venerdì 25 novembre 2011

Vorrei qualcuno da chiamare Amore.



Mattino d'autunno nella vigna     fila per fila ceppo per ceppo i ceppi si ripetono        e i grappoli sui ceppi        e gli acini sui grappoli        e la luce sugli acini.

La notte nella casa grandissima e bianca        una luce dentro ciscuna         le finestre si ripetono

tutte le piogge che cadono si ripetono        sul suolo, sull'albero, sul mare        sulla mia mano, il mio viso, i miei occhi        e le gocce si schiacciano sul vetro

rinnovamento dei miei giorni        simili gli uni agli altri        differenti gli uni dagli altri

ripetersi dei punti a maglia  ripetersi nel cielo stellato  in tutte le lingue ripetizione dei "t'amo"  e nelle foglie il rinnovamento dell'albero  e in ogni letto di morte, il dolore        per la vita troppo breve.

ripetersi della neve        che cade     della neve che cade leggera     della neve che cade a fiocchi     della neve che fuma come la nebbia  disperdendosi nella tempesta        che imperversa  ripetersi della neve che mi sbarra il cammino

i bambini giocano nel cortile  nel cortile giocano i bambini   una vecchia passa nella strada  nella strada una vecchia passa  passa una vecchia nella strada.

La notte nella casa grandissima e bianca        una luce dentro ciascuna        le finistre si ripetono  sui grappoli, rinnovamento degli acini  sugli acini, la luce

camminare verso il giusto e il vero  combattere per il vero, il giusto  conquistare il giusto, il vero

le tue lagrime mute e il tuo sorriso, mio amore,
i tuoi singhiozzi i tuoi scoppi di risa, mio amore,
il ripetersi del tuo viso
    dai denti bianchi
        brillanti

il mattino d'autunno nella vigna     fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono        sui ceppi, i grappoli        sui grappoli, gli acini        sugli acini, la luce        nella luce, il mio amore

Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,  è il non ripetersi del ripetersi.


"Concerto in Re minore n°I di J.S.Bach",
Nazim Hikmet

mercoledì 23 novembre 2011

Occorre divenire ogni cosa ad eccezione di sé stessi

 Dall'articolo originale:

La più importante qualificazione per la comprensione dell’arte è l’intuizione (…). Specialmente nella danza un aspetto molto importante è, in primo luogo, l’uso del corpo e, successivamente, la trascendenza dal corpo. Ciò accade perché, tra tutte le arti, la danza è in un certo modo la più complessa, poiché si esprime attraverso il corpo e, nello stesso tempo, deve creare la sensazione che essa sia oltre il corpo. Dunque non è sufficiente conoscere solo i movimenti del corpo: se l’atteggiamento interiore non è corretto, se esso tende al lato fisico, siamo nell’errore. Dobbiamo dunque mostrare l’aspetto spirituale nella danza, poiché tutte le nostri Arti in India sono spirituali e, se una danza non è tale, non è Arte e non è neanche indiana.  
Dobbiamo sempre essere capaci di distinguere tra una danza reale ed una falsa. La vera danza non è certo la più semplice delle Arti. Nelle danze false e non vere, che sono apprese e mostrate, si hanno tutti i tipi d’abito ed espedienti volti ad ingannare un pubblico ignorante.
Quali qualità sono necessarie per diventare un danzatore?
In primo luogo l’atteggiamento corretto: dobbiamo essere come Nataraja stesso che si dice abbia incenerito il suo sé inferiore perseguendo il Sé superiore. Se siamo interessati all’Arte dobbiamo parimenti incenerire il nostro sé inferiore (...). Ritengo che vera Natya (“danza”) sia Ananda (“gioia”) del Sé superiore, non dell’inferiore. Per un danzatore la reale comprensione di tutto ciò è la qualificazione necessaria. (…)
La danza fisica e meccanica che vediamo nella nostra epoca è il risultato di quella distruzione dell’anima attraverso cui immagini ignoranti esprimono gioia.
La totalità dell’induismo è basata sul concetto di Dharma; non c’è luogo sulla terra o aspetto della vita ove non ci sia Dharma. C’è parimenti altrettanto Dharma in scena come ce ne è fuori da essa. Inoltre esistono Dharma che sono utili alla scena, poiché essa è una rappresentazione della vita (…). Essa prende la vera essenza della vita e la mostra al pubblico, mettendolo nella condizione di comprenderla meglio. Nel dramma non si vede solo qualcosa distinto da sé, ma in realtà si vede sé stessi sul palco. (...)
Il danzatore ha a disposizione solo il suo corpo. Come può dunque esprimere la natura di un animale o un uccello, ad esempio il pavone o il cigno? E’ davvero come lo Yoga, poiché egli deve entrare nella coscienza interiore dell’animale e divenire tutt’uno con essa – questo è ciò che viene chiamato la coscienza della quarta dimensione, che è davvero la coscienza del Fuoco. Il danzatore entra nella coscienza del pavone e diviene egli stesso lo spirito del pavone: questa unità di coscienza produce il giusto risultato. Quando si raggiunge questa coscienza d’unione si ottiene l’autenticità, ed allora attraverso la danza è possibile rappresentare ogni cosa. Nel mostrare il cervo con le mani e con tutto il sé, si sta rappresentando “l’essere cervo”, l’essenza e lo spirito del cervo. Ciò insegna che non si può interpretare la bellezza senza questo stato d’unione della coscienza. Attraverso la sola immaginazione è molto difficile ottenerlo; è assai difficile immaginare un bel cervo ed entrare nella sua coscienza.
Analogamente, nella rappresentazione di un cigno nella danza, l’unico modo per “danzare un cigno” è sentirsi come il cigno stesso. Come lo Yoga, questo risultato non sarebbe raggiunto senza concentrazione; ritengo che l’unico modo per rappresentare la Natura nella danza sia la comprensione di questo stato d’unione e non solo una rappresentazione tridimensionale dell’oggetto. Non è quindi il pavone “tridimensionale”, non è il cigno o il cervo che devono essere ritratti, ma è la loro coscienza e la loro essenza. (…)
Nel Bharata Natyam un danzatore solista è il narratore: è Krishna in un momento, è Radha in un altro, Rama in un altro ancora e poi Siva. Occorre divenire tutt’uno con l’oggetto che si sta rappresentando.
Nel Bharata Natyam occorre divenire ogni cosa ad eccezione di sé stessi, perché si è il narratore. (…)
Nel danzare, il movimento dell’occhio è molto importante; c’è uno sloka che descrive come gli occhi dovrebbero essere usati. L’occhio dovrebbe seguire la mano poiché attraverso lo sguardo ci si esprime e si crea nel pubblico l’impressione più autentica. Qualsiasi cosa si faccia con le mani o i piedi, se lo sguardo non è espressivo, l’arte è persa e non si ottiene il risultato voluto (…). Nell’ ”Alarippu” , che è la danza d’invocazione iniziale, qual è dunque la prima cosa? Il movimento degli occhi, segue quello del collo e delle braccia, poi quello dei piedi e per ultimo il corpo intero.
Il percorso è dunque dalla testa ai piedi, questo è ciò che dovrebbe essere l’”Alarippu”. Una volta un critico d’arte ha detto:
“Ci sono due fiori (Poos) più belli al mondo: uno è “Tamarapu” (il loto) e l’altro è l’”Alarippu”!”
La danza è l’offerta delle proprie angas e upangas del corpo (tutte le possibili articolazioni) alla Madre Divina poiché essa è il Tempio della Danza.
Ritengo che la danza sia una consacrazione. (…)
Danzare è un arte e dunque una tecnica e, contemporaneamente, è più di questo. E’ necessaria l’espressione per esprimere la vita e, pur avendone avuto bisogno, è poi necessario disfarsene, gettarla via, al fine di conoscere davvero la vita. (…)
Molti studenti di danza desiderano subito apprendere l’abhinaya, la piena espressione delle emozioni, ma è possibile danzare l’abhinaya solo dopo anni di duro lavoro su nritta, il puro ritmo, che è l’espressione della gioia. Se non si è in salute, se si hanno le gambe doloranti, non si tenderà a mostrare gioia. Ma occorre apprendere a trascendere anche il dolore per mostrare la gioia divina della danza ed apprendere che questo è nritta, cioè un’introduzione allo sviluppo dell’ abhinaya stessa. (…)
Dopo tutto ciò, viene il costume: guardate alle cose notevoli che si riescono oggi a fare con i costumi. Il costume dovrebbe riflettere lo spirito e il sentimento della danza stessa, al posto di ciò si indossano invece costumi bizzarri. Io credo nelle Arti Antiche, ma non credo nell’antico appena degenerato. Ho visto esempi di vera cultura islamica e della vera cultura occidentale, con i loro magnifici ornamenti, e questo accadeva ben prima dei tempi di Hollywood. Quando si danza è importante apparire belli, ma ciò deve essere fatto nel modo più semplice. (...) Il costume ideale o il trucco ideale è quello che appare naturale (...) occorre apparire naturali perché l’Arte è creativa. (...) Di questi tempi non è semplice danzare nei templi, così dobbiamo immaginare che la scena sia il nostro tempio. Dobbiamo essere semplici; le persone non si rendono conto di quanto la semplicità sia importante, e non mi riferisco solo al trucco o al costume (…) Al culmine di ciò ci sono le luci colorate: improvvisamente una luce verde, una rossa, poi una blu e per concludere una bianca …(..) Purtroppo il pubblico è maniaco del varietà. (…)
Un altro aspetto importante è che, quando una danza è creata dall’ispirazione, non ci si stanca mai di essa; ciò che è autentico non è noioso, anche se viene ripetuto. Apprendiamo tutto ciò con l’esperienza, e sappiamo poi che non siamo mai annoiati da ciò che è davvero creativo. (...)
L’India è una terra di Arte e Bellezza, ma soprattutto è una terra di Yogi. Qualsiasi cosa apprendiamo, è questo Yoga che dobbiamo comprendere. Dobbiamo apprendere ad aprire gli occhi e a sviluppare i nostri cinque sensi e dobbiamo fare tutto ciò impersonalmente, con devozione e con coraggio, poiché senza questi aspetti non saremo mai in grado di realizzare nulla. (...)
L’Arte di un grande danzatore deve basarsi anzitutto sulla vita che può esprimere, in secondo luogo sulla bellezza della tecnica e solo in ultima istanza sugli espedienti scenici, il costume, ecc. Questi ultimi sono solo accessori e non essenziali in sé. Se la danza è autentica e bella, non soffrirà dell’assenza di essi, benché possa esserne arricchita. Il Bharata Natyam è un’arte completa, ed è notevole come ogni dettaglio formale sia stata concepito così minuziosamente tale che la tecnica possa essere un perfetto strumento del genio del danzatore.
Senza una perfetta conoscenza della musica è impossibile essere un danzatore perfetto, e nessun danzatore può essere grande senza il potere dell’espressione drammatica che si estrinseca attraverso il corpo e particolarmente per mezzo del volto. Questo ci dimostra che in India l’abilità nell’azione era tenuta in grande considerazione e non era sacrificata per amore dello Spirito. Così, anche se un’artista può concedersi di fare molto poco, un gesto molto semplice può essere pregno di significato e potere. La magia del genio è la magia più elevata tra tutte. Benché forma, tecnica e abilità siano qualità essenziali, non saranno mai sufficienti se l’Arte deve divenire una forza ispiratrice del mondo.

"La danza fisica e meccanica che vediamo nella nostra epoca è il risultato di quella distruzione dell’anima attraverso cui immagini ignoranti esprimono gioia."

martedì 22 novembre 2011

La Terra Partorirà unAlbero. Ed io sono un Fiore.

 Immagine by Nicoletta Ceccoli


(...)

Silenzio la terra partorirà un albero

La morte si è addormentata sul collo di un cigno

E ogni piuma ha un fremito diverso

Ora che Dio si siede sulla tempesta

Che frammenti di cielo cadono e si impigliano nella foresta

E che il tifone spettina la barba del pirata

Adesso offrite la morte al vento

Affinchè il vento apra i suoi occhi


Silenzio la terra partorirà un albero

Ho delle lettere segrete nella scatola cranica

Ho un carbone dolente in fondo al cuore

E porto il mio cuore alla bocca

E la bocca sulla soglia del sogno


Il mondo mi entra attraverso gli occhi

Mi entra attraverso le mani

Mi entra attraverso i piedi

Mi entra attraverso la bocca

E mi esce

In insetti celesti o nuvole di parole attraverso i pori


Silenzio la terra partorirà un albero

I miei occhi nella grotta dell' ipnosi

Masticano l'universo che mi attraversa come un tunnel

Un brivido d'uccello mi scuote le spalle

Brivido d' ali e onde interiori

Scale di onde e ali nel sangue

Si rompono le gomene delle vene

E si salta fuori dalla carne

Si esce dalle porte della terra

Fra colombe spaventate


Abitante del tuo destino

Perchè vuoi sfuggire al tuo destino?

Perchè vuoi spezzare le corde della tua stella

E viaggiare solitario nello spazio

E cadere attraverso il corpo dal tuo zenit al tuo nadir?


Non voglio vincoli di astri nè di vento

Vincoli di luna vanno bene per il mare e le donne

Datemi i miei violini di vertigine ribelle

La mia libertà di musica fuggita

Non c'è pericolo nella notte piccolo crocevia

Nè mistero sull'anima

La parola elettrica di sangue e cuore

E' il grande paracatude e il parafulmine di Dio


Abitante del tuo destino

Attaccato alla tua strada come una roccia

Arriva l'ora del sortilegio rassegnato

Apri la mano del tuo spirito

Il dito magnetico

Dove l'anello della serenità adolescente

Si poserà cantando come il canarino prodigo

Assente da tanti anni


Silenzio

Si sente il polso del mondo debole come non mai

La terra ha appena partorito un albero.


Vincente Huidobro,
tratto da "Viaggi Siderali"



domenica 20 novembre 2011

Oh, basta! Mi devo sfogare!!!

Probabilmente non saro' mai una Danzatrice!
Una di quelle si creano il profilo su youtube, si esibiscono su tutti gli stages, tirano fuori una nuova, stupefacente coreografia ogni settimana e organizzano workshop per tutto il mondo.
OK.
Questo lo avevamo chiaro in mente già tutti! Me compresa!
Allora perchè sono partita?Verrebbe da chiedermi?
Beh, di certo non ho impacchettato tutte le mie speranze ed i miei sogni con la certezza di arrivare qui e cambiare totalmente il mio corpo, il mio carattere, la mia personalità... pero' qualcosina (ovviamente) speravo che accadesse!
Ed è accaduta, in effetti.
Solo che non è così piacevole come avrei voluto.

Ecco.
Da dove cominciare a raccontare?
E' facile sbagliare, con le parole, e dare ad intendere cose che i realtà non si stanno neppure lontanamente pensando.
Siamo esseri umani, quindi limitati.
Tenetelo a mente leggendo le prossime righe.

Sopratutto perchè: IO SONO UMANISSIMA!
E 2+2 fa 4...

E' capitato che ieri sono andata a vedere  uno spettacolo di danza orientale-moderna, ovvero un incrocio (forse riuscito, forse no, non spetta a me giudicare) di danza contemporanea e musica orientale.
Personalmente lo spettacolo mi ha colpita!
Non saprei dire se mi è proprio piaciuto, per certi versi è stato piuttosto difficile da seguire, ma se non altro ho visto qualcosa di diverso, che forse poco ha avuto a che fare con la danza orientale, questo è vero.
Quello che mi ha lasciata con un senso di scoramento, pero', sono stati i commenti di quanti erano presenti, soprattutto quelli da parte di danzatrici professioniste.
Uno spettacolo da lanciatori di coltelli!
I commenti potranno essere stati anche essere stati piu' che onesti ( e nulla ci piace piu' dell'onesta') ma la severità con cui sono stati esposti, l'ineluttabilità, forse anche la chiusura... se mi posso permettere, mi hanno lasciata con un senso di vuoto difficile da colmare.
Questo perchè so che, se un giorno provassi mai ad esprimermi in una maniera simile a quella tentata da chi quello spettacolo lo ha messo su, sicuramente non saprei fare di meglio... anzi, credo che non riuscirei ad arrivare neppure al 10% di quello a cui ho assistito.
Così, quelle coltellate, anche se indirettamente, un po' hanno sferragliato anche me.

Sono capitata in una terra dove la gente è piuttosto severa.
Con gli altri e, sopratutto, con se stessa.
Basti vedere le lezioni a cui prendo parte: ci sono donne di 50 anni piegate sui loro addominali che respirano a stento e sono tutti affari loro!
Certo, è una scelta personale, quella di essere lì, ed ognuno si prende le proprie responsabilità.
Ma possibile che non ci sia un po' di cura? Un poco di attenzione verso chi ha dei limiti?
Forse, mi viene da pensare, sono solo finita in un posto che non è proprio il mio.
Forse mi sto un attimo perdendo.
Non so mica tanto bene perchè lo sto facendo...

Certo, l'esperienza è entusiasmante, ed a livello personale è qualcosa a cui non vorrei rinunciare.
Il viaggio, vivere da sola, una nuova cultura, uovi modi di essere, cavarsela, studiare, lavorare...
Ma con la danza?
Con la danza che ci faccio?
E dopo quello che ho sentito ieri, io già timida ed insicura per i fatti miei, quando trovero' mai piu' il coraggio di esibirmi?
Io che di "tecnica" ho probabilmente solo i libri di educazione artistica delle medie riposti in un cassetto, allora non avrò mai il "permesso" di mostrare quel qualcosa, che ancora non so cos'è, che ho da dare?
Non sarò mai vista come una persona che usa la danza per esprimersi, bensì come una poveretta da compatire che non è in grado di avere due linee decenti?

Non lo so.
Sono qui per questo?
O sono qui per cosa?

Per me la danza, poco a poco, è diventata una sorta di cura, di meditazione.
Un'onda che mi segue anche quando vado a fare la spesa, un mezzo di comunicazione con gli altri esseri viventi, un movimento diverso da quello che siamo soliti usare, da che veniamo al mondo.
Tutto questo, adesso, è da buttare via?
In mezzo a questi marines del fitness, a questi soldati terribili, come lo trova un poco di spazio una donna che si sente piu' comoda nelle vesti da sacerdotessa?

Certo, non sono arrivata fin qua per compiacere nessun altro se non me stessa.
Poco importa se le grandi stelle della danza orientale non mi si avvicineranno mai.
Non ho questa pretesa, nè voglio questa opportunià.
Non credo mi appartenga.
Ma cominciano a sorgermi alcuni dubbi.
C'è spazio, al mondo, per qualcosa che non sia perfezione?

Van Gogh non era perfetto.Van Gogh faceva schifo, se dobbiamo guardare le sue opere dal punto di vista tecnico.
Van Gogh era costantemente sull'orlo di una crisi di nervi.
Penso che potrei essere euna delle sue opere piu' riuscite, se Van Gogh avesse anche avuto la facoltà di creare esseri umani...
Eppure, qualcosa da dare, evidentemnte, la aveva anche lui!

Come si procede, adesso?
Come si va avanti?
Sono fuggita da una richiesta di perfezione troppo grande, e mi sono infilata in un mondo dove le persone come me non meritano nemmeno un attimo di riflessione, un minimo di attenzione, neppure lo sforzo di tentare di capire!

Adesso sono confusa.
Ed anche un po' abbattuta.

Lo sapevo che, da vicino, le grandi cose si riducono sempre a qualcosa che non ci affascina piu' così tanto.
Ma non credevo si potesse arrivare fino a questo punto!

Ora mi sono persa di nuovo, cazzo!
E perdonate il francesismo.

Quello show, non mi era sembrato così male.
Forse perchè il mio culo, neppure così sodo, rimane appoggiato sulle poltrone riservate agli esseri umani mentre il resto della mia persona assiste ad uno spettacolo di persone, che tentano di fare qualcosa, con tutta la loro, limitante, compatibile e patetica umanità.

giovedì 17 novembre 2011

Aemona Fu!


Lunedì pomeriggio, un po' per reale curiosità, un po' per fare bella figura di frote al nostro futuro datore di lavoro (CROSSED FINGER FOR US, FOLKS!), io e Lily abbiamo assistito ad una visita guidata della città.
Un'esperienza imperdibile!
In primis perchè Eliano, il ragazzo che ha tirato su questa piccola società di Italiani Sloveni, ha davvero stoffa da vendere in questo settore.
Secodo, la città è davvero magnifica e se caminando per le sue strade riesci a capirci anche qualcosa di più, allora ti si spalanca un mondo davvero magico e fiabesco.

Ljubljana è la Capitale della Repubblica Slovena dal 1991, anno della dichiarazione d'indipendenza.
Attraversata dal fiume Ljubljanica è divisa in 17 circoscrizioni e 33 frazioni.
Conta un apopolazione di quasi 300.000 abitanti ed è considerata il cuore economico, culturale, artistico, politico, scientifico e amministrativo dell'intera Slovenia.
C'e da dire che la posizione geografica di questo stato, confinante con l'Italia, l'Austria, l'Ungheria e la Croazia, l'ha reso crocevia di diverse culture e non è difficile immaginare come  queste abbiano potuto influenzare il modus vivedi dell'intera società.

Camminando per le vie della Capitale, come prima cosa, non si puo' non notare l'ordine e la pulizia.
L'architettura, in stile pseudo barocco con qualche accenno di Art Nouveau, fa da scenario al teatrino dei suoi abitanti, tutti seri e compunti, severi e fieri.
Chiunque, se avrete la fortuna di riuscire ad intavolare una chiacchierata con chicchessia, vi dirà che gli sloveni sono persone chiuse e fredde, per nulla passionali come lo siamo noi italiani!
Forse sono stata fortunata perchè, fino ad ora, ho incontrato solo persone amichevoli e pronte a darmi una mano o un'indicazione (autisti degli autobus a parte, che pare debbano superare un test di scontrosità prima di poter accedere alla licenza).
Dai bancomat ai mezzi di trasporto, qui tutto funziona con una rapidità ed una perfezione incredibili!
Le strade sono pulite, i cestini della spazzatura sono onnipresenti e la pista ciclabile, rossa, attraversa l'intera città in ambedue i sensi di marcia.
Davvero un piccolo paradiso metropolitano!

La leggenda vuole che i primi esseri viventi ad abitare la palude ai piedi di quello che oggi è il castello della città furono Giasone ed i suoi Argonauti.
Di ritorno dalla Colchide, dopo aver trovato il famoso Vello d'Oro, invece di dirigersi verso il Mar Egeo imboccarono la via Nord, risalendo il Danubio. Da lì giunsero al suo affluente, il Sava, quindi si fermarono alla sorgente del Ljubljanica.
Circondato dalla palude, al centro di un grande lago, Giasone trovò un terribile mostro: il Drago di Lubiana, diventato stemma onnipresente e simbolo della città.

Le prime tracce umane risalgono al 2.000 a.C. nel territorio paludoso che circondava l'intera regione dell'attuale Lubiana.
La prima colonia umana viveva in palafitte di legno, si nutriva grazie alla caccia ed alla pesca, ma non è da escludersi un primitivo approccio all'agricoltura.
Colonizzata in seguito  dai veneti, dagli Yapodi e dalla tribù celtica dei Taurisci fu  occupata infine dai Romani che costruirono il Castrum di Aemona (detto anche Iulia Aemona) nel primo secolo a.C.
La città fu distrutta dagli Unni di Attila ed in seguito dagli Ostrogoti e dai Longobardi.

Fu nel sesto secolo che la popolazione Slovena si insedio' nella città, prima di cadere sotto la dominazione Franca ed essere attaccata da quella Ungherese.
Il nome della citta ( al tepo Luvigana) compare per la prima volta in un documento ufficiale del 1144, nel 1220 riceve lo status di città e sempre in quest'anno potrà battere la propria moneta.

Distrutta da un terremoto nel quindicesimo secolo ( scopro ora che la città è fortemente sismica e questo non mi piace affatto), Lubiana viene quasi completamente ricostruita ed acquisisce quello stile rinascimentale che la rende tanto romantica e particolare.
Diviene capitale artistica e culturale e nel 1550 vengono stampati i primi due libri, uno dei quali è la traduzione in lingua slovena della Bibbia.
L'illuminazione elettrica arriva alla fine dell'800 e sempre alla fine di questo secolo viene nuovamente distrutta da un terribile terremoto.
Ricostruita nuovamente, si arricchisce di quelle sfumature barocche ed art nouveau che possiamo apprezzare al giorno d'oggi.

Dopo il dominio Austro-ungarico, Lubiana passo al regno serbo, croato e sloveno, tramutatosi in Regno di Jugoslavia.
Durante la seconda guerra mondiale la città fu annessa all'Italia e divenne  provincia della Venezia Giulia.
L'indipendenza arrivo' nel 1991, Lubiaa divenne capitale della Slovenia e questa entra a far parte dell'Unione Europea nel 2004.

Dal punto di vista architettonico la città risulta un crogiolo di stili completamente diversi fra loro, nonostante ad uno sguardo poco attento possa non riultare così evidente.
Influenzata dall'architettura austriaca ( se si tralasciano i grandi edifici costruiti egli ultimi decenni) la città conserva nel suo centro storico la maggior parte degli edifici barocchi.
Diviso in due quartieri: quello del municipio - dove troviamo la chiesa delle Orsoline, la sede della società filarmonica (la piu' antica in Europa!) e la cas adi Cankar - e quello degli artigiani.
Dopo il terremoto e la seconda guerra mondiale, la città fu ricostruita sotto lo sguardo attento dell'architetto Plečnik.
La sua opera piu' riconosciuta è il Triplo ponte che unisce i due quartieri del centro storico.

Potrei stare a raccontarvi tutta una pappardella sull'uso innovativo dei materiali usati per la sua costruzione ( calcestruzzo, cemento e materiali poveri) associati ad un'architettura così leggera ed elegante da risultare assai più pregiati... ma me lo risparmio.
Casomai mi assumessero, potrete sempre venire a sentirmi blaterare durante uno dei tour della città!!

La collina è dominata dal castello che altro non è se non una torre di vedetta ed, al giorno d'oggi, un museo.
Importanti opere architettoniche sono la cattedrale di San Nicola, chiesa ad un'unica navata dai portali finemente scolpiti e dagli interni tipicamente barocchi e rinascimentali, il Ponte dei draghi, la fontana di Roba decorata con l'obelisco ai piedi del quale sono simboleggiati i tre principali fiumi della Carniola e la facciata della chiesa in piazza Prešeren.

La biblioteca Nazionale è un altro motivo di orgoglio per la popolazione Ljubljanese.
Capitale della cultura, la città ospita 22 facoltà, tre accademie ed un collegio, più 15 musei, 41 gallerie d'arte, 11 teatri e ben 4 orchestre professionali.
E' presente anche uno zoo (che personalmente non visiterò, per questione di principio) che copre circa 20 ettari ed ospita 152 specie animali.
Un settimo della popolazione è composto da studenti e questo la rende un acittà estremamente giovane e multietnica (sebbene l'immigrazione di colore sia fra le piu' basse che si possano immaginare).

In ultimo, la Slovenia è famosa per il suo Vino - che io non ho ancora avuto la fortuna di assaggiare... - per il miele d'abete ed il liquore al mirtillo!
Passando di qui non potete assolutamente perdervi il mercato ortrofutticolo che si trova proprio nella centralissima Vodnikov trg:
Qui i prodotti sono a km zero e potrete comprare una vastissima varietà di frutta e verdura direttamente dalle mani dei contadini!
Immancabili le bancarelle delle erbe officinali e della frutta secca!
Seguite il vostro naso... il profumo è irresistibile!
... e se durante una delle vostre passeggiate invernali, fra le nuvole basse che scendono a coprirvi come un mantello umido, immergendovi all'improvviso in un biancore lugubre e fantascentifico, vi assale la voglia di qualcosa di caldo entrate in uno qualsiasi dei tanti bar e caffè che costeggiano il fiume.
Cioccolata e vino caldo alle spezie vi attendono.
E se l'idea di sedervi fuori ed atteggiarvi come veri locali vi stuzzica la mente, copertine per le ginocchia e lampade ad infrarossi vi faranno sentire meno freddo.
"Hvala" e "prosim" (rispettivamente "Grazie" e "Prego") sono le uniche due parole da sapere, per tutto il resto rassegnatevi ad indicare col dito il punto del menù in cui pensate di aver trovato quello che cercate e sperate nella buona sorte.

E che tutto questo mi sia d'auspicio!
Spero di potervi accompagnare, un giorno, fra le vie di questa magnifica città!!!!

domenica 13 novembre 2011

La Rosha's Gift

Svegliati. Il giorno ti chiama

alla tua vita: il tuo dovere.

A nient'altro che a vivere.

Strappa ormai alla notte

negatrice e all'ombra

che lo celava, quel corpo

di cui è in attesa,sommessa,

la luce nell'alba.

In piedi, afferma la retta

volontà semplice d'essere

pura vergine verticale.

Senti il tuo corpo.

Freddo, caldo? Lo dirà

il tuo sangue contro la neve

da dietro la finestra;

lo dirà

il colore sulle tue guance.

E guardi il mondo. E riposa

senz'altro impegno che aggiungere

la tua perfezione ad un altro giorno.

Il tuo compito

è sollevare la tua vita,

giocare con lei, lanciarla

come voce alle nubi,

a riafferrare le luci

che ci hanno lasciato.

Questo è il tuo destino: viverti.

Non devi fare nulla.

La tua opera sei tu, niente altro.




Pedro Salinas

da "La voce a te dovuta"

INFUSION !

Scrivo seduta ad una scrivania, finalmente.
Chiusa nella piccola stanza che mi ospita, osservo dal lucernaio della mansarda il riflesso di me stessa e di quello che mi circonda:
è il ritratto appannato ed evanescente di una persona che forse riconosco, con un lieve moto di stupore e meraviglia.
Il fumo della sigaretta si mescola a quello dell'incenso, getta via il freddo di questa città così diversa eppure accogliente.
E' notte, mi guardo attorno un po' spaesata, sono così lontana da casa...
Benedico internet che mi permette di comunicare con quanti sono rimasti a casa:
Oggi, tramite skype ho visto mia madre ed i miei gatti. Ho un po' di nostalgia per quello che ho lasciato.
Un poco di malinconia per quanti non riesco a sentire come vorrei.
Mi mancano i visi dei miei amici, e gli abbracci caldi delle mie compagne di danza...
Ma qui sto trovando qualcosa, anche se per ora è solo un abbozzo indefinito che ancora non riesco a decifrare.
Lo scopriro'.

Venerdì sera ho assistito allo spettacolo più bello che mi sia mai capitato di vedere.
Lo consiglio caldamente a chiunque ami  la danza, in generale.
BELLYDANCE INFUSION PROJECT diretto da Manca Pavli è uno show come se ne vedono pochi.
Un'immersione totale in atmosfere magnifiche.
Uno di quegli spettacoli che scaldano il pubblico, anche qui, dove il freddo e la compostezza sono di casa, e ti lascia con le mani doloranti a causa degli applausi che ti strappa, volente o nolente.
Le musiche, i costumi, le luci, il ritmo.
Tutto è stato seplicemente perfetto!
E se penso che a creare tutto questo è stata una ragazza di appena 24 anni, impallidisco.
E' riuscita a trasformare la danza orientale in qualcosa di così originale ed innovativo da lasciare basiti.
Personalmente, sono sbalordita!
All'uscita da teatro, poi, rimasta ad aspettarla per complimentarmi, ricevo un'ulteriore conferma:
dopo aver assistito alla sfilata di ballerine che lasciano il backstage, ancora tutte truccate e bardate coi loro gioielli tribali, trascinando i loro trolley dritte ed orgogliose - come è giusto che siano -  ricoperte di fiori e complimenti... mi compare questa... ragazza.
Jeans e maglioncino, viso acqua e sapone, si fa largo fra le star con una montagna di scatoloni e pacchetti e non so cos'altro fra le braccia.
Ansimante e sconvolta, si ferma per un saluto e per ringraziarci di essere venute ad assistere allo spettacolo.
Al SUO spettacolo.
Si scambiano due chiacchiere, trova il tempo anche per quello, e ci dà qualche dritta per proseguire la serata.
Non riesco a non sorprendermi, di nuovo.
Forse non riesco a rendere l'idea di quanto mi sia apparsa umile ed umana, in quel momento, quando sul palco è riuscita a trasformarsi in poco meno che una dea.
Faccio il tifo per questa donna, signori.
E per tutte le donne come lei, perchè so che ce ne sono tante, sparse per il mondo.

La sera la finirebbe in un'adorazione perpetua, finchè sonno non mi colga, se non fosse che è venerdì e al Museum c'è serata latina.
Si fa mezzanotte, ci facciamo un the ed una fetta di torta Rocher.
Balliamo fino alla chiusura del locale.
Mi diverto a fare l'italiana in terra straniera... siamo così... ESOTICHE per la gente del luogo.
Ballo e rido. Sudo anche un sacco.
Torno a casa distrutta e mi butto a letto.
Domani avro' la mia stanza.



Sabato lo passo a pulire e riordinare.
Alle tre del pomeriggio mi ritrovo inginocchiata su linoleum a grattare con la spazzola in saggina le orme di quanti sono stati prima di me. E sembra fossero in parecchi!!!
Sposto tutta la mia roba, sistemo e metto in ordine.
Trovo un posto a tutto, persino a me stessa.
E faccio uno sforzo per non affezionarmi troppo a questo minuscolo spazio personale.
Durerà altre due settimane, piu' o meno.
Poi si cambia di nuovo.
Lily forse tornerà a casa e io sto cercandomi un'altra sistemazione.

La sera usciamo. Siamo decise a passare una notte come delle vere locali!
Così, cartina alla mano, partiamo per i clubs piu' conosciuti di Ljubljana.
Prima andiamo allo Zlati Zob, sono curiosa di sentire questa muscia dal vivo.
Ma si rivelerà una vera delusione.
La gente tipica c'è, ed anche il cibo. Peccato che sia per loro soltanto.
La musica non riusciamo a sentirla e  purtroppo decidiamo di fare cena lì.
Spendiamo 13 euro per due bicchieri di vino ( che per inciso qui costano 1,50 ovunque) e due... come definirli, panzerotti salati?
Mai mangiato nulla di piu' cattivo, stantio, colloso ed insapore nella mia vita!
Bocciato lo Zlati, perlomeno quando il nostro intento è passare una piacevole serata sedute ad un tavolino.
Scappiamo letteralmente verso il centro, ci mettiamo alla ricerca dello K4, da leggersi "Ka Shtiri", ovvero l'iniziale della via al numero 4.
Nulla di piu' semplice.
ALLORA PERCHE' NON LO TROVIAMO?
Siamo congelate dalla testa ai piedi, ripercorriamo la via tre volte. Niente.
Del locale nemmeno l'ombra.
Non so per quale insano motivo tentiamo di infilarci in un vicoletto buio, di quelli che a Torino non attraverseresti mai, che paiono un po' portare all'interno di un cortile privato, o ad uno spiazzo dove di solito gettiamo l'immondizia, gli avanzi di galera e tutto quel genere di cose li...
Eccolo! Il K4!!
Ovviamente è chiuso, ma impariamo una cosa importante: ovunque l'istinto ti dica di non andare, qui a Lubljana, sicuramente sarà il posto piu' figo e frequentato della città.
Conserviamo questa importante informazione per il futuro e ci lanciamo alla ricerca del terzo locale papabile.
Passa un'altra ora e mezza, ovviamente non lo troviamo.
Stiamo morendo di freddo, in piazza, vicino ai Tre Ponti, c'è un piccolo concerto all'aperto.
Bella musica, lampade termiche e copertine da mettere sulle ginocchia su poltroncine in vimini...
Ok, ci arrendiamo.
Finiamo la serata sorseggiando vino caldo alle spezie, col sottofondo rock e con due ragazzi del luogo  - che bevono the' uno caldo e birra l'altro - seduti al nostro tavolino ad insegnarci  parolacce nelle corrispettive lingue di origine.
Verso mezzanotte li salutiamo.
Perdiamo l'ultimo pullman per tre minuti.
Il termometro segna un grado.
Secondo me mente.
Ci aspetta una camminata di quasi mezz'ora per tornare a casa.
Io ho le dita dei piedi che mi si spezzano se azzardo anche solo un passo.
Cominciamo a correre.
E corriamo fino a casa!!!
E' l'unica maniera per scaldarsi e sopravvivere...
Ringrazio gli allenamenti per la resistenza e maledico questi stivali di finta-pelle-quasi-tutta-plastica!

Domenica.
Alle 18, allo ZLATI ZOB c'è questa benedetta famosa lezione di flamenco.
Progetto di andarci da una settimana.
Così in mattinata mi dò una sistemata, faccio un po' di yoga, preparo una zuppa ai funghi, ci esercitiamo coi cimbali e, finalmente, arriva l'ora di andare.
Siamo in ritardo, ovviamente, e prendiamo anche il pullman che va nel senso opposto alla nostra meta.
Ci ritroviamo al capolinea e ci assale un dubbio, "forse siamo dove non dovremmo essere...?".
L'autista, come tutti gli autisti di Ljubljana, non ci è di nessun aiuto, anzi, è scorbutico e antipatico.
Si fano le sette, ripercorriamo tutta la tratta, lo Zlati Zob finalmente compare all'orizzonte... ma oramai è troppo tardi.
Non so cosa mi spinga a provarci lo stesso.
Proprio non mi va giu' questa cosa di tornarmene a casa senza un niente di fatto.
Così ci trasciniamo, nemmeno troppo convinte, fino al portoncino laterale -  quello col battacchio - ed entriamo.
Patate e carne ornano i piatti di un uomo ed una donna seduti ad un tavolino nella penombra.
Chiedo informazioni per la lezione di Flamenco, mi dicono che ormai è tardi.
Io insisto. Manca mez'ora alla fine.
Magari posso solo dare un occhiata?
Ci accontentano e finalmente riusciamo ad entrare in questa sala enorme, dagli specchi quadrati appoggiati si sbiego al muro e sprofondata nel silenzio piu' assoluto.
Un gruppo di donne dalle ampie gonne nere, sedute in cerchio, muove le braccia al ritmo di una muscia che sentono solo loro.
Attendiamo qualche secondo, poi una ragazza, bellissima, dal viso pulito ed i capelli lunghissimi si affaccia verso di noi e ci chiede qualcosa in sloveno.
Come al solito spiego che non capisco, così lei si alza, si avvicina e ci chiede - giustamente - cosa vogliamo.
Glielo spiego.
Non so come, finiamo sedute in cerchio anche noi, accanto a questa giovane donna che ho capito essere l'insegnate.
Una signora di questo gruppo è di Capodistria, capice e parla l'italiano perfettamente, ci fa da interprete per l'ultima mezz'ora di lezione.
Sembrano tutti molto felici di averci fra loro.
Soprattutto la giovane insegnante.
Siamo italiane, questo ci rende perfette per il Flamenco.
Se lo dicono loro...
Dopo qualce spiegazione sulla postura, assistiamo a questa danza.
UNA MERAVIGLIA INCARNATA!
Questa ragazza  che, scopriremo poi, non ha piu' di 18 anni, si trasforma, non appena parte la musica in una forza della natura.
Non ho mai visto ballare il flamenco dal vivo. Ma se le cose stanno così, credo di avere una nuova danza fra le mie preferite!
Per una volta capiamo tutta la spiegazione, grazie alla traduttrice non ufficiale, e decidiamo che sì, prenderemo parte alle lezioni a partire da domenica prossima.
Sono tutti molto felici!
Lo siamo anche noi.

Prima di uscire, la signora di Capodistria ci ferma.
Durante le presentazioni abbiamo accennato al fatto che, se trovassimo lavoro qui, vorremmo fermarci per piu' tempo.
Questa signora sta giusto cercando italiani che possano lavorare per lei.
Ha un piccolo engozio, che si chiama "Casa Slovenia" in cui organizzano tour guidati della città per gruppi di italiani in visita.
Mancano le guide, perchè servono persone madrelingua.
Noi stiamo cercando lavoro.
E siamo madrelingua.
E' esattamente quello che mi ero prefissata!
Ci diamo appuntamento per domani.

Io benedico la Legge d'Attrazione e l'Universo intero!

True Colors!

venerdì 11 novembre 2011

11:11:11

Dev'essere la fine del mondo!

Mi sveglio che sono le 11:11, almeno, questa è l'ora che segna il mio cellulare.
Ho le gambe completamente a pezzi, ieri l'allenamento è stato piu' duro del solito.
L'eco di immagini assurde mi rimbalza nel cranio:
devo aver sognato qualcosa che ha a che fare con trattori che io spingo lungo una via i campagna come se fossero biciclette.
Una cosa normalissima!
Due carabinieri mi fermano nel mezzo del nulla e mi chiedono se ho la licenza per poterli guidare.
Io faccio notare loro che non li sto guidando, bensi' SPINGENDO!
Fanno qualche controllo, poi mi ritrovo su una graziella, lanciata all'inseguimento di questi due che, nel frattempo, mi hanno rubato tutto e se la sono data a gambe.
Parte questo carioca di dedali fra stradine di paese e lungomare, io che urlo a tutti di fermare quei due.
Li ritrovo di fronte ad una caserma,  dove file sterminate di uomini e donne in divisa rientrano in capanne simili a stalle saltellando a ritmo su musiche di folklore, e prodigandosi in danze irlandesi ( o qualcosa di simile...)
Rimango basita. Poi prendo un traghetto.
MI ritrovo su un'isola. Forse sono persino su un enorme robot che faccio il giro della costa.
Miriadi di bagnanti sono schierati sul lungomare, che non è piu' largo di un metro ed in lontananza vedo le onde ingigantirsi ogni istante di piu'.
Mi chiedo come faremo a rientrare, anche perchè il traghetto, adesso, si è trasformato in poco piu' che un catamarano...

Apro gli occhi con uno spiffero d'aria gelida che mi schiaffeggia da sotto il sacco a pelo.
Che diamine...?

Quando scendo al piano di sotto per fare colazione, mi affaccio d'istinto nell'ala della casa dove ci sono le stanze, che  avremo prima di quanto non ci si potesse immagiare, e scopro con mio stupre che Diana, la coinquilina fantasma, si è letteralmente volatilizzata.
La stanza è vuota, il materasso è messo di traverso sul letto, non c'è traccia di vita...

Sono ancora addormentata, prendo una tazza, i cerali e torno di sopra.
Racconto quello che ho visto a Lily, ma si sta svegliando ancora anche lei, e non mi dà troppa retta.

Tempo di fare colazione e Tone ci chiama.
Ci chiede se abbiamo sentito qualcosa nella notte, ci dice che Diana è sparita... è basito anche lui.
Io sto per scoppiare a ridere.
Tolto  il fatto che adesso dovremmo metterci di santa pazienza a ripulire tutto e sistemare le ultime cose nella stanza ancora da finire, entro questa sera ENTRAMBE avremo una stanza!

Robe da non credersi!

Se questa è la fine del mondo comincia bene!!!!

Questa settimana è volata.
Non ho trovato il tempo e la voglia per scrivere nulla.
Qui comincia a fare davvero freddo e si fatica a scivolare fuori dalle coperte e dalle maglie di lana per muoversi e andare fuori.
Sto anche mangiando come un orso che si prepari al letargo...
Ho questa incredibile voglia di dolci che mi tormenta da due giorni.
Ho deciso di non ignorarla, per la felicità del mio dentista... e del mio ombellico.

Lunedì ho provato una nuova lezione di Fusion, da Nadja, una delle ragazze della compagnia di Manca.
Bella come il sole, scura come la notte, brava da non credersi.
Imposta le sue lezioni con sequenze di passi e popping assurde, praticamente, dopo l'inevitabile riscaldamento da miarines, si danza per un'ora intera.
Nel complesso la lezione non mi è idspiaciuta affatto ma, come lei mi ha confermato durante quelle due chiacchiere che ci siamo scambiate alla fine dell'ora, lei non è una che si preoccupa della tecnica.
Per quello 'è Manca, mi ha detto.
Beh, ok, siamo tutti d'accordo.
Pero' non sono sicura di iscrivermi anche a questo corso.
Il lunedì allo Zlati Zob c'è lezione di flamenco.
Ballare per ballare, a questo punto, forse preferisco tentare qualcosa di nuovo.
Se non altro posso integrare nel fusion con uno stile completamente diverso e per la tecnica... beh.
Per la tecnica c'è Manca!!!

Martedì, mercoledì e Giovedì sono passati alla velocità della luce.
Tolto qualche casino nell'appartamento, dettato dall'incomprensione fra noi ed il padrone di casa che, detto per inciso, mi ha chiesto di anticipargli i soldi del prossimo mese e si è beccato un composto vaffa da parte mia, io e Lily abiamo fatto le turiste per caso in giro per Ljubljana.
Abbiamo mangiato con Mojca, siamo andate a cercare lavoro, abbiamo perso un intero pomeriggio alla scoperta dell'ambasciata Italiana.
L'abbiamo trovata, ovviamente chiusa.
Siamo andate ad allenamento...

La vita scorre in fretta in questo Paesino-Capitale dove tutto funziona a dovere, l'inverno avanza col suo gelido soffio nebuloso e le persone ti camminano calme e socievoli accanto.

Mi piace, mi piace da morire!
I ritmi sono umani, la gente è così quieta, forse anche troppo, è vero, ma credo che sia solo perchè non abbiamo ancora avuto modo di scorprire i posti ed i momenti giusti.
E poi qui è pieno di ragazzi che, in sella alla bici, col violino sulle spalle o la cartella dei disegni sottobraccio, ti sfreccia allegra accanto.
Ci sono eventi a teatro ogni sera.
Cose che non potrei comunque capire, è vero. Non al momento almeno.
Ma ci sono!
E' tutto così alla portata di mano, tutto così semplice ed accessibile.
Tutto molto romantico.

L'unica pecca in tutto questo la stiamo sistemando.
Ovvero l'avere una stanza.
Una scrivania dove poter appoggiare il computer scongiurando l'autocombustione su coperte di lana che uso come lenzuolo.
Un armadio dove appendere i vestiti.
Un minimo di privacy.
Un angolo dove poter leggere e riflettere in santa pace...

Come temevo non sono riuscita a finire "Mangia , Prega, Ama" prima di cominciare uno degli altri libri che mi sono portata dietro per il viaggio.
Ieri li ho incominciati tutti.
Tutti e quattro in una volta sola.
Non chiedetemi perchè, mi è presa come una "sete" insaziabile e ho cominciato a leggere le prime pagine di ognuno, sottolineando come una matta.

Adesso sono con la matita che tiene il segno fra le pagine di un libro di "Osho".
Si intitola: " Rincominciare da sè"
All'ultimo incontro con la mia Scemana si era discusso del perchè io avessi il piercing all'ombellico.
"Mi piace quando ballo" le ho risposto e lei è partita con tutta una serie di disserzioni sui punti energetici che passano proprio da lì.
Energie che io sto, ovviamente sparpagliando ai 4 venti, con questo buco nella pancia.
Ebbeno, mi ero ripromessa di toglierlo, così, per provare a vedere cosa sarebbe successo.
Poi mene sono dimenticata.
Comincio a leggere questo libro, o per lo meno le sue prime pagine, e mi ritrovo canalizzata sull'argomento "Ombellico".
Il capitolo comincia parlando di quanto il corpo, nella società occidentale odierna, sia sconnesso dal resto dell'anima.
Osho spiega che l'energia vitale dell'uomo non è nè nella mente, tantomeno è nel cuore, come noi donne tendiamo spesso a credere.
Al contrario, ed inaspettatamente, il centro della vita è nell'Ombellico!
Il collegamento con la danza del ventre non mi sfugge affatto!
E mi trovo a scalciare sotto le coperte ridacchiando un "Lo sapevo, lo sapevo!"
Si ovvio, lo sapevo, ma forse come al solito avevo bisogno che me lo diesse un libro.
Mi ritrovo a sottolineare frasi tipo:
"Le sorgenti della vita partono tutte dall'ombellico, ma l'uomo vaga in una specie di limbo poichè la sua attenzione non è mai focalizzata sull'ombellico"
E da qui si prodiga in una serie di consigli su come focalizzare la mente su questo processo di respirazione che, dalla testa, deve scendere al cuore, e poi alla pancia.
Mi piace questo esercizio, lo faccio da anni, quando trovo un po' di calma e ammetto che funziona davvero!
Quando respiri di pancia, la mente si fa piu' leggera.
Sto provando a farlo sempre piu' spesso, e  non solo nei momenti di quiete.
Anzi, la sfida è farlo proprio nei momenti peggiori.
Come questi, nei quali vorrei avere un po' di ordine ed equilibrio intorno a me, invece è tutto alla rinfusa e io mi confondo col resto del creato perchè non riesco a focalizzarmi su di mè.
Ok.
Sono fisime personali. Ve le risparmio.
Nel capitolo successivo si parla anche del coraggio e della paura.
"Più cresce in te il coraggio più si risana e si rinforza il tuo centro nell'ombellico".
Anche qui non posso non sentirmi toccata nel vivo.
Coraggio ne ho dovuto rccogliere in abondanza prima di lanciarmi in questa avventura.
Che ha pur sempre a che fare con l'ombellico!!!!
Poi un'altra frase:
"E' assolutamente necessario organizzare qualcosa che favorisca lo sviluppo  del centro nell'ombellico!"
La parola organizzare è rrivata alle mie sinapsi trasformata in "organizzazione".
Il mio progetto. La mia associazione! La danza!
Di nuovo l'ombellico!

Di ritorno da una lezione di danza, poi, ho avuto modo di affrontare il problema dei miei passati (spero, prego, scongiuro che sia così) disturbi alimentari.
Una chiacchierata forse troppo cruda e profonda per ferite ancora aperte, che mi ha sprofondato in questa prova del nove di fronte alla voglia insaziabile di cioccolata degli ultimi due giorni.
Ma diamine!
Posso affrontarlo!
Sono qui per questo!
Sono qui per il mio ombellico!!!

Ho tolto il piercing.
In sostanza.

Che coincidenze buffe, ogni volta!

Non vi capita mia di fare finta di essere un personaggio di un racconto a fumetti?
Non di un libro o di un film, proprio di un racconto a fumetti.
Dove ci sono così tante caricature e assurdità da risultare, alla fine, più che plausibili!

Come diceva sempre il mio professore di fotografia "Fate un passo indietro e diveritevi ad osservare senza prendere parte".
Lo sto facendo in questo preciso momento, mentre scrivo.
E sono lieta di questa mia piccola avventura.

Di aver avuto abbastanza Ombelico da non tirarmi indietro!!!

Questa sera assisterò allo spettacolo della Amaya Dance Company, seduta nell'ottava fila del teatro di Ljubljana.
Non vedo l'ora, davvero.
Mi piace sprofondare nella penombra ed osservare le luci, i dettagli, perdermi nella musica, lasciarmi travolgere dall'energia creativa di quanti sono sul palco.
Lo trovo un momento di stupenda e potente fusione alchemica fra me ed il resto del cosmo.
Un attimo di tutto.
Una comunicazione privata e personale con l'universo.
Una danza con tutto quanto si muove, al di fuori di questo piccolo, minuscolo nostro pianeta.

Un invito a cena con L'Aleph!!!

giovedì 10 novembre 2011

Post-It

  • Sto bene.
  • La settimana è cominciata e va avanti normalmente.
  • Ci si allena.
  • Ci si lamenta della camera.
  • Si mangia.
  • Non riesco mai a sentire casa... gli orari proprio non cozzano!
  • Mi mancano i gatti.
  • Vorrei cucinare un dolce.
  • Le lenti a contatto soo una scoperta magnifica!
  • Ho un sacco di strada da fare nella danza
  • Forse ho trovato lavoro
  • Forse cambio anche casa...
  • Domani mi sveglio presto.

  • Prometto di aggiornare il blog!!!

lunedì 7 novembre 2011

s LOVE nia!

Domenica.
Mi sveglio alle 10.
Alle 10,30 avrei la lezione di GAG.
Non ce la farò mai ad arrivare in tempo.
Mi sbroglio dal sacco a pelo, e mi giro dall'altra parte.

Ieri ho passato tutto il giorno a combattere con la sindrome di "quei giorni lì".
Ebbene sì, siamo donne, abbiamo le nostre battaglie.
La mia, devo ammettere, è stata più che altro una lenta resa... un sabato di bagordi, sonnellini, sensi di colpa, piagnistei emotivi, dolciumi di ogni tipo.
Pazienza, mi son detta.
Una volta al mese potrò anche concedermelo!
Così è andata a finire che non sono uscita di casa fino alle 4, perdendomi un'altra lezione di  Pilates in mattinata,  sforzandomi di portare le mie chiappette allo studio di danza, affittato per quell'oretta che si trasforma sempre in qualche cosa di più.
Mi sono allenata con scarsi risultati, forse.
Non saprei dire.
Mi sentivo stanca e flaccida, scomoda e pesante.
Ah, che meraviglia essere donne!!!!
Sono tornata a casa e mi sono buttata a letto.
Ho razziato quel che rimaneva dei cereali, ho sentito mia madre, mi sono addormentata guardando "Il Favoloso Mondo di Amelie Poulain"...

Niente male!

Oggi son partita meglio.
Se non altro, son partita.
Tralasciando la lezione che ho saltato di nuovo, alle due sono uscita per ragiungere Doroteja.
Ci siamo date appuntamento ai Tre Ponti, sono arrivata in ritardo, sudata marcia, in sella allo scassone rosa che mi ostino a chiamare bicilcletta.
Sedute al tavolino di un bar del centro, abbiamo ordinato cappuccino e sigarette (ebbene si, compaiono sul menù) e abbiamo chiacchierato un po' del più e del meno.
Ah! Diciannovenni!
Quanta poca differenza sento fra me e loro!
Forse sono rimasta un po' indietro... o forse qui davvero i ragazzi crescono più velocemente.
Iniziano a lavorare CON la scuola, facendo praticantati in tutta Europa, si svegliano in fretta, DEVONO avere una marcia in più!
Mi fa vedere le foto della festa di Halloween che io e Lily ci siamo perse, mi racconta del suo ex ragazzo, mi insegna lo sloveno!!!
Rimaniamo sedute due ore buone, penna e quaderno alla mano, a tradurre parole e frasi intere dall'italiano allo sloveno.
Imparo davvero tanto, imparo in fretta.
E ho una pronuncia meravigliosa!!!
Almeno così dice Doroteja!
Ci salutiamo che sta praticamente iniziando a piovere, io devo tornare a casa in bici e vorrei evitarmi l'acquazone... che non arriverà mai.
Per fortuna.

Arrivo a casa e trovo Tone che armeggia con trapano e aspirapolvere nel soppalco.
Non ho idea di cosa stia combinando, ma mi chiede una mano, e io gliela dò!
Mi cambio in fretta e cerco su google lo Zlati Zob, ovvero  "Il Dente d'Oro", un locale etnico che promette musica balcana, lezioni di flamenco, buon cibo e ottimo vino.
Su google earth trovo la strada piu' breve da fare a piedi.
Scatto una foto alla mappa e inforco la bici.

Fuori è buio e umido, ma non fa così freddo.
Lo Zlati Zob sembra infinitamente lontano.
So che è sulla strada che costeggia il fiume, ma evidentemente non ho afferrato troppo bene le distanze.
Mi domando se a mezzanotte avrò il coraggio di tornarmene in bici oppure optero' per un taxi.
Prima di uscire mi sono procurata il numero, così, perchè non si sa mai.
Quindi sono abbastanza serena.
Mi godo quella mezz'ora di pedalata nella penombra.
Ljubljana è attraversata interamente dalla pista ciclabile, non c'è pericolo di perdersi,  il traffico è calmo, gli automobilisti ancora di più.
Continuo sempre a stupirmi quando si fermano ad un incorcio per farti passare.
Lo stesso choc provato in Irlanda.
Al mio ritorno ci avevo messo un bel pò per riabituarmi all'Italian style.
Dopo questa esperienza credo proprio che non riuscirò piu' a sopportarlo. Definitivamente.

Le strade sono semideserte. Incontri qualcuno solo alle fermate dei bus.
Mi accerto di essere sul tragitto del bus 20Z, che so essere quello che porta allo Zlati Zob.
E pedalo... pedalo.
Mi si congelano le dita delle mani.
Dimentico sempre i guanti!!!!

Finalmente arrivo, ma - ovvio! - all'ingresso trovo un bel lucchetto argentato che con discrezione mi avverte che, no, neppure stasera riuscirò a sedermi in un locale, sorseggiare un bicchiere di buon vino sloveno ed ascoltare musica... avvicinare qualche bel ragazzo... anche... perchè no!?
Mi affaccio alle finestrelle del piccolo edificio, dentro c'è una luce.
Giro l'angolo, trovo una porta di servizio in legno scuro con un batacchio a forma di drago.
Lo sbattacchio.
Così, tanto per non arrendersi al primo ostacolo.
Passa mezzo minuto e mi apre la porta una ragazza.
Bellissima, ovviamente.
Le chiedo se è chiuso, perchè dal sito avevo letto che ci sarebbe stata la serata di Flamenco.
Lei mi spiega che la domenica sono sempre chiusi, ma mi invita a partecipare alla lezione di Flamenco, costa 10 euro, ma è già iniziata da mezz'ora.
Sono tentata, ma forse sarà meglio tornare la prossima settimana e partecipare dall'inizio.
Ringrazio, saluto, monto in sella, e torno da dove sono venuta.

Diamine!
Possibile che debba passarmi un'altra serata a guardare video su youtube, deprimendomi a guardare uomini che fanno shimmy migliori dei miei poi????
No, non ci penso  proprio!
Ritrovo la pista ciclabile, mi rimetto sul lungo fiume, pedalo... pedalo... torno in centro.
Comincio a guardarmi intorno con l'animo aperto a qualsiasi evenienza.
Comincia a salirmi una sorta di febbricitante eccitazione.
Posso fare quello che voglio!
Posso fermarmi dove voglio!
Parlare con chi voglio!
Mangiare quello che voglio!
Sedermi dove voglio... urlare, anche, se voglio.
E cantare, ballare, chiacchierare... dove, come, con chi voglio!!!

Nella piazza principale, accanto ai Tre Ponti, un signore ed un ragazzo suonano il violino.
E diamine se sono bravi!
Questa solitudine forzata, unita allo spaesamento di non capire un'accidenti di quello che mi circonda, mi riempie di romanticismo.
Così parcheggio la bicicletta, mi siedo su una pietra dall'altro lato della strada, mi accendo una sigaretta e mi metto ad ascoltare quei due.

Quei due artisti.
E mi sento un po' bohemien anche io, nel mio piccolo gesto di portare la cicca alle labbra, sorridendo con gli occhi a chiunque mi guardi incuriosito.
Sì, sono Straniera, e sì, questo mi dà il permesso di essere... Strana!
Mi prendo questa libertà che forse a casa non mi sarei mai data e mi sento al sicuro, protetta da questa bolla invisibile che mi sono costruita tutta da sola e che, con tutta probabilità, vedo solo io.

Poco per volta, forse giustificate da questa mia azione da pioniera, cominciano a fermarsi altre persone.
Prima un giapponese sulla cinquantina.
Mi guarda, mi sorride, e si accascia sul muro della casa alle mie spalle.
Poi due ragazzi sulla ventina.
Li raggiunge una ragazza.
Poi arriva anche una famigliola. Madre e padre tengono ciascuno la mano di un pupetto tutto imbacuccato che si dimena al lamento lacerante delle corde dei violini.
In pochi minuti si crea un minuscolo pubblico, appagato... e pagante!
Io sorrido.
Basta così poco, a volte...
Rimango lì fintanto che non sono sola, di nuovo.
Piano piano, come sono venuti, tutti se ne vanno, non senza aver prima lasciato una monetina nella custodia dei due suonatori.
Mi alzo e vado a donare anche io il mio piccolo contributo.
I due mi guardano e mi sorridono. Io faccio altrettanto.
Mentre mi allontano, sulla bici, il piu' vecchio attacca una melodia allegra e mi urla un "HVALA!" che vuol dire grazie.

Mi è venuta fame.
La scorsa settimana avevo addocchiato un ristorante Indiano, poco lontano dal centro.
Ritrovo la via e mi ci fiondo dentro.
I tavoli sono tutti liberi, tranne uno occupato d auna coppietta allegra, intenta a dividersi un piatto di pollo tandoori e pane al cumino.
Mi siedo in un angolo.
La cameriera, una donna magra e bassa, vestita di una maglia color ocra ed una gonna indiana verde scuro mi chiede se mi deve raggiunger qualcun altro.
Le rispondo di no.
Sono da sola.
E sorrido ancora.

Di solito, quando vedo qualcuno seduto al ristorante in completa solitudine mi assale sempre una gran pena.
"Poverino" mi dico "che tristezza mangiare da soli..."
Eppure io, adesso, non sono infelice affatto!
Anzi!
L'alternativa sarebbe stata quella di sgranocchiare gallette di riso e formaggio spalmabile su di un materasso, guardando una puntata di scrubs in streaming... al momento mi sto solo coccolando un po'.
Mi tratto come tratterei qualcuno a cui voglio bene, mi concedo una cena fuori, in un bel ristorante.
No, non sono affatto infelice.

Ordino un bicchiere di rosso e mi metto alla lettura del menù.
Nel frattempo entra un uomo.
Avrà 45/50 anni.
Si toglie la giacca, si siede al tavolo di fronte al mio, all'angolo opposto della finestra, ordina un bicchiere di rosso, si mette alla lettura del menù.
Lo guardo e non mi fa nessuna pena.
Assolutamente nessuna.
Come si cambia in così breve tempo!!

Ordino un piatto di funghi in salsa piccante e del riso basmati con verdure fresce, anacardi, spezie e non so cos'altro.
Mi portano anche una porzione di pane roti, ancora calda di forno.

Comincio a mangiare il tutto, con molta calma.
Avete mai provato a sedervi ad un ristorante e mangiare da soli?
Non dico il pranzo in pausa studio al bar, nè lo spuntino a metà shopping in una pizzeria al taglio, nè il take away da fame improvvisa a metà pomeriggio.
Intendo proprio in un ristorante, dove tutto è così bello e delizioso da richiedere qualche istante di attenzione in più...
Ecco, dopo aver scattato una foto al piatto intonso, aver mandato un messaggio per prenotare una nuova lezione di danza l'indomani, resistito all'impulso di chiamare casa, essersi guardate attorno scrutando ogni minimo dettaglio nelle decorazioni del locale... cosa pensate che vi rimanga da fare?
MANGIARE:
niente di piu' semplice.
mangiare, semplicemente, senza chiacchiere, distrazioni, pensieri, assurdità!
Semplicemente mangiare...
Credo che sia la prima volta che non io non riesca a finire la mia porzione.
Ho lasciato ben 5 funghi, per quanto fossero ottimi, un terzo di porzione di riso, quasi metà del pane...
Il vino l'ho trangugiato tutto, ovviamente.
Wow!
Qualcosa, sceso dalle mie papille gustative e passato per il cervello, mi ha bussato allo stomaco e mi ha detto: "Ok, grazie tante, sono a posto adesso!"
I miracoli accadono, signori!!!

Assurdo per assurdo, ho attaccato bottone col mio dirimpettaio.
Abbiamo finito di mangiare assieme e tutti e due, reduci dalla lotta contro le spezie, stiamo tirando su di naso che è una meraviglia.
Gli sorrido, gli chiedo com'era il suo piatto, gli offro i miei funghi.
Sono buonissimi, è un peccato buttarli!
Lui rifiuta, è pieno, mi dice.
Lo prendo come un garbato tentativo per levarmi di torno.
Ma, con mio stupore, comincia a chiacchierare.
Ebbene sì, passiamo almeno mezz'ora a contarcela, da un lato all'altro di due tavolini quadrati dalle tovaglie bianche, sorseggiando un caffè.
Lui è serbo, lavora coi computer, non ho capito bene se nelle comunicazioni o nel web design... probabilmente in entrambe.
Si stupisce che un'italiano parli l'inglese.
E' comune! Tutti fanno sempre un tanto d'occhi quando scoprono da dove arrivo.
E se consideriamo che il mio, di inglese, è abbastanza maccheronico, mi vergogno anche un po' ad immaginare quale impressione dobbiamo dare al resto della "Comunità Europea".
Si parla dell'Italia, dell'arte, della possibilità di trovare un lavoro qui in Slovenia, dell'India...
Mi chiede cosa faccio qui, e io glielo racconto.
Si mette a ridere.
Beh? Che c'è di strano?

Chiediamo il conto.
Ci salutiamo.
Lui esce prima di me, io mi fermo a chiacchierare con la "Signora in Ocra" alla quale cerco di spillare qualche informazione sulla vita notturna Ljuabljanese.
Niente da fare: cerca su internet, chiede ai ragazzi in cucina... ma di domenica proprio non ci sono speranze!
Pazienza.
Pago, lascio la mancia, saluto e me ne vado.

Non ho preso il dolce!
Non posso finire una giornata di coccole senza un po' di cioccolato.
Così mi avvio al Petite Cafè.
Fa un freddo cane, ho appena mangiato e sto pedalando.
Che razza di genio!

Arrivo al Petite Cafè ed una faccia mi torna nota.
No, non è l'Elfo.
Probabilmente me lo sono immaginato, oppure è scappato oltreoceano terrorizzato dal mio goffo tentativo d'approccio.
Quello seduto ad un tavolino, intento a sorseggiare un cappuccino e mangiare un afetta di torta al cioccolato è lo stesso signore che ho lasciato poco fa al Namaste.
Oddio, penserà che lo stia pedinando?
Scoppio a ridere.
Lui fa lo stesso.
Mi invita a sedermi al tavolo e mi offre un dolce ed un caffè: io accetto. Strano.
L'Altra me, quella che ho lasciato a Torino, sarebbe già scappata.
Ma che male c'è, in fondo?
La pancia mi dice che va tutto bene... così mi siedo.
E poi mica è lui che ha pedinato me! Al massimo due paturnie dovrebbe farsele lui...

Ordino una mousse al cioccolato.
Una delizia!
Ma davvero troppa. Sto scoppiando!
Apprendo che qui, in Slovenia, la gente ha un po' lo stampo tedesco nei modi di comportarsi, ed è per questo che è tutto così quieto e tranquillo... così deserto.
Nulla a che vedere con il fermento italiano!
Alle 8 tutti sono a casa, ognuno ad organizzarsi la propria vita, domani si lavora, non è tempo per i bagordi!
Lo avevo sospettato.
Mi viene da ripensare alle macchine che si fermano di fornte alle strisce pedonali.
Chissà perchè...

Finisco la mia coppetta di delizia, bandisco il pensiero che forse una ballerina (o presunta tale) non dovrebbe mangiare così tanto.
Mi mando al diavolo.
Che mi frega di qualche etto in più adesso?
Domani ho due ore di step, la lezione di orientale, torno a casa in bici... tempo qualche ora e sarà tutto smaltito!
E poi è così dannatamente... cioccolatoso!!
Mangio e chiacchiero.
Racconto e sentenzio.
Lui ride un sacco!
Devo sembrargli buffa...

Insiste per offrirmi il dessert.
Io accetto.
Poi mi saluta... sapete com'è. Domani si lavora...
Sono le 9.
Mi rimetto in bici.

Ho un'energia incontenibile nelle vene.
Mi sento gli occhi enormi.
Non riesco a non sorridere.
L'mp3 nelle orechie passa una delle mie canzoni preferite. Mi ritrovo a cantarla a voce alta.
E sorrido a tutti quelli che mi incrociano la strada.
Suono il campanello quando mi intralciano la pista ciclabile: si spostano subito.
Lancio qualche "Hvala" random.
E me la rido.
Le gambe pompano a meraviglia, anche se le ginocchia mi fanno un po' male.
Il viale che porta a casa è pieno di foglie gialle.
Sotto la luce dei lampioni sembra tutto lastricato d'oro.
Ho sapore di cioccolato e caffè in bocca.
La sciarpa di lana e paillettes blu tiene lontana l'aria pungente.
Mi alzo in piedi sui pedali, c'è una discesa, curvo la schiena e volo.

Dio!
Grazie.

venerdì 4 novembre 2011

Fruscii d'autunno.

Mi sveglio prestissimo, illuminata dalla luce rosata dell'alba.
Fuori dalla finestra le foglie gialle degli alberi danzano sui rami scuri.
Alcune volano via lontano...
Non ho dormito benissimo, questa notte, ma sono comunque abbastanza riposata.

Ieri è stata una giornata faticosa.
Sono andata alla lezione di Zumba, innanzitutto.
All'inizio ho avuto qualche rimostranza, poi devo ammettere che ho cominciato a divertirmi.
Non è nulla di che: una sorta di aerobica al ritmo di musiche latine. Si sculetta un po' di piu'...
Tutto lì.
Ma mi ha fatto bene, mi ha aiutata a svegliarmi, e mi sono sfogata per bene.

Il resto della giornata l'ho passato a restaurarmi...
E chi è donna puo' capire cosa puo' voler dire!

Le lezioni di Manca sono state meravigliose, poi!
Il giovedì è praticamente tutta tecnica, c'è da farsi davvero un bel mazzo, e devo ammettere che con le gambe  reduci da un'ora Zumba e pedalate varie ho faticato non poco a star dietro a tutti quei piegamenti!
Nell'ora di tribale, escluso il potenziamento in stile Marines, abbiamo lavorato molto sulla definizione del  balance e sulla postura delle braccia.
Manca passa a corregegre tutte, una ad una, e nel mentre si mantiene la stessa posizioni per lunghissimi, estenuanti, eterni minuti.
Sto imparando a "staccare" la testa.

Arriva un certo momento in cui cominci a tremare come una foglia, ti bruciano i muscoli, sei praticamente in apnea e vorresti urlare un bel "VAFFA!"... ma se tieni duro, dopo un po', il corpo si assesta e trova da solo una maniera per tenere la posizione senza soffrire.
A volte capita persino di lasciare andare tutto con un bel sospiro e, all'improvviso, ritrovarsi persino comodi!
Col tempo diventerà tutto più facile, credo...
Ripuliti due o tre movimenti, siamo passate alla sequenza.
Un incastro di passi davvero carino! Ma come le tira fuori certe idee?!?

Nell'ora di orientale, di nuovo, ci siamo massacrate.
A questo giro ho patito davvero per le gambe, non sono riuscita a finire tutte le serie di squat.
Ero davvero stanca, ed avevo fame!
La lezione era improntata sulla suddivisione dei tempi musicali.
In cerchio in mezzo alla sala, per una buona mezz'ora se non di piu',  abbiamo camminato 2/4, sui 4/4, sugli 8/4... ed ai passi abbiamo abbinato i vari movimenti del bacino e del busto.
Una roba da perderci il cervello.
Qualcuna di noi, sottoscritta compresa, ne ha mollato davvero un pezzettino in sala...
Poi abbiamo montato il tutto su una sequenza, e abbiamo ballato divise in due gruppi, così da poter anche osservare dall'esterno.
E' una cosa davvero utile!
Riesci a vedere l'insieme delle cose e a correggerti.

Mi sono venute in mente le mie lezioni al Clan... cominciano a mancarmi le mie compagne di danza...

Oggi la giornata è stata un po' piu' soft.
Alle 8 sto trangugiando uno yogurt alla cigliegia, già in ritardo per la lezione di GAG.
La borsa è già pronta, mi vesto alla buona (ovviamente dimentico i guanti) ed inforco la bicicletta.
Adoro questa città.
C'è traffico, ma tutti sono tranquilli, la pista ciclabile percorre ogni marciapiede ed ogni incrocio, le auto si fermano alle strisce pedonali, i semafori hanno il count down co tanto di segnale sonoro...
L'autunno è arrivato definitivamente due giorni fa.

All'improvviso tutto si è colorato di rosso, giallo ed arancione e lungo la strada che mi porta alla palestra, un enorme viale alberato fa da sfondo a questa mattina dall'aria pungente e dalla luce particolare.
All'orizzonte il cielo è nero, sembra che debba venire a piovere da un momento all'altro, dietro di me, invece, un sole pallido illumina le cime degli alberi e le facciate colorate delle case basse, si riflette sui vetri degli enormi palazzi che circondano il centro storico.
Sembrano delle vedette serie e prepotenti.
C'è vento, ma non fa freddo.
Tutto è ricoperto di foglie gialle e, di tanto  in tanto, una folata piu' forte delle altre scrolla qualche ramo non ancora del tutto spoglio: ecco che pedalo sulla graziella rosa, con la borsa nel cestello ed i campanelli dei bracciali che tintinnano ad ogni sobbalzo, nel bel mezzo di una pioggia frusciante d'oro.

Amo questo posto.
E' tranquillo e silenzioso.
Sembra imperturbabile.
Ognuno ha un posto e sembra che tutti sappiano quello che devono fare, compreso scansarsi dalla striscia rossa che delimita la pista ciclabile al tuo passaggio.
Mi viene sempre da sorridere, quando li vedo scartare di lato, manco avessi una Yamaha sotto il sedere!!
Arrivo in palestra e riprovo con Pilates.
Niente da fare, la tipa continua a non tradurre una parola per me.
Faccio meglio che posso, cercando di capire ed insieme ricordare le nozioni sulla postura, se non altro mi rilasso e faccio un po' di stretching alle gambe dolenti.   


Mi punge un po' il ginocchio destro. Devo ammettere che quella graziella, per quanto comoda, è davvero difficile da portare.
Sembra di pedalare su ruote quadrate talmente vecchia e rotta. UN MACIGNO!

La lezione di GAG, di nuovo, è stata graziosa.
Ho sudato un bel po', mi sono sbegliata, mi è venuta fame.
Qui tengono molto al benessere fisico.
Si vede dai negozi.
Ci sono profumerie di ben  5 piani dove puoi trovare davvero di tutto all'interno.
Immaginatevi una qualunque cosa che abbia a che fare con la cura del corpo. Qualunque.
Ecco, qui a Ljubljana la troverete di sicuro.
La sala è gremita di ragazze. Saremo una 30ina. E sono le 10 del mattino!!!
Saltiamo, corriamo, stretchiamo, rinforziamo, flettiamo... insomma, di nuovo mi distruggo.
Poi si spengono le luci, rimane accesa solo una lampada arancione tenue, ci copriamo e ci rilassiamo.
Wow!

Esco di lì sudata marcia, ma sto da dio!
Il cielo, nel frattempo, sì è ricoperto di nuvole: tante strisce grigie accovacciate l'una sull'altra.

Rientro a casa.
Tone è con la nipotina: una biondina tutto pepe che dalle sette del mattino comincia a far casino e non la smette finchè non viene la mamma a riprendersela.
In pentola bolle una zuppa di verdure (e cipolle, ovviamente). Me ne offre un po'.
Io ho fame e non ho voglia di cucinare. Accetto volentieri!

Mangio in camera, come al solito, poi leggo un po'.
Mi addormento verso le due e mi risveglio un'ora dopo.

Adesso che faccio?

Questo weekend sperimenterò come si sta completamente soli in una città sconosciuta.
Mi vesto in fretta e mi rimetto in bici.
Sono le quattro, c'è ancora un po' di luce.
Faccio una passeggiata per il centro.
Pedalo qua e là, faccio qualche foto, poi mi siedo ad un tavolino del "Petite Caffe" ed ordino un the.
Ho la musica dell'mp3 nelle orecchie, una candelina profumata che brilla di fronte a me, un diario ed una penna.
Mi godo una mezz'ora di solitudine.
Ogni tanto caccio uno sgaurdo all'interno del locale, ma il mio elfetto oggi non lavora.
Scartato anche il Lunedì fra i giorni da tenere a mente.

Scrivo qualche messaggio, prenoto lo studio per domani alle quattro.
Devo proprorre a Dragan un forfait per l'affitto della sala, altrimenti finirò col liquidare tutto prima della fine del mese...
Mi rimetto in sella, torno a casa.

L'appartamento è sprofondato nel buio, l'odore di sigarette è dappertutto.
Io fumo, ma odio questa puzza!
Sento qualche rumore provenire dal primo piano. Dev'esserci Diana, il fantasma della coinquilina che non riusciamo mai a vedere.
Peccato, avremmo potuto farci un po' di compagnia!

Attacco Skype, chiamo quelle 4 o 5 persone.
Apprendo di quanto è accaduto in Italia, soprattutto a Genova, e rimangi basita, come ogni volta.
Mi chiedo se prima o poi riusciremo ad imparare dai nostri errori ed evolvere, finalmente.
Si devono sempre sfiorare le tragedie, prima che ci si attivi per fare qualcosa di buono?

Dopo essermi accertata che tutti stiano bene mando qualche messaggio, sperando di organizzarmi la serata, ma nè Doroteja nè Mojca sono libere.
Sento anche Manca, potevamo uscire nel weekend, visto che per la prima volta dall'inizio del tour non ha date.
Pero' è ammalata!
Riposo forzato.
Rimandiamo a Lunedì, ammesso che stia meglio.
Mi rassegno a stare a casa: metto su qualche video, un po' di musica e mi alleno ancora un po'.
Non ho altro da fare, qui, tantovale darci dentro!

Mi piace quest'idea di un'immersione totale. Mi sento come dentro ad una bolla.
Per questi due mesi non ho altro da fare, altro a cui pensare, se non alla danza.
Wow.
Ci ho messo un po', ma ora credo di essermi assestata.

E che sia quel che sia, una volta finita questa esperienza.
Di sicuro torno diversa, è un'esperienza così nuova e totalizzante, questa, che non puo' non cambiarti.
Per lo meno sottopelle.


E a me piacciono, le cose sottopelle.


Sono così delicate...

Lettori