta guardando?

Persino a lezione non funziona, quando nessuno si da pena per me giustamente impegnato a darsi pena per se stesso.
A lezione, il corpo, lo sento diverso.
E' piu' pesante, meno forte, meno stabile.
Se a casa posso saltare e girare come una ginnasta ed ho l'equilibrio di una danzatrice sulle punte, nel momento in cui sono a lezione quella visione scompare.
Kaput.
Non è mai esistita.
E io sono di nuovo goffa, informe, pesante, debole.

Cosa potrei fare su di un palco?
Davvero voglio danzare qualcosa che non sia realmente mio?
E davvero voglio mostrare agli altri ciò che mi appartiene in un intimo così profondo?

La risposta forse la troverò quando saprò dare un perchè, a questo mio dubbio.

Perchè ballare?
Perchè di fronte agli altri?

Finchè la risposta sarà: perchè così posso sentirmi amata -  allora non salirò su nessun palco.
Credo che sarò pronta solo nel momento in cui vorrò ballare solo perchè mi piace farlo, solo perchè in quel momento mi sento viva.
Solo quando guarirò dall'Ego e non mi vergognerò più di mostrare me stessa, anche nel momento in cui questo vorrà dire non aderire perfettamente ai canoni richiesti per essere accettabile e consolata.
Accettabile perchè non sconvolge troppo, consolata perchè ci si ritrova sempre come amputati di una minuscola parte di sè e con l'approvazione il dolore sembra essere più tollerabile.
Isomma, accadrà sarò in grado di pregare, anche di fronte ad una manciata di persone che forse non apprezzeranno.
O forse si.

"Esistono tre tipi di danzatori: quelli per cui la Danza è un esercizio fisico, quelli che esprimono emozioni ed esperienze, e quelli che abbandonano il corpo all'ispirazione dell'anima"
(Isidora Duncan)



giovedì 19 gennaio 2012

Screw u guys! I'm going somewhere...



19 Gennaio.
Questo blog ha decisamente perso il buon ritmo dei primi tempi.
Non saprei dire perchè, ultimamente faccio fatica a sedermi e scrivere.
O pensare.
O leggere...

Sono praticamente già passati tre mesi.
La mia avventura slovena si sta lentamente trasformando in abitudine.
Forse è per questo che non ho molto da raccontare.

Detesto il momento in cui la novità si trasforma in routine.
Ma che ci dobbiamo fare?
C'est la vie!!!

Domani avrò quella famosa prova di lavoro alla scuola di lingue.
Dallo studio di produzione non si sono più fatti sentire, come temevo, ma non perso le speranze.
Economicamente non è proprio un bel momento per nessuno, e posso capire la mancanza di lavoro.
Ad ogni modo, domani proverò l'ebrezza di essere un'insegnante per la prima volta.
Non ho idea di come si svolgerà l'intera faccenda.
Diciamo che farò quello che dovrebbe riuscirmi meglio: ovvero IMPROVVISARE.
Sempre dal college mi hanno proposto di occuparmi dello shooting di alcuni video "viral" per publicizzare l'attività dell ascuola.
Non ho ben capito che genere di video vogliano, tantomeno si è parlato chiaramente di una paga...
ma ora come ora proprio non mi sembra il momento di fare la pignola.

Sto imparando a vivere giorno per giorno.
Meglio sarebbe dire: ora per ora.
E sebbene sia stabilizzante, il piu' delle volte, mi sembra che funzioni meglio di ogni altra tattica che abbia mai provato fino ad ora.
Sicchè!
Staremo a vedere.
Mi auguro vivamente di riuscire a raccimolare quei due soldi che mi servono per tornare a casa a metà febbraio.
Davvero comincio ad aver bisogno di un attimo di riposo.
Piu' che altro mentale.
E poi mi mancano i miei amici e la mia famiglia.
E i miei gatti!!!!

Manca un mese esatto all'Hafla.
Ancor di meno alle audizioni del Clan.
Io ancora non ho deciso cosa voglio fare.

Mi piacerebbe tentare le audizioni, ma non sono sicura di poter tornare a casa e frequentare i cosrsi con la costanza richiesta.
E' piu' che altro una questione economica.
Anzi, è praticamente solo una questione di soldi!
Comunque sia, mi è rimasto davvero pochissimo tempo per stendere il mio "curriculum" e ripassare i ritmi e la storia generale della danza del ventre.
Non sono certa di farcela.
Inoltre, se qui il lavoro diventa una cosa seria, avrei l'opportunità di fare un'esperienza che, altrimenti, in Italia non sarei mai in grado di fare.
E non riesco ad ignorare il fatto che, sul mio lunghissimo curriculum dedicato alla ristorazione, un accenno all'esperienza di insegnamento non mi farebbe per niente schifo!
Se mi assumono e comincio a lavorare al college, con tutta probabilità dovrò rimanere fino alla fine del semestre.
Ovvero fino a Giugno.
Ammesso che la paga sia tale da permettermelo.

E' una scelta difficile.
Se devo essere sincera, in questi due giorni sto combattendo molto fra la mia voglia di rimanere e la mia voglia di tornare.

Mi alzo la mattina che sono sempre un pelo nervosa.
Non so bene da cosa dipenda.
Ma forse tutta questa incertezza contribuisce al mio malumore.
Malumore... via.
Qualcosa di vagamente simile.


La convivenza con i miei coinquilini, poi, diventa ogni giorno più ardua.
Sono rimasta senza un soldo.
I 20 euro di riserva minacciano pericolosamente di svanire da un momento all'altro.
Il frigo è completamente vuoto.
E le poche cose che mi sono centellinata durante questi giorni, sono scomparse al passaggio di Mojca ed il suo americano.

Ogni mattina lancio una serie di imprecazioni da fare invidia a Benigni ai suoi tempi d'oro.
E questo non va bene.
Soprattutto, non mi fa bene.
Mi sto circondando di energie negative.
E sono incline al lamento borbottato.
E quando faccio così mi sto davvero sulle palle!

Ma non trovo il modo di dir loro di smetterla, come al solito.
Non trovo mai il modo di essere poco carina con gli altri, senza risultare una vera stronza.
Così rinuncio a prescindere.
Non è per niente sano, ne sono consapevole.
Ma, ancora una volta.
Che ci posso fare?

L'unica soluzione che ho trovato è infilarmi le scarpe da ginnastica, girarmi la kefia intorno al collo, calarmi il cappuccio della felpa fino al naso, alzare il volume dell'mp3 al massimo e andare a correre nella foresta.
C'è un bosco stupendo dietro casa e in queste due ultime settimane la primavera si è affacciata con largo anticipo.
Ogni giorno, per un'ora almeno, mi perdo nei sentieri (dove dicono ci si possano trovare anche gli orsi... mah!) e corro.
Dio, non avete idea di che sensazione meravigliosa sia!
Solitamente ho paura di andare da sola lungo sentieri che non conosco.
Ma qui, nei tramonti limpidi ed infuocati, saltello su foglie secche e rametti di Pino e mi sento meravigliosamente bene.
Persa in un qualcosa di indefinibile che mi fa salire le lacrime agli occhi.
E non sento neppure il freddo o la fatica.
Semplicemente, corro.
E la mante si placa, per un po'.

Sto cambiando radicalmente.
Non rinnego null adi questa esperienza.
Sto crescendo.
Ogni giorno assomiglio un po' di più all'idea che mi sono fatta di me.
Mi sto... Costruendo.
Sono partita per cercarmi, ed invece che trovarmi, mi sto letteralmente costruendo.
Giorno per giorno.
Pezzo per pezzo.
E mi rendo conto che ho ancora molto lavoro da fare.

A volte mi sembra di essermi persa.
Dov'è quella ragazza che trova la pace per fermarsi e scrivere?
Leggere? Guardare un bel film?
Sembra sparita.
Ma sono sicura che non è così.
Sto solo scendendo temporaneamente dalla testa al corpo.
L'ultimo libro di Osho mi ha insegnato che piu' che altro sto scendendo nell'Ombellico.

E non c'è niente di piu' vero.
Non pensavo fosse possibile, ma anche il mio corpo sta cambiando radicalmente.
Mi sono sempre chiesta come mai, con tutto lo sport che ho sempre fatto, mai nulla del mio corpo sia realmente mutato.
La risposta è che mai mi sono impegnata abbastanza in qualcosa.

Qui, invece, in questa bolla di tempo dedicata alla danza, mi sto accorgendo di cosa significhi davvero la parola "devozione".
E non è qualcosa che faccio per raggiungere un determinato scopo.
Semplicemente sento che non c'è null'altro che potrei fare, ora come ora.
Voglio vedere fino a dove posso arrivare, se davvero ci metto la volontà.
Per una sola stupidissima volta, voglio scegliere di credere in qualcosa.
E non sembra essere contemplato il fallimento, perchè non mi sono prefissata nessuno scopo.

Mi piace questo nuovo modo di pensare.
Mi lascia il fiato per respirare.

L'unica cosa che mi manca, qui, è un po' di compagnia.
Mi alzo, faccio colazione, mi alleno, faccio yoga, corro, pedalo, vado a farmi un giro, guardo video su youtube, assemblo costumi con pezzi di stoffa arrabattati...
Il tutto monologando con me stessa.

Ogni tanto scambio due parole con Mojca e Scott.
Con le compagne di danza dopo lezione.
Ma questo è quanto.
Sono sicura che la situazione possa cambiare in meglio.

Devo solo capire come.
O aspettare per tempi migliori.
Effettivamente, deve ammettere che tutte mi hanno accettato di buon grado e a braccia aperte, e faccio parte di quel piccolo gruppetto di "devote" che si ritrova la domenica ad affittare lo studio di danza per allenarsi qualche ora extra.
Non posso dire di avere degli amici.
Ma posso dire di avere quelli che, in potenza, potrebbero diventarlo.

Da adesso, 19 gennaio 2012,  ho 30 giorni esatti per tirare su una coreografia e buttarmi su quel benedettissimo palco.
Il costume c'è.
La musica pure.
Come al solito, non capisco perchè diamine non riesca a fare le cose senza appesantirle con una serie di elucubrazioni, insicurezze, vergogne, ipotesi di fallimento, apocalissi e quant'altro di terribile possa venirmi in mente.
Per una sola, fottutissima volta, non posso godermi le cose con un po' piu' di leggerezza e ironia?

Mah.

Cambierà anche questo.
Non ho intenzione di lasciarmi troppe alternative.

Ho riletto alcuni dei miei post.
Sembro sempre così seria e malinconica.
Diamine.
Non è proprio così che mi sento!!!

Anzi!

Sono eccitata ed auforica per la maggior parte del tempo.
E' solo che quando scrivo mi attorciglio e per paura di perdermi tendo a fare passi brevi e coincisi.

QUESTA E' L'ESPERIENZA PIU' BELLA DELLA MIA VITA!



E non credo sarà l'ultima.


venerdì 6 gennaio 2012

...e l'Ameriganoooooo!


Sono seduta sul copriletto giallo di Natasa, coordinato con la federa del cuscino di Natasa, e la coperta bianca che probabilmente Natasa ha "preso in prestito" a qualche bar.
Questa camera diventa ogni giorno più simile a quella di casa mia.
Pareti verdi, tende che presto saranno arancioni (ebbene si, mi sto dando alle decorazioni di interni)...
Oggi ho preso la macchina ( sempre di Natasa, per inciso) e ho guidato fino al più grande magazzino in stile "Brico".
Non ho una lira per mangiare adesso, ma avevo un disperato bisogno di uno specchio.
Non tanto per starmi a guardare, quanto per allenarmi.
Col nuovo anno le mie giornate si sono completamente ribaltate.
Mojca ha perso il lavoro... in compenso ha trovato un ragazzo.
Un rapper Ammerigano che si è piazzato in casa e non sembra avere intenzione di lasciare l'approdo troppo presto.
Cristina mi ha fatto notare un brutto segnale.
LO SPAZZOLINO!
Si è portato a casa lo spazzolino!!!
Sono finita.
Adesso siamo a casa tutte e due ( o meglio, tutti e tre) tutto il sacrosanto giorno.
Mojca vive in una schizzofrenia a metà fra la pigrizia più assurda e l'iperattività più spaventosa.
In questa casa non passa un minuto senza che ci sia qualche estraneo a fumare in salotto.
Il frigo è semi-vuoto e di quel che rimane solitamente se ne servono gli altri.
Beh, volevo assaporare l'ebrezza della convivenza?
Eccomi accontentata!
Adesso vivo con la slovena e l'americano!!
Al momento sono stravaccati sul divano del salotto, non c'è verso per me di guardare la tv e non sentirmi un pelo di troppo.
Mi sono chiusa in camera.
Se non altro posso riprendere le vecchie abitudini: come scrivere, leggere e pensare.
Ultimamente mi sono un po' eclissata.

A proposito.
BUON ANNO A TUTTI!!!
Diversi messaggi sono andati persi da qualche parte sul confine, chiedo scusa se non ho risposto a qualcuno...
Ho passato l'ultimo dell'anno con Cristina e Alberto.
Tre giorni di cibo, vino caldo, schifezze inaudite e buona compagnia.
Mi sono sentita così bene.
Nulla sembra essere cambiato, nonstante la distanza.
Una benedizione.
Ammetto che la prima notte passata senza spartire un terzo di un divano letto e centimetri assortiti di diverse coperte è stata dura.
La colazione del mattino dopo poi...


Sarà stata pure un po' colpa di quel cavolo di film che mi sono guardata dopo aver guidato per tre ore da Ljubljana a Gorizia, andata e ritorno, con la pioggia e un'esercito di tir in crociata.
MELANCHOLIA.
Vi prego, se qualcuno l'ha visto mi confermi che è la cosa più angosciante che abbia mai visto!
Non è proprio il genere adatto alla sottoscritta.
Soprattutto non da guardare i primi giorni del 2012, così, giusto per non essere scaramantici.
Per carità, ottima fotografia.
Colori e tagli decisamente interessanti.
Ma la storia!
No, davvero, mi ha inquietata.

Da lavoro ancora non ci sono novità.
CHIUNQUE continua a chiedermelo.
Vi prego, basta!
Quando sarò ricca, ve lo giuro, sarete i primi a saperlo!!!
Attendo con ansia qualche risposta.
Non mi è rimasto molto da fare.

Per quel che riguarda la danza.
Ci sto dando dentro.
Non so se sto migliorando.
Ma credo che un briciolo di qualcosa stia accadendo.
Ammetto che sto ricevendo piccole soddisfazioni.
Ora ne approfitterò di questa clausura forzata per allenarmi ogni sacrosanto giorno.
Non ho nulla da perdere, menchemeno tempo.
Non manca molto, in fondo.
E i soldi sono finiti.
Credo che il rientro sia imminente, ma voglio concludere con l'Hafla.
Ho deciso.
Anche se me la faccio addosso all'idea.

Mojca mi ha procurato una vecchia macchina da cucire.
Non ho ancora capito come funzioni, ma riusciro' a farla muovere!
Mia madre, insieme al cibo, mi ha spedito anche due stoffe.
Ho tutto quello che mi serve per crearmi un costume.
Anzi, TRE!
Sarà divertente!

Da domani, e per tre giorni, avremo una full immersion di ATS.
Non vedo l'ora!
Davvero non riesco ad aspettare!
Quanto mi manca ballare ATS è qualcosa che non riesco a spiegare nemmeno a me stessa.
Incredibile, non lo avrei mai pensato.
Eppure ne ho un bisogno quasi disperato.
La musica, i colori... il semplice concetto del Tribal e del lavoro di gruppo!
Finalmente riuscirò a scorgere uno sguardo da parte delle mie compagne di danza... (per lo meno, me lo auguro!!!)

Che altro?
Niente, avevo bisogno di riordinare un po' le idee.
Adoro la mia camera.
E' così... mia!
Davvero sto scoprendo qualcosa su di me.
E' come se avessi fatto tabula rasa e avessi rincominciato a dipingere su una tela nuova.
Alcuni colori non ci sono piu'.
Altri sono così familiari.
Lì è dove mi riconosco.
Ci si sente così leggeri, ad un certo punto.
Più sicuri.

Non vedo l'ora che torni Natasa.

E poi non vedo l'ora di tornare a casa.
Anche se solo per un poco.

E non vedo l'ora che l'ammerigano si levi di culo.




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