sabato 31 dicembre 2011

LESS IS MORE

"Oh se solo potessi avere una vita di sensazioni invece di una vita di pensieri!" (John Keats)


Ultimo giorno dell'anno.
Mi sembra che sia un sacco che non scrivo.

Vorrei spiegare come mi sento, ma non sembrano esserci le parole adatte.
Direi "bene"; ma suona un po' riduttivo.
Al momento non trovo altre parole.
Non ho voglia di cercarle, a dirla tutta.

Va bene. Nel senso lato del termine.
Qualsiasi cosa accada, o non accada, mi sembra comunque accadere o non accadere bene.
E' una sensazione disagiante, ma non del tutto spiacevole.
Anzi.

Mi sveglio alle 9 del mattino, circa, ed ogni giorno costruisco una routine che non ho mai avuto.
Non è propriamente una routine.
Diciamo che è piu' come imparare una coreografia.
Ogni giorno fai gli stessi passi, ma cerchi di imparare e migliorare il tiro, così si aggiunge sempre qualcosa.
Che ti cambia totalmente.
Sono in piena transizione.
Non è affatto inverno.
Non sento nemmeno il freddo, va bene. Anche quello.
Per me questa, è piu' come giovane primavera.
Non è ancora sbocciato nulla.
Ma tutto ha preso a fremere. Sottoterra.

O sottopelle.

A volte le emozioni mi appaiono troppo grandi.
Quasi come se fossi incapace di contenerle.
Ma è come se qui, in qualche modo, non fosse possibile permettermi di avere paura.
Così lo accetto, semplicemente.
E trovo sconvolgente quanto in realtà  sembri non essere così arduo.

Non so se in qualche modo centri la danza.
Sicuramente sì, perchè è ciò che mi ha portato qui.
Ma adesso è diventato più qualcosa che ha a che fare con me stessa e la mia capacità di starmi ad osservare.
E' come se mi conoscessi per la prima volta.
Non so se riesco a spiegarmi...
Non ho posti dove nascondermi.
Non ho appigli saldi.
C'è tutto il potenziale, per quel che mi conosco ( o non conosco a questo punto), affichè io mi possa annientare di paura.
Ma non sta accadendo.

E quindi mi domando chi ci sia riflesso nello specchio.
E' qualcuno che mi piace.
Ed è qualcosa che viene così naturale e leggero.
E' qualcosa a cui non riesco a pensare.
Tantomeno spiegare.
La danza centra.
In effetti.
Ci sono momenti in cui mi osservo respirare.
Mentre cammino.
O quando sono sul pullman.
Accade specialmente in quei sempre più rari attimi di paura universale.
Ho reimparato a farlo. Sono sicura che ne ero capace, una volta.
Poi mi sono semplicemente dimenticata come si fa.

Sfrutto i miei attimi di espansione per scendere nel corpo.
Non fa poi così paura.
Anzi, è una sensazione meravigliosa.
A volte cammino scalza per casa, con la musica a tutto volume.
Non ho molto altro da fare, ma è come se questo fosse il mio unico compito, per il momento.
E gioco.
Mi attacco al parquet con le dita dei piedi e faccio finta di esserci incollata.
Provate, è una sensazione stranissima.
Poi cammino, in tondo, e calpesto solo i rombi scuri delle decorazioni del legno.
Lo so. Sembra stupido.
Ma mi permetto di farlo, decido che sono qui per questo.
E' qualcosa che libera, ad un certo punto.

Giocare, intendo.

A volte bussa il senso di colpa.
Ma sono sempre più convinta che sia qualcosa necessario.
So che non durerà tutta la vita.
Mi annoierò presto.
Così mi chiedo di portare pazienza.
E se lo chiedo a me è come se in qualche modo l'abbia chiesto a tutti.
Lo so, sembra egoistico.
Forse però è l'unica maniera in cui possa essere.
Così, va bene.

Volevo scrivere di tutt'altro.
Di quanto sia contenta di ricevere la visita di Cristina e Albi, domani.
Di quanto abbia bisogno di questo. Di quanto mi faccia sentire al sicuro.
Immaginate di star nuotando per miglia e miglia e di ricevere qualche istante di riposo, prima di riprendere la traversata.
Ecco, loro sono qualcosa del genere.
Un pezzo di casa che mi ha raggiunto fino a qua.
Ho giusto il bisogno di sentirne il profumo, dal momento in cui ho deciso che non sono ancora pronta a riabbracciarla.

Volevo scrivere di quanto mi sia sentita BENE (!) la sera in cui Marta, Marco, Chiara e Luca mi hanno chiamata su skype.
Tutti dietro ad una webcam a parlare come se fossimo seduti nella stessa stanza.
Sta cambiando tutto.
Ma ci sono alcune cose che rimangono a rassicurarmi.

Volevo scrivere di quanto sia contenta del colore delle pareti della mia stanza.
Dell'attimo di straniamento che ho scacciato subito, rimpiazzandolo con l'entusiasmo.
Qui attorno non c'è quasi nulla. E niente di quel quasi mi appartiene veramente.
Eppure è tutto così MIO.
Nel senso che, non saprei dire esattamente come, mi ci ri-conosco.
E così mi sorprendo: oh, quindi QUESTA sono io?

Mi sovviene sempre l'immagine di qualcosa che si spelli.
In questo preciso momento non è nulla di meno poetico di un carciofo.
Ma qualche volta penso anche ad uno di quei rami dalla corteccia screpolata.
Quando si elimina tutta quella indigeribile parte esterna, cresciuta attorno al cuore allo scopo di proteggerlo, rimane qualcosa di così pulsante e delicato, da lasciar temere che basti un niente per ferirlo.
Così, o si torna a casa.
Oppure si accetta di poter essere feriti.
Si respira. Moooolto profondamente.
E ci si attiva affinchè tutto vada per il meglio.

E così si scopre il coraggio.
Che puo' non essere lo stesso tipo di coraggio che si dimostra lanciandosi da un albero, appesi ad una corda a dieci metri di altezza.
E non è neppure quel coraggio da eroi, che si prodigano per salvare la vita altrui.
Questo mi pare sia ovvio.

Ma è il coraggio di chi si prodiga a salvare la propria vita.
Qualcosa di molto piu' silenzioso e intimo.
E sottovalutato.

Stare con se stessi, ed imparare a stare BENE, non è una pratica comune.
E non è qualcosa che nessuno possa insegnarti.
Tantomeno è facile trovare qualcuno che comprenda le motivazioni delle tue scelte.
Ogni percorso è talmente differente che due persone, entrambe con la stessa meta, potrebbero non incontrarsi mai. 
E anche se lo facessero, non condividerebbero l'una la maniera di camminare dell'altra.

Così, per la prima volta.
Non ho riscontri.
Non ho nascondigli.
Non ho scuse.
Non ho riflessi.
Tutto. O quasi, viene da me.

Compreso questo sproloquio di cui non credo di aver compreso il significato.

sabato 24 dicembre 2011

Ui uisciuuuuu a Traibal Crismas...


Innanzitutto:
BUON NATALE!

Per la prima volta in vita mia mi ritrovo a "festeggiare" lontana da casa e dalla mia famiglia.
Non mi sono neppure accorta dell'arrivo di queste giornate di festa e, se non fosse stato per le luci del centro città, le bancarelle in legno cariche di cioccolata, vino caldo alle spezie e liquore al miele, probabilmente sarei arrivata al primo dell'anno chiedendomi se non mi fossi persa qualcosa...

Da dove cominciare?
Ma, dalle buone notizie, mi pare ovvio (anche perchè di brutte non ce ne sono davvero)!
L'attacco alle caselle postali di qualunque studio/scuola/impresa/privato ha finalmente dato i suoi pochi, ma succosi frutti.

Prima fra tutte una scuola di lingue in cerca di conversatori nativi mi ha contattata per un colloquio, che avverrà a metà gennaio.
C'è da aspettare ancora parecchio e non ho la benchè minima certezza riguardo al lavoro che potrebbero offrirmi... ma tant'è.
Ho pur sempre un valido motivo per fermarmi qui ancora un po'.

Poi è stata la volta del "Nora Studio Production" che mi ha letteralmente sommersa di complimenti per il mio curriculum ed il mio lavoro ( al punto che per un istante ho temuto mi stessero prendendo in giro) e mi ha invitata per un caffè, in modo da conoscerci meglio.
Mi aspettavo il classico colloquio ( più o meno) ed invece mi hanno semplicemente detto che fino a metà gennaio non ci sarà nulla su cui lavorare, ma da quella data in poi sicuramente avranno bisogno di me.
Un attimo.
Quindi significa che lavorerò per loro?
La più grande casa di produzione della capitale?

Oh. WOW!

Ma se c'è una cosa che ho imparato è che bisogna sempre aspettare prima di cantare vittoria.
Così aspetto.
Metà Gennaio.
Piu' o meno.

Qualche giorno fa è arrivato pure Iztok.
Un fotografo freelance che lavora per il National ha replicato la valanga di complimenti e mi ha invitata per un... caffè!
Seduti al tavolo del bar dell'ostello Azur, a due passi dal mio appartamento, abbiamo parlato di viaggi, fotografia, arte, vita, passato, presente, futuro, miracoli e non so che altro.
Mi ha mostrato gran parte del suo lavoro e mi ha raccontato un annedoto per ogni angolo di mondo che ha visitato, poi abbiamo analizzato il mio lavoro.
Per la prima volta ho visto le mie vecchie foto in maniera completamente diversa e nuova.
Mi ha quasi convinta di avere del talento.
Quasi.
Venerdì mi ha proposto di andare a visitare Bled.
Sono due mesi che vivo qua e non ho ancora visto nulla di quanto circonda Ljubljana.
Doveva arrivare un uomo che potrebbe essere mio padre prima che riuscissi a darmi una mossa!!!

Poco male, la gita è stata piacevole.
Lui è stato gentile ed educato.
La pizza e la torta che mi ha offerto erano da sogno.
E ho anche guadagnato una canon d20 da usare ogni volta che abbia voglia!

Insieme stiamo progettando un ciclo di incontri per fotografi amatori che vogliano cimentarsi con le tecniche di stampa tradizionali ed io sono diventata la sua traduttrice ufficiale per i progetti che lo coinvolgeranno in terra italiana.
Correggerò le mail e mi occupero' dei contatti coi futuri collaboratori.

Devo solo aspettare questo benedetto Gennaio prima di poter fare davvero i salti di gioia!

Il morale della favola è che, in questa terra straniera, mi sento a casa come non mai.
Più che altro la cosa interessante è stare sedute ad osservare questa persona che porta il mio nome ed il mio corpo, ma che non ho mai conosciuto prima di ora.
La miaggior parte delle volte mi lascia stupita.
Certo, passano giorni di noia assoluta, durante i quali la nebbia e l'aria gelata dell'inverno non lasciano nemmeno uno spiraglio ai raggi di sole.
Io mi ritrovo a vagare per casa senza nulla di concreto da fare e reincontro quella me dalla quale sono scappata.
Ma anche così, è pur sempre qualcosa di diverso.

Qui non ho nulla.
O meglio, non ho niente che mi possa rassicurare nei momenti di sconforto.
Non ho i miei soliti punti saldi. L'amica da chiamare. Le mie stoffe per cucire. I miei colori per disegnare.
Non ho la macchina fotografica. Non ho i gatti. Non ho i miei impegni.
Dormo in una camera con un materasso e una mezza mensola già troppo carica.
E questo è tutto.

Come ci si reiventa ogni giorno?

A volte questo scenario mi prende alla gola e minaccia di riempirmi di terrore.
Ma questa nuova me non glielo lascia fare.
Ed è terribilmente eccitante.
Una cosa della quale sono certa è che, alla fine di tutto questo, avrò sempre un posto salvo nel quale stare.
Ed è un posto dal quale nessuno potrà mai portarmi via.
Perchè è dentro di me.

Il grande ostacolo della lingua diventa ogni giorno più semplice da sormontare.
Ok, ho ancora molto da imparare e ci sono volte in cui mi sento fuori dal mondo, ma questo non mi spaventa più.
Anzi, ogni giorno l'entusiasmo cresce di un poco.

Credo che il segreto sia tutto qui: alla paura sostituire l'emozione.
E tutto rientra nei ranghi.

Ieri era la Vigilia di Natale.
Ho chiamato a casa e ho fatto gli auguri ai miei.
Mia sorella mi ha detto che un po' le manco...
Ad essere sincera, mi manca tanto anche lei.

Pensare alla tristezza che posso aver procurato, soprattutto a mia madre, non mi ha comunque impedito di rimanere salda nella mia scelta.
E' stato un po' come accettare un lieve dolore, consapevole del fatto che una volta passato staremo meglio tutti.
Almeno, lo spero!

Ho trascorso la serata a casa dei parenti di Mojca, la mia coinquilina schizzofrenica.
Mi sono ritrovata seduta di fronte ad una grande caminetto, nel bel mezzo del salone di una casa patronale, con madre, padre, zia, prozia, fratello, nipoti e gatto.
Ovviamente, fra tutti quanti, soltanto mojca e sua madre parlano inglese.
Ovviamente, dopo 4 calici di spumante, chiunque si dimentica di tradurre per me.
Fortuna che adesso riesco a capire qualcosa, di tanto in tanto...

Alle sei del pomeriggio abbiamo aperto i regali.
Io ho ricevuto un paio di calze di lana.
Lo giuro, nessun regalo poteva essermi piu' utile adesso!
Alle sei e un quarti ci siamo seduti a tavola.
Alle sette abbiamo finito di mangiare.
Alle 7 e cinque eravamo tutti, chi piu' chi meno, ubriachi e felici.

Io compresa, che ho avuto la fortuna di partecipare a qualcosa come la celebrazione del Natale in una famiglia slovena!
Seduta in mezzo a loro ho assaggiato, ascoltato, osservato e imparato così tante nuove cose... non riesco a non essere sincera ( e non penso ci sia motivo per non esserlo): non avrei raccolto nessuna di queste nuove esperienza, se me ne fossi rimasta chiusa fra le quattro mura di casa.
E mi sento molto piu' vicina alla mia famiglia ora che non negli anni passati.
La lontananza aiuta, qualche volta.

Altro da dire, ne ho.
Ma Mojca sta arrivando col pranzo e siccome è Natale, decido di farle compagnia!!!



mercoledì 14 dicembre 2011

E' una vita che non scrivo.

Non saprei dire il perchè,
eppure di cose da raccontare ne avrei tante.
Natasa è partita ormai da una settimana: ci siamo sentite ieri su skype per la prima volta.
E' buffo, quando io mi sveglio, lei sta per andare a dormire e  durante il pomeriggio, quando mi viene in mente di volerle mandare un messaggino, realizzo che per lei è piena notte.
Qui piove e fa freddo, laggiu' è estate, c'è il sole ed il mare...
Ah, meraviglioso mondo!
Questi giorni sono passati lentamente.
Non è successo nulla di speciale, se devo dire la verità.
Cammino per il centro appiccicando volantini col mio contatto per lezioni di italiano o per propormi come baby sitter.
Mando una 20ina di e-mail al giorno.
Ricevo una marea di NO.
Non sono pronta per tornare a  casa!!!

Sono anche uscita con quello sloveno basso e biondo.
Nulla di speciale, ma non sono stata male.
Diciamo che non è il mio genere, ma se non altro è stato di buona compagnia (e mi ha comprato una quantità di cioccolato da farmi bandire ogni voto preso in precedenza).

Con la mia coinquilina non poteva andare meglio, anche se mi ritrovo sempre a lavare i piatti io.
E' sempre di corsa, ed è disordinata da morire... e mi finisce sempre il succo!!!
Pazienza, io mi rifaccio coi suoi biscotti al cioccolato!

Mi sono fatta due o tre nuove amiche, quasi tutte all'interno della compagnia di danza.
Così sono finita a fare volantinaggio per le vie del centro, truccata e parruccata come si conviene (chi balla tribal sa) e mi sono guadagnata un posto gratis in prima fila per la replica dello spettacolo.
La sera dopo lezione non ho perso la buona abitudine di due chiacchiere ed una birra sedute al tavolo di un locale per uomini.
Solo che adesso la birra è stata sostituita dal tè caldo, col latte.
E qualche volta lo accompagna un toast vegetariano.

Davvero.
Non sono  pronta per tornare a casa.

Ieri sera ho visto una stella cadente.
A dire il vero sembrava piu' un pianeta in procinto di collassare su di noi, tanto era grande, ma ho pensato che così il mio desiderio valesse il doppio e l'ho espresso, incrociando pure le dita dei piedi.

Ho passato giornate davvero dure.
Piu' che altro a causa delle mie eterne domande, elucubrazioni, riflessioni, demoralizzazioni...
Ho sentito mio padre, e di certo non mi ha aiutata a stare meglio.
Poi ho sentito mia madre, che come al solito riesce a sbottonarsi e torna ad essere quella donna meravigliosa che ricordo.
Questo viaggio sta facendo bene a tutti, anche se ci sta prendendo a botte.

Io ho il frigo vuoto, non posso piu' spendere un centesimo.
Vado avanti a vitamine e soya.
Beh, dopo la settimana dedicata alla cioccolata, ci puo' anche stare.

Aaaah, che meraviglia la vita da zitella!
Non vedevo l'ora di trovarmi curva su un tavolo a cerchiare annunci di lavoro ed evidenziare punti sulla mappa della città, con un caffè turco per darsi la sveglia, mentre fuori piove e  rimandi il momento per andare a comprarti un pezzo di formaggio a quando la fuori sarà meno umido.
Ho anche un gatto ora, si chiama Aya.
Lei completa il quadro.
Perchè adesso posso smetterla di parlare coi mobili.

La danza, invece.
Lei continua a piacermi.
E sto migliorando, halleluja!
Ho provato non so quanti altri corsi di orientale nei miei lunedì vuoti.
Ma non ne ho trovato nemmeno uno che faccia al caso mio...
Se riuscissi a rimanere qui fino a MArzo, ci sarebbe la possibilità di ballare con le ragazze ed esibirsi all'Hafla.
Sarebbe meraviglioso.
E potrei anche portare un solo.
Ammesso di averne il coraggio.

Prima o poi dovro' affrontarlo questo terrore da esibizione.
Cucire un costume.
Prepararmi un a coreografia.
Scegliere una musica.
(Non necessariamente in quest'ordine)
E buttarmi diamine, che non è mai morto nessuno!!!

lunedì 5 dicembre 2011

Mollare, o non mollare. SPAGHETTI, O NON SPAGHETTI!!!



Tabacco alla cigliegia e thè alla fragola, aromatizzato alla vaniglia.
Cioccolata e marzapane in un sacchetto bianco a cuori rossi.
Incenso.
Musica.
Aspetto la mia coinquilina, per finire di pulire casa, perchè non trovo il bastone per lavare per terra.
Mi fa impressione prendermi cura di una casa che non è mia.
Mi sembra improvvisamente tutto troppo familiare.
A casa da sola fino alle 5, senza lavoro, aspettando che qualcuno rientri, o che passi qualche amico.
Non era così che doveva andare!

Perchè, perchè mai, UNIVERSO? Si, parlo con te.
Perchè sempre i soliti giri oziosi?

Ok, bene.
Se non altro sto imparando a crederci di piu' e, nonostante i primi tre giorni di tragedie greche, decido di provare a guardare le cose in modo diverso, ed alzare il culo per cambiare qualcosa.
E' evidente: non è Dove mi trovo, ma CON CHI.
E guarda che coincidenza!
L'unica cosa che non è cambiata, in questo mese e mezzo, SONO PROPRIO IO!

Quindi forse sarebbe il caso di smetterla di scambiare per pigrizia la paura di uscirmene al tramonto, fra la nebbia o sotto la pioggia, prendere un pullman e cercare di trovarmi una maniera di starmene qui ancora un per un po', in questa città che mi è tanto amica quanto straniera.
Forse devo anche smetterla di fingere di avere paura di stare da sola.
In fondo mi piace, ma non voglio ammetterlo!
Dovrei smetterla di fumare e ingollarmi etti di cioccolata.
E non dovrei aver tanto terrore di rilassarmi e lasciarmi prendere dall'entusiasmo!
Perchè, perchè questa strizza indefinibile nel trovarsi nella condizione di dire "Sono felice" e crederci davvero?
Perchè questa falsa incapacità di dare del mio meglio?

Mah.

Avevo una lezione di orientale oggi, ma in quello stesso orario ho anche un incontro per uno pseudo lavoro ed un appuntamento con Natasa.
E pensare che ho passato il giorno a girarmi i pollici!

Boh, questa è la settimana del lamento.
Prendiamola come viene, una volta al mese!

sabato 3 dicembre 2011

Equilibrio.

Immaginate di avere i piedi che affondano saldamente nel terreno,
ed un filo azzurro, traslucente, che dalla nuca, o poco piu' in su, vi tragga verso il cielo.
Immaginate di essere senza peso e senza forma,
solo una lastra di materia tesa come una vela fra l'alto ed il basso.
Lasciate che il vento vi gonfi e vi sposti, vi accarezzi e vi abbatta.
Ma di sentirvi saldi, inamovibili. Incrollabili.
E qualche volta, immaginate che vi sia permesso di scegliere se penzolare delicatamente dal filo blu, o accasciarvi senza pericolo sul tronco potente delle vostre gambe.
... e, così facendo, immaginate  di cominciare a danzare.

Ecco, questo credo sia l'equilibrio.

Questo Post non ha un Titolo.

Tutti hanno completato
completato
il mio disegno
il Cosmico Disegno
geometrico-commovente
lirico-razionale
lieto-emozionante
doloroso-perfetto.
Perfetto
come un cristallo di neve.
Ecco, coloro che incontro
sono "I miei Altri", le "Presenze"
presenti da sempre. All'inizio,
mi pareva tanto difficile
incontrarli e conoscerli,
difficile amarli,
perchè era troppo
(mi pareva troppo bello)
riuscire a farmi amare.
 
Sono seduta sulla chaise longue di un divano grigio neutro, decorato con una coperta rosso scuro, due cuscini etnici e la fossa del mio sedere giunta a completarne la composizione questo pomeriggio verso le due.

Quanto puo' essere silenziosa una casa?
Soprattutto quando non la conosci, fuori piove da ore, violentemente, i tuoi vicini parlano una lingua che non capisci, sei al quarto piano di una palazzina fuori dal centro e nulla di quello che ti circonda porti con se un qualche ricordo.
Sembra un panorama da incubo.
Eppure mi ci sono adattata così bene, così elegantemente.
Sono entrata, ho salutato, e subito mi sono sentita a casa.
Al punto da farmene spaventare.
Qualcuno dentro di me ha detto la frase "per sempre" e qualcun altro, verso la zona dell'ombellico, si è messo a calciare adrinalina e angoscia alla velocità della luce.

Ok, devo smetterla di pensare per sempre.
E per tutti.
E per se, per ma, per come, per dove....
semplicemente, devo smetterla di pensare.

Oggi, devo dire, mi e' riuscito particolarmente bene.
 
Ho cercato di tradurre il mio curriculum in inglese con scarsi risultati.
Sono arrivata ad odiare skype, letteralmente ODIARE!
Soprattutto di sabato, quando vorresti dedicarti ai sonnellini e ai 4 principali pasti della giornata ma a casa  sentono improvvisamente tutti nostalgia di te.
Non ho dormito, ma questo non mi ha impedito di dedicarmi alla cucina.
Ho fatto fuori tutti gli avanzi fra risotti ed insalate... quando rientrero' a casa sarà difficile pensare che io sia andata davvero a studiare danza!
Oh, pazienza!
Con un po' di pancia lo shimmy viene da dio!!!!

Sapete cos'è?
E' che non riesco a rendermi conto di essere davvero qui, e qualche volta la paura viene in soccorso, obnubilando qualsiasi moto di eccitazione ed entusiasmo con pillole al sapore di routine e normalità.
Ma qua non c'è nulla di normale! Nè di abitudinario!!

E' vero, sono stravaccata su un sofà con una coperta sulle ginocchia, da brava zitella, col computer acceso da 24 ore e Deva Premal di sottofondo.
Nulla di meno energico e vitale!
Eppure, in un  moto di illuminata gratitudine, ho lasciato spazio all'entusiasmo, e forse forse mi sono anche un po' aperta alla possibilità, e mi sono ritrovata a realizzare che sì, sono stata quasi sequestrata da un uno sloveno col vizio dell'alcol, ho finito tutti i soldi, il frigo è vuoto e io ho preso due chili, sono incapace di trovarmi lavoro e di comunicare come vorrei con chicchessia... ma diamine!

Ho un'amica dai capelli rosso fuoco ed il cappotto verde prato che parla come una matta, raccontandomi di come vede i colori delle persone e traduce in slang ogni SINGOLA  parola, che mi porta sui binari di una stazione ad urlare al passaggio del treno merci, con la quale riapro ferite e le affronto, che non capisco sempre, ma il piu' delle volte finisco per riderci assieme come una matta.
Mi trovero' ad avere nostalgia fra qualche giorno, quando partirà per la Nuova Zelanda ad incontrare il suo attuale fidanzato...
Della serie: e io che credevo di avere coraggio!!!
Ho affittato una stanza in una casa carica di buona energia.
Sono piena di energia, anche se non sembra.
Tutto sta arrivando con vibrazioni così riconoscibili ed intense che, adesso come adesso, forse è normale che no me ne riesca a rendere conto.
Sono sconcertata.
PENSO IN INGLESE!
Faccio una fatica enorme, ma è divertente.
Credo di stare cambiando.
Ho un fake Iphone, ma mi fa sentire figa comunque... figa, oddio.
Diciamo che nell'immaginario collettivo avere un telefono col touch screen fa figo.
O forse fa questo effetto solo a me perchè è la prima volta che posseggo qualcosa col touch screen?
Non riesco mai a capire, sono una persona indecisa fra la tecnologia e l'era preistorica.
La mia coinquilina è una 36enne viaggiatrice.
Giusto ora, è a Barcellona.
Da casa, la mia amica messicana mi scrive poesie, e la mia amica riccia e rossa me ne manda altre, solo non sue.
L'amica bionda e riccia, invece, mi scrive mail piene di punti interrogativi, e tutte le altre, ogni tanto, si fanno sentire per qualche minuto.
Mi viene nostalgia e così non corro il rischio di dimenticare. O di essere dimenticata.
Uno sloveno biondo e basso mi fa il filo su facebook. 
Non è poi malaccio, credo che ci uscirò
domani...
Comincio ad uscire col gruppo di danza.
Comincio ad avere due o tre amici... fra qualche giorno avro' persino una macchina!
Guardo cartoni animati in americano e faccio finta di capirli, tanto per farmi fare un po' di compagnia e non offenderli.
Leggo.
Guardo film.
Si, qualche volta mi alleno pure!
Perchè sono venuta a fare questo, in fondo...
 
 
...oppure no?

giovedì 1 dicembre 2011

Cappuccino Liofilizzato alla Vaniglia e Cartoons Americani



La settimana passata è stata sconvolgente.
Sono successe tante di quelle cose, e così in fretta, che non sono riuscita a trovare un istante di quiete per sedermi e scrivere.
Cominciamo dal week-end scorso:
Natasa, la mia nuova super amica Slovena, che mi parla in continuazione col suo divertentissimo accento americano  (e grazie alla quale sto imparando a "Slangare" ogni singolo vocabolo ), mi ha invitata a trascorrere due giorni a Kranj, in montagna, dove i suoi genitori hanno la casa.
Partiamo sabato sera eraggiungiamo la casa verso le 22.
Consumiamo una velocisima cena a base di formaggio (che continuerò a mangiare per i giorni a venire) e raggiungiamo suo fratello ed i suoi amici allo "studio".
Lo studio è una specie di garage adibito a sala di registrazione, dove questa combricola di sloveni dall'aria compunta suona Hip-hop.
In uno stanzino sul retro, fra il fumo di mille sigarette, mi aspetta un tavolo colmo di birre: 3 ragazze e 3 ragazzi discutono animatamente (!) di qualcosa che per la sottoscritta rimarrà per sempre ignoto.
Natasa ed io ci sediamo su un sofà recuperato chissà dove.
Mi offrono una Lasko, mi accendono una sigaretta e Babilonia riprende vita.
Natasa mi sta insegnando lo sloveno, io ricambio con l'italiano.
Lei impara decisamente piu' in fretta di me ed è buffo vedere come cambia tono e comincia a gesticolare senza motivo nel tentativo di risultare credibile.
E credetemi, lo è veramente!!!
Non so come, ma mi ritrovo a paralare di anima, universo, materia e religione con il ragazzo seduto di fronte a me.
Parte un acceso dibattito, consumiamo qualche altro paio di birre e le sigarette finiscono piu' velocemente di quanto tutti avremmo desiderato.
Io ricevo uno di quei rari e preziosissimi attimi di Assoluto durante il quale mi sento benedetta dalla vita che mi ha fatta piombare così distante da casa e mi ha resa capace di trovare una buona compagnia e di sostenere una discussione simile in un una lingua che non è la mia.
Usciamo da quel rifugio he sono le due di notte, puzziamo di sigaretta come una fabbrica di tabacco andata a fuoco e qualcuno comincia a barcollare lievemente sulle proprie gambe.
Alzo gli occhi al cielo: la notte è una sfilata di stelle!
Mai visto niente di simile in tutta la mia vita.
Forse una volta soltanto, quando ero ancora così piccola da paragonare quello spettacolo alla glassa deliziosa dei pan di stelle.
Rientriamo a casa felici, e non smettiamo di parlare neppure per un istante.
Ovviamente ci prepariamo un thè, non saprei contare quante tazze di acqua calda colorata sono riuscita ad ingurgitare in questi ultimi giorni, e ci sediamo al centro del tappeto ai piedi del letto.
Natasa ed io siamo due persone estremamente simili.
Tutte e due della Bilancia, tutte e due ossessionate da qualche disordine mentale col quale dobbiamo lottare ogni giorno.
Cominciamo ad andare piu' in profondità e io mi ritrovo a desiderare di essere capace ad esprimermi meglio, è terribilmente arduo per me, formulare pensieri così intricati e cercare di esporli in inglese quando, a volte, non trovo le parole neppure in italiano.
Ma in qualche maniera ce la facciamo e verso le 4 crolliamo addormentate come due bambine.
Negli occhi, o appena poco dietro, l'immagine dell'universo così come lo abbiamo dipinto: un turbinio incessante di particelle colorate e di bolle fluttuanti dotate di grandi occhi che abitano corpi umani e si chiamano ( via Iphone) da uno spazio-tempo all'altro, per venirsi incontro, aiutarsi, ritrovarsi o semplicemente riconoscersi.
Mi piace questa idea, credo che la adottero' più spesso, in futuro.
Il giorno dopo andiamo a fare una passeggiata nei boschi.
Al contrario di Ljubljana, sempre immersa in una nebbia fitta e gelata, qui splende il sole ed il cappello ed i guanti sono inutili.
Portiamo con noi Lia, il grosso cane di Natasa, e la macchina fotografica.
Ci sediamo al sole e sonnecchiamo ancora un po'. Non i posso credere... IL SOLE!!!
Un'ora dopo ci aspetta il pranzo: sono un'ospite gradita e, per farmelo capire ancora meglio, la madre di N. passa la mattinata ai fornelli.
Assaggio diverse pietanze Bosniache (poichè N. è per metà slovena e metà bosniaca) e finisco con un caffè turco ( che da brava italiana ho bevuto troppo velocemente ) e dei biscotti di panpepato ricoperti di cioccolato.
Rimaniamo seduti a tavola fino alle tre: è domenica, possiamo tutti permettercelo.
Così mi ritrovo a chiacchierare col fratello di N. e la sua fidanzata, che gentilmente traducono per me ai genitori dal momento che la comunicazine fra di noi risulta evidentemente impossibile.
Sonnecchiamo ancora un po'.
Ci concediamo un altro tè ed un'altra chiacchierata.
Facciamo merenda, e poi cena.
Finalmente mi rilasso!
L'indomani rientriamo in città che è l'una circa: l'Universo ci parla attravero le canzioni per radio e noi due, in tutta risposta, ci troviamo a cantare a squarciagola, così, giusto per fargli capire che lo stiamo ascoltando.
Siamo felici e stupide come puoi esserlo solo in un giorno di sole lungo un'autostrada senza traffico.
Decidiamo di andarci a tagliare i capelli.
Io usciro' di lì quasi uguale a prima, solo con meno doppie punte ed un semiciuffo che si nota solo se sono proprio io a convinverti che sì, c'è, lo stai vedendo!!!!
Natasa, invece, si è fatta rossa.
Ma non rossa. Rossa-Rossa.
I mean, really RedRed!
Rientro a casa, e tutto minacia di scomparire da un momento all'altro.
Lily ha casini col porprietario (che è un cretino sotto qualsiasi punto di vista): non le restituisce i soldi della caparra ( e non glieli restituirà mai) e questa povera ragazza non puo' rientrare a casa se qualcuno mosso a pietà non le impresta qualche quattrino.
Io mi chiedo cosa aspetterà me, l'indomani, quando dovrò impacchetare tutto e andare via di li.
Ho una compagna di danza che mi puo' affittare la stanza, Mojca, ma ha tirato su il prezzo all'ultimo istante e adesso non so cosa fare.
Non posso permettermi di spendere un centesimo in piu', sono completamente al verde.
Natasa mi aiuta a cercare casa e lavoro, ma per ora non abbiamo troppa fortuna.
Universo, cos'è, abbiamo fatto qualcosa che non va?



La sera provo una nuova lezione di danza orientale: la palestra è vicino casa, ma ovviamente con la bicicletta riesco a perdermi; così vago nell anebbia per una mezz'ora buona.
Alja è, ovviamente, giovanissima. Per metà palestinese, danza che è un incanto.
La classe del lunedì è per principianti, è l'unica che posso frequentare visti gli orari e poi mi fa solo bene rincominciare tutto daccapo.
Sono stanca morta e non riesco a concentrarmi come vorrei, inoltre ho la testa piena. Non ne posso piu' di sforzarmi a capire lo sloveno!
E' inutile, perchè continuo a provarci?
E' come se mi aspettassi che, un giorno, a furia di porre così tanta attenzione improvvisamente tutto mi sarà chiaro, senza che io faccia nulla.
Il riscladamento non ha NULLA a che vedere con quello di manca: gambe e addominali graziati per questa sera. E la lezione è lenta e leggera.
Forse anche troppo!!!
Ha di veramente buono, pero', la suddivisione dei passi sui ritmi e quei 15 minuti di danza libera che ci imbarazza tutte, ma alla fine risulta divertente.
Mi ritrovo insonnolita alla fine, senza quell'energia solita che segue un'ora di danza.
Mi faccio due calcoli: forse non vale la pena di trovarsi senza una lira per questo.
Rimando tutto al giorno in cui potro' scialacquare liberamente.

Martedì ho la lezione di danza, Lily ha deciso di mandare a quel paese il buzzurro e ha trovato il modo di andarsene: partirà di notte, così a lezione ci vado da sola.
Per la prima volta mi sento straniera e sola.
Ed è terribilmente affascinante!
La lezione è diversa dal solito. O forse sono io ad essere diversa.
Non lo so.
Sta di fatto che le ragazze sembrano vedermi per la prima volta in vita loro e Manca non si dimentica piu' tanto spesso di tradurre in inglese.
WOW!
Ora ragioniamo!!!
Alla lezione successiva mi raggiunge Mojca, mi dice che ci ha ripensato, che puo' affittarmi la stanza a 200 euro e che l'indomani mi verrà a prendere per spostare tutte le cose.
Doppio WOW!
Adesso tutto torna, Grazie Universo, lo sapevo che con te si puo' sempre ragionare.
Torno a casa serena, tutte le energie dei giorni passati mi ritornano indietro e riesco ad affrontare l'attesa notturna, fintanto che il taxi non verrà a prendere Lily per portarla al treno.
Ci salutiamo, mi sale un po' di nostalgia.
Chissà se ci rivedremo in futuro!

Mercoledì è ieri.
Mi alzo distrutta, ho sognato strani gatti giganti e case enormi, gente che doveva venire a prendermi e si dimenticava, feste in piscina e macchine sportive... devo impacchettare tutto, non ne ho la minima voglia!!!!
Faccio colazione, una doccia veloce e mi dò da fare.
In un'ora è quai tutto pronto, mancano solo le ultime cose a cui pensero' dopo aver visto Natasa.
Esco, andiamo al Pomaranca ( e dove se no?) e ordiniamo un the nero alla vaniglia con latte ( e cos'altro altrimenti?).
Parliamo un po, abbiamo tutte e due le energie a terra e non riusciamo a ricaricarci: io sono preoccupata, lei è in quel momento nero che precede la crisi.
Cerco di aiutarla, ma oggi proprio non ce la faccio.
Così decidiamo di alzare le chiappe, abbandonare la copertina per le ginocchia e andare a prepararci il pranzo a casa sua.
Quinoa e verdure al sugo e formaggio!!
E' una cuoca straordianaria!
Ci rilassiamo un po',  mi regala due braccialetti sacri che vengono dal tibet, un bracciale tribal GIGANTE ed orignale che Manca le ha portato da chissà dove, mi disegna quella bolla con gli occhi che abbiamo deciso essere l'anima, mi dà un Fake-Iphone che lei non usa mai, così posso usare finalmente la sim slovena ed un paio di scarpe invernali col pelo.
Insomma, mi ha adottata!

Mi riaccompagna vicino a casa e ci salutiamo.
Io devo traslocare!!

Ma quando rientro a casa trovo la sorpresa che mi aspettavo.
La porta della  camera, con TUTTA la mia roba dentro, è chiusa a chiave,  il padrone di casa è fuori e quel povero ragazzo serbo si ritrova a dirmi che quello stronzo rientrerà alle 5 e che vuole da me altri soldi, altrimenti non mi lascerà andare.
Insomma, mi ha sequestrata!!!!

Io esco fuori di testa.
Avessi un po' di foprza in piu' gli sfonderei tutte le porte di casa!
Preparo il numero della polizia sul mio nuovo FafePhone e lo aspetto, incazzata nera.
Quando rientra comincio a insultarlo come poche volte mi è capitato di insultare qualcuno in vita mia, lui mi chiede i soldi, scrive numeri, mi spiega perchè devo dargli questo e quello.
Io non so che fare, non ho piu' una lira sul conto, e poi è una questione di principio!
Ha già rubato 90 euro a Lily, perchè mai dovrei dargliene altri???

Mi attacco all'unica cosa che mi rimane.
Sono Italiana, e ogni volta che lo dicono tutti mi ripetono: ah, si! Spaghetti, pizza e mafia!
Così ci provo, e lo minaccio di stare attento, perchè non sono sola qui, ho amici a Ljubljana e mi basta chiamare a casa per fargliela vedere.
Non so come non scoppio a ridere!
Forse perchè vedo che funziona!!!
Si calma, si siede, mi guarda e mi dice che non mi chiederà un soldo, purchè io non mi faccia mai piu' vedere... lo sa che sono italiana!

AH!
Da non credersi!!!
Mi sento un'idiota per aver usato una scusa del genere, ma riesco a afrmi aprire la porta della camera e a prendere le mie cose.
Lui esce e se ne va, è convinto che tornerò per dargli almeno 20 euro.
Così ci siamo detti.
Peccato che io non ne abbia la piu' minima intenzione di mantenere fede alla mia parola.
Non questa volta.
Nikola, da buon serbo gentleman mi accompagna fuori, trascinandosi appresso la mia valigia superpesante.
Io sono carica di buste e bustine con dentro la spesa, un cuscino, il tappetino da yoga e un paio di stvali nuovi.
Arriva Moja,  il tempo di salutare Niko e scappiamo letteralmente di lì!

Arrivo nella mia nuova casa che sono distrutta.
Non riesco a spiaccicare piu' mezza parola in inglese.
Ci prendiamo un the e fumiamo una sigaretta, Moja mi racconta un po' dei suoi viaggi: è stata in Marocco, in India, in Germaia a vivere in un ashram per un anno.
Ha studiato diversi tipi di danza, fa meditazione e yoga ogni mattina.
La casa è un tripudio di colori e in ogni angolo c'è il disegno di un mandala con un mantra da recitare.
Elefanti colorati pendono dal soffitto, ci sono piante ovunque... e le regole della casa sono semplici.
Pulire quello che si usa, buttare la spazzatura quando è piena e comprare la carta igienica quando finisce.
Per il resto, posso fare come se fossi a casa mia!!!

Mi butto a letto che sono le 10, non ho internet per ora, perchè non troviamo la password.
Meglio così dormo otto ore di filato.

Alle 7 mi sveglio.
Fuori c'è una nebbia fitta, ma qui, sotto le coperte, le pareti lilla ed il lampadario arancione mi danno il buongiorno.
Mojca è di là che traffica, c'è odore di incenso.
Mi alzo, mi faccio una doccia e mi preparo la colazione.
L'omino del gas deve venire a cambiarci la bombola: Mojca mi dà le chiavi di casa, mi chiede se lo posso pagare io per questa volta, così mi detrae i soldi dall'affitto.
Mi  lascia una lista di contatti per cercare lavoro e se ne esce, tutta colorata e "meditata" per andare a lavoro.
Io esco poco dopo, nella nebbia mattutina, per cercare una banca.
La trovo dopo una mezz'ora buona, ma la passeggiata mi aiuta a svegliarmi.
E' incredibile come mi senta a casa qui!!!
Ritrovo miracolosamente la casa e arrivo appena in tempo per aprire il portoncino all'uomo del gas: lo invito ad entrare, non spiaccica una parola di inglese.
Mi cambia la bombola, prende i suoi soldi e se ne va.

Posso prepararmi il pranzo.
Ho ancora una di quelle buste di zuppa liofilizzato che tanto ho amato in irlanda e quella povera insalata mi guarda dal frigo con aria supplichevole: per pietà, MANGIAMI!!!
Accendo la tv, mi siedo a tavola.
E' fantastico, questa potrebbe essere davvero casa mia!
Qualche minuto di quiete, poi mi chiama Natasa: ha deciso di lasciarmi la macchina quando partirà per la Nuova Zelanda, domani andiamo a firmare i documenti.
Mi chiama Dude, con quel suo accento straordiario, e mi rassicura che per lei è un piacere aiutarmi.
Non potevo trovare un'amica migliore, qui.
Peccato che stia per partire... mi mancherà bere the al freddo, spettegolando come oche e fumando una sigaretta dietro l'altra.


Adesso sono qui, seduta nell'arancione caldo di un salotto che definire accogliente è riduttivo.
Ho acceso due candele profumate, così, tanto per creare un po' di atmosfera e sorseggio alla maniera slovena ( quindi mooooolto lentamente) un cappuccino liofilizzato all'aroma di Vaniglia.
La tv manda cartoni animati americani.

Se non altro imparerò l'inglese, alla fine di tutto questo.

venerdì 25 novembre 2011

Vorrei qualcuno da chiamare Amore.



Mattino d'autunno nella vigna     fila per fila ceppo per ceppo i ceppi si ripetono        e i grappoli sui ceppi        e gli acini sui grappoli        e la luce sugli acini.

La notte nella casa grandissima e bianca        una luce dentro ciscuna         le finestre si ripetono

tutte le piogge che cadono si ripetono        sul suolo, sull'albero, sul mare        sulla mia mano, il mio viso, i miei occhi        e le gocce si schiacciano sul vetro

rinnovamento dei miei giorni        simili gli uni agli altri        differenti gli uni dagli altri

ripetersi dei punti a maglia  ripetersi nel cielo stellato  in tutte le lingue ripetizione dei "t'amo"  e nelle foglie il rinnovamento dell'albero  e in ogni letto di morte, il dolore        per la vita troppo breve.

ripetersi della neve        che cade     della neve che cade leggera     della neve che cade a fiocchi     della neve che fuma come la nebbia  disperdendosi nella tempesta        che imperversa  ripetersi della neve che mi sbarra il cammino

i bambini giocano nel cortile  nel cortile giocano i bambini   una vecchia passa nella strada  nella strada una vecchia passa  passa una vecchia nella strada.

La notte nella casa grandissima e bianca        una luce dentro ciascuna        le finistre si ripetono  sui grappoli, rinnovamento degli acini  sugli acini, la luce

camminare verso il giusto e il vero  combattere per il vero, il giusto  conquistare il giusto, il vero

le tue lagrime mute e il tuo sorriso, mio amore,
i tuoi singhiozzi i tuoi scoppi di risa, mio amore,
il ripetersi del tuo viso
    dai denti bianchi
        brillanti

il mattino d'autunno nella vigna     fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono        sui ceppi, i grappoli        sui grappoli, gli acini        sugli acini, la luce        nella luce, il mio amore

Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,  è il non ripetersi del ripetersi.


"Concerto in Re minore n°I di J.S.Bach",
Nazim Hikmet

mercoledì 23 novembre 2011

Occorre divenire ogni cosa ad eccezione di sé stessi

 Dall'articolo originale:

La più importante qualificazione per la comprensione dell’arte è l’intuizione (…). Specialmente nella danza un aspetto molto importante è, in primo luogo, l’uso del corpo e, successivamente, la trascendenza dal corpo. Ciò accade perché, tra tutte le arti, la danza è in un certo modo la più complessa, poiché si esprime attraverso il corpo e, nello stesso tempo, deve creare la sensazione che essa sia oltre il corpo. Dunque non è sufficiente conoscere solo i movimenti del corpo: se l’atteggiamento interiore non è corretto, se esso tende al lato fisico, siamo nell’errore. Dobbiamo dunque mostrare l’aspetto spirituale nella danza, poiché tutte le nostri Arti in India sono spirituali e, se una danza non è tale, non è Arte e non è neanche indiana.  
Dobbiamo sempre essere capaci di distinguere tra una danza reale ed una falsa. La vera danza non è certo la più semplice delle Arti. Nelle danze false e non vere, che sono apprese e mostrate, si hanno tutti i tipi d’abito ed espedienti volti ad ingannare un pubblico ignorante.
Quali qualità sono necessarie per diventare un danzatore?
In primo luogo l’atteggiamento corretto: dobbiamo essere come Nataraja stesso che si dice abbia incenerito il suo sé inferiore perseguendo il Sé superiore. Se siamo interessati all’Arte dobbiamo parimenti incenerire il nostro sé inferiore (...). Ritengo che vera Natya (“danza”) sia Ananda (“gioia”) del Sé superiore, non dell’inferiore. Per un danzatore la reale comprensione di tutto ciò è la qualificazione necessaria. (…)
La danza fisica e meccanica che vediamo nella nostra epoca è il risultato di quella distruzione dell’anima attraverso cui immagini ignoranti esprimono gioia.
La totalità dell’induismo è basata sul concetto di Dharma; non c’è luogo sulla terra o aspetto della vita ove non ci sia Dharma. C’è parimenti altrettanto Dharma in scena come ce ne è fuori da essa. Inoltre esistono Dharma che sono utili alla scena, poiché essa è una rappresentazione della vita (…). Essa prende la vera essenza della vita e la mostra al pubblico, mettendolo nella condizione di comprenderla meglio. Nel dramma non si vede solo qualcosa distinto da sé, ma in realtà si vede sé stessi sul palco. (...)
Il danzatore ha a disposizione solo il suo corpo. Come può dunque esprimere la natura di un animale o un uccello, ad esempio il pavone o il cigno? E’ davvero come lo Yoga, poiché egli deve entrare nella coscienza interiore dell’animale e divenire tutt’uno con essa – questo è ciò che viene chiamato la coscienza della quarta dimensione, che è davvero la coscienza del Fuoco. Il danzatore entra nella coscienza del pavone e diviene egli stesso lo spirito del pavone: questa unità di coscienza produce il giusto risultato. Quando si raggiunge questa coscienza d’unione si ottiene l’autenticità, ed allora attraverso la danza è possibile rappresentare ogni cosa. Nel mostrare il cervo con le mani e con tutto il sé, si sta rappresentando “l’essere cervo”, l’essenza e lo spirito del cervo. Ciò insegna che non si può interpretare la bellezza senza questo stato d’unione della coscienza. Attraverso la sola immaginazione è molto difficile ottenerlo; è assai difficile immaginare un bel cervo ed entrare nella sua coscienza.
Analogamente, nella rappresentazione di un cigno nella danza, l’unico modo per “danzare un cigno” è sentirsi come il cigno stesso. Come lo Yoga, questo risultato non sarebbe raggiunto senza concentrazione; ritengo che l’unico modo per rappresentare la Natura nella danza sia la comprensione di questo stato d’unione e non solo una rappresentazione tridimensionale dell’oggetto. Non è quindi il pavone “tridimensionale”, non è il cigno o il cervo che devono essere ritratti, ma è la loro coscienza e la loro essenza. (…)
Nel Bharata Natyam un danzatore solista è il narratore: è Krishna in un momento, è Radha in un altro, Rama in un altro ancora e poi Siva. Occorre divenire tutt’uno con l’oggetto che si sta rappresentando.
Nel Bharata Natyam occorre divenire ogni cosa ad eccezione di sé stessi, perché si è il narratore. (…)
Nel danzare, il movimento dell’occhio è molto importante; c’è uno sloka che descrive come gli occhi dovrebbero essere usati. L’occhio dovrebbe seguire la mano poiché attraverso lo sguardo ci si esprime e si crea nel pubblico l’impressione più autentica. Qualsiasi cosa si faccia con le mani o i piedi, se lo sguardo non è espressivo, l’arte è persa e non si ottiene il risultato voluto (…). Nell’ ”Alarippu” , che è la danza d’invocazione iniziale, qual è dunque la prima cosa? Il movimento degli occhi, segue quello del collo e delle braccia, poi quello dei piedi e per ultimo il corpo intero.
Il percorso è dunque dalla testa ai piedi, questo è ciò che dovrebbe essere l’”Alarippu”. Una volta un critico d’arte ha detto:
“Ci sono due fiori (Poos) più belli al mondo: uno è “Tamarapu” (il loto) e l’altro è l’”Alarippu”!”
La danza è l’offerta delle proprie angas e upangas del corpo (tutte le possibili articolazioni) alla Madre Divina poiché essa è il Tempio della Danza.
Ritengo che la danza sia una consacrazione. (…)
Danzare è un arte e dunque una tecnica e, contemporaneamente, è più di questo. E’ necessaria l’espressione per esprimere la vita e, pur avendone avuto bisogno, è poi necessario disfarsene, gettarla via, al fine di conoscere davvero la vita. (…)
Molti studenti di danza desiderano subito apprendere l’abhinaya, la piena espressione delle emozioni, ma è possibile danzare l’abhinaya solo dopo anni di duro lavoro su nritta, il puro ritmo, che è l’espressione della gioia. Se non si è in salute, se si hanno le gambe doloranti, non si tenderà a mostrare gioia. Ma occorre apprendere a trascendere anche il dolore per mostrare la gioia divina della danza ed apprendere che questo è nritta, cioè un’introduzione allo sviluppo dell’ abhinaya stessa. (…)
Dopo tutto ciò, viene il costume: guardate alle cose notevoli che si riescono oggi a fare con i costumi. Il costume dovrebbe riflettere lo spirito e il sentimento della danza stessa, al posto di ciò si indossano invece costumi bizzarri. Io credo nelle Arti Antiche, ma non credo nell’antico appena degenerato. Ho visto esempi di vera cultura islamica e della vera cultura occidentale, con i loro magnifici ornamenti, e questo accadeva ben prima dei tempi di Hollywood. Quando si danza è importante apparire belli, ma ciò deve essere fatto nel modo più semplice. (...) Il costume ideale o il trucco ideale è quello che appare naturale (...) occorre apparire naturali perché l’Arte è creativa. (...) Di questi tempi non è semplice danzare nei templi, così dobbiamo immaginare che la scena sia il nostro tempio. Dobbiamo essere semplici; le persone non si rendono conto di quanto la semplicità sia importante, e non mi riferisco solo al trucco o al costume (…) Al culmine di ciò ci sono le luci colorate: improvvisamente una luce verde, una rossa, poi una blu e per concludere una bianca …(..) Purtroppo il pubblico è maniaco del varietà. (…)
Un altro aspetto importante è che, quando una danza è creata dall’ispirazione, non ci si stanca mai di essa; ciò che è autentico non è noioso, anche se viene ripetuto. Apprendiamo tutto ciò con l’esperienza, e sappiamo poi che non siamo mai annoiati da ciò che è davvero creativo. (...)
L’India è una terra di Arte e Bellezza, ma soprattutto è una terra di Yogi. Qualsiasi cosa apprendiamo, è questo Yoga che dobbiamo comprendere. Dobbiamo apprendere ad aprire gli occhi e a sviluppare i nostri cinque sensi e dobbiamo fare tutto ciò impersonalmente, con devozione e con coraggio, poiché senza questi aspetti non saremo mai in grado di realizzare nulla. (...)
L’Arte di un grande danzatore deve basarsi anzitutto sulla vita che può esprimere, in secondo luogo sulla bellezza della tecnica e solo in ultima istanza sugli espedienti scenici, il costume, ecc. Questi ultimi sono solo accessori e non essenziali in sé. Se la danza è autentica e bella, non soffrirà dell’assenza di essi, benché possa esserne arricchita. Il Bharata Natyam è un’arte completa, ed è notevole come ogni dettaglio formale sia stata concepito così minuziosamente tale che la tecnica possa essere un perfetto strumento del genio del danzatore.
Senza una perfetta conoscenza della musica è impossibile essere un danzatore perfetto, e nessun danzatore può essere grande senza il potere dell’espressione drammatica che si estrinseca attraverso il corpo e particolarmente per mezzo del volto. Questo ci dimostra che in India l’abilità nell’azione era tenuta in grande considerazione e non era sacrificata per amore dello Spirito. Così, anche se un’artista può concedersi di fare molto poco, un gesto molto semplice può essere pregno di significato e potere. La magia del genio è la magia più elevata tra tutte. Benché forma, tecnica e abilità siano qualità essenziali, non saranno mai sufficienti se l’Arte deve divenire una forza ispiratrice del mondo.

"La danza fisica e meccanica che vediamo nella nostra epoca è il risultato di quella distruzione dell’anima attraverso cui immagini ignoranti esprimono gioia."

martedì 22 novembre 2011

La Terra Partorirà unAlbero. Ed io sono un Fiore.

 Immagine by Nicoletta Ceccoli


(...)

Silenzio la terra partorirà un albero

La morte si è addormentata sul collo di un cigno

E ogni piuma ha un fremito diverso

Ora che Dio si siede sulla tempesta

Che frammenti di cielo cadono e si impigliano nella foresta

E che il tifone spettina la barba del pirata

Adesso offrite la morte al vento

Affinchè il vento apra i suoi occhi


Silenzio la terra partorirà un albero

Ho delle lettere segrete nella scatola cranica

Ho un carbone dolente in fondo al cuore

E porto il mio cuore alla bocca

E la bocca sulla soglia del sogno


Il mondo mi entra attraverso gli occhi

Mi entra attraverso le mani

Mi entra attraverso i piedi

Mi entra attraverso la bocca

E mi esce

In insetti celesti o nuvole di parole attraverso i pori


Silenzio la terra partorirà un albero

I miei occhi nella grotta dell' ipnosi

Masticano l'universo che mi attraversa come un tunnel

Un brivido d'uccello mi scuote le spalle

Brivido d' ali e onde interiori

Scale di onde e ali nel sangue

Si rompono le gomene delle vene

E si salta fuori dalla carne

Si esce dalle porte della terra

Fra colombe spaventate


Abitante del tuo destino

Perchè vuoi sfuggire al tuo destino?

Perchè vuoi spezzare le corde della tua stella

E viaggiare solitario nello spazio

E cadere attraverso il corpo dal tuo zenit al tuo nadir?


Non voglio vincoli di astri nè di vento

Vincoli di luna vanno bene per il mare e le donne

Datemi i miei violini di vertigine ribelle

La mia libertà di musica fuggita

Non c'è pericolo nella notte piccolo crocevia

Nè mistero sull'anima

La parola elettrica di sangue e cuore

E' il grande paracatude e il parafulmine di Dio


Abitante del tuo destino

Attaccato alla tua strada come una roccia

Arriva l'ora del sortilegio rassegnato

Apri la mano del tuo spirito

Il dito magnetico

Dove l'anello della serenità adolescente

Si poserà cantando come il canarino prodigo

Assente da tanti anni


Silenzio

Si sente il polso del mondo debole come non mai

La terra ha appena partorito un albero.


Vincente Huidobro,
tratto da "Viaggi Siderali"



domenica 20 novembre 2011

Oh, basta! Mi devo sfogare!!!

Probabilmente non saro' mai una Danzatrice!
Una di quelle si creano il profilo su youtube, si esibiscono su tutti gli stages, tirano fuori una nuova, stupefacente coreografia ogni settimana e organizzano workshop per tutto il mondo.
OK.
Questo lo avevamo chiaro in mente già tutti! Me compresa!
Allora perchè sono partita?Verrebbe da chiedermi?
Beh, di certo non ho impacchettato tutte le mie speranze ed i miei sogni con la certezza di arrivare qui e cambiare totalmente il mio corpo, il mio carattere, la mia personalità... pero' qualcosina (ovviamente) speravo che accadesse!
Ed è accaduta, in effetti.
Solo che non è così piacevole come avrei voluto.

Ecco.
Da dove cominciare a raccontare?
E' facile sbagliare, con le parole, e dare ad intendere cose che i realtà non si stanno neppure lontanamente pensando.
Siamo esseri umani, quindi limitati.
Tenetelo a mente leggendo le prossime righe.

Sopratutto perchè: IO SONO UMANISSIMA!
E 2+2 fa 4...

E' capitato che ieri sono andata a vedere  uno spettacolo di danza orientale-moderna, ovvero un incrocio (forse riuscito, forse no, non spetta a me giudicare) di danza contemporanea e musica orientale.
Personalmente lo spettacolo mi ha colpita!
Non saprei dire se mi è proprio piaciuto, per certi versi è stato piuttosto difficile da seguire, ma se non altro ho visto qualcosa di diverso, che forse poco ha avuto a che fare con la danza orientale, questo è vero.
Quello che mi ha lasciata con un senso di scoramento, pero', sono stati i commenti di quanti erano presenti, soprattutto quelli da parte di danzatrici professioniste.
Uno spettacolo da lanciatori di coltelli!
I commenti potranno essere stati anche essere stati piu' che onesti ( e nulla ci piace piu' dell'onesta') ma la severità con cui sono stati esposti, l'ineluttabilità, forse anche la chiusura... se mi posso permettere, mi hanno lasciata con un senso di vuoto difficile da colmare.
Questo perchè so che, se un giorno provassi mai ad esprimermi in una maniera simile a quella tentata da chi quello spettacolo lo ha messo su, sicuramente non saprei fare di meglio... anzi, credo che non riuscirei ad arrivare neppure al 10% di quello a cui ho assistito.
Così, quelle coltellate, anche se indirettamente, un po' hanno sferragliato anche me.

Sono capitata in una terra dove la gente è piuttosto severa.
Con gli altri e, sopratutto, con se stessa.
Basti vedere le lezioni a cui prendo parte: ci sono donne di 50 anni piegate sui loro addominali che respirano a stento e sono tutti affari loro!
Certo, è una scelta personale, quella di essere lì, ed ognuno si prende le proprie responsabilità.
Ma possibile che non ci sia un po' di cura? Un poco di attenzione verso chi ha dei limiti?
Forse, mi viene da pensare, sono solo finita in un posto che non è proprio il mio.
Forse mi sto un attimo perdendo.
Non so mica tanto bene perchè lo sto facendo...

Certo, l'esperienza è entusiasmante, ed a livello personale è qualcosa a cui non vorrei rinunciare.
Il viaggio, vivere da sola, una nuova cultura, uovi modi di essere, cavarsela, studiare, lavorare...
Ma con la danza?
Con la danza che ci faccio?
E dopo quello che ho sentito ieri, io già timida ed insicura per i fatti miei, quando trovero' mai piu' il coraggio di esibirmi?
Io che di "tecnica" ho probabilmente solo i libri di educazione artistica delle medie riposti in un cassetto, allora non avrò mai il "permesso" di mostrare quel qualcosa, che ancora non so cos'è, che ho da dare?
Non sarò mai vista come una persona che usa la danza per esprimersi, bensì come una poveretta da compatire che non è in grado di avere due linee decenti?

Non lo so.
Sono qui per questo?
O sono qui per cosa?

Per me la danza, poco a poco, è diventata una sorta di cura, di meditazione.
Un'onda che mi segue anche quando vado a fare la spesa, un mezzo di comunicazione con gli altri esseri viventi, un movimento diverso da quello che siamo soliti usare, da che veniamo al mondo.
Tutto questo, adesso, è da buttare via?
In mezzo a questi marines del fitness, a questi soldati terribili, come lo trova un poco di spazio una donna che si sente piu' comoda nelle vesti da sacerdotessa?

Certo, non sono arrivata fin qua per compiacere nessun altro se non me stessa.
Poco importa se le grandi stelle della danza orientale non mi si avvicineranno mai.
Non ho questa pretesa, nè voglio questa opportunià.
Non credo mi appartenga.
Ma cominciano a sorgermi alcuni dubbi.
C'è spazio, al mondo, per qualcosa che non sia perfezione?

Van Gogh non era perfetto.Van Gogh faceva schifo, se dobbiamo guardare le sue opere dal punto di vista tecnico.
Van Gogh era costantemente sull'orlo di una crisi di nervi.
Penso che potrei essere euna delle sue opere piu' riuscite, se Van Gogh avesse anche avuto la facoltà di creare esseri umani...
Eppure, qualcosa da dare, evidentemnte, la aveva anche lui!

Come si procede, adesso?
Come si va avanti?
Sono fuggita da una richiesta di perfezione troppo grande, e mi sono infilata in un mondo dove le persone come me non meritano nemmeno un attimo di riflessione, un minimo di attenzione, neppure lo sforzo di tentare di capire!

Adesso sono confusa.
Ed anche un po' abbattuta.

Lo sapevo che, da vicino, le grandi cose si riducono sempre a qualcosa che non ci affascina piu' così tanto.
Ma non credevo si potesse arrivare fino a questo punto!

Ora mi sono persa di nuovo, cazzo!
E perdonate il francesismo.

Quello show, non mi era sembrato così male.
Forse perchè il mio culo, neppure così sodo, rimane appoggiato sulle poltrone riservate agli esseri umani mentre il resto della mia persona assiste ad uno spettacolo di persone, che tentano di fare qualcosa, con tutta la loro, limitante, compatibile e patetica umanità.

giovedì 17 novembre 2011

Aemona Fu!


Lunedì pomeriggio, un po' per reale curiosità, un po' per fare bella figura di frote al nostro futuro datore di lavoro (CROSSED FINGER FOR US, FOLKS!), io e Lily abbiamo assistito ad una visita guidata della città.
Un'esperienza imperdibile!
In primis perchè Eliano, il ragazzo che ha tirato su questa piccola società di Italiani Sloveni, ha davvero stoffa da vendere in questo settore.
Secodo, la città è davvero magnifica e se caminando per le sue strade riesci a capirci anche qualcosa di più, allora ti si spalanca un mondo davvero magico e fiabesco.

Ljubljana è la Capitale della Repubblica Slovena dal 1991, anno della dichiarazione d'indipendenza.
Attraversata dal fiume Ljubljanica è divisa in 17 circoscrizioni e 33 frazioni.
Conta un apopolazione di quasi 300.000 abitanti ed è considerata il cuore economico, culturale, artistico, politico, scientifico e amministrativo dell'intera Slovenia.
C'e da dire che la posizione geografica di questo stato, confinante con l'Italia, l'Austria, l'Ungheria e la Croazia, l'ha reso crocevia di diverse culture e non è difficile immaginare come  queste abbiano potuto influenzare il modus vivedi dell'intera società.

Camminando per le vie della Capitale, come prima cosa, non si puo' non notare l'ordine e la pulizia.
L'architettura, in stile pseudo barocco con qualche accenno di Art Nouveau, fa da scenario al teatrino dei suoi abitanti, tutti seri e compunti, severi e fieri.
Chiunque, se avrete la fortuna di riuscire ad intavolare una chiacchierata con chicchessia, vi dirà che gli sloveni sono persone chiuse e fredde, per nulla passionali come lo siamo noi italiani!
Forse sono stata fortunata perchè, fino ad ora, ho incontrato solo persone amichevoli e pronte a darmi una mano o un'indicazione (autisti degli autobus a parte, che pare debbano superare un test di scontrosità prima di poter accedere alla licenza).
Dai bancomat ai mezzi di trasporto, qui tutto funziona con una rapidità ed una perfezione incredibili!
Le strade sono pulite, i cestini della spazzatura sono onnipresenti e la pista ciclabile, rossa, attraversa l'intera città in ambedue i sensi di marcia.
Davvero un piccolo paradiso metropolitano!

La leggenda vuole che i primi esseri viventi ad abitare la palude ai piedi di quello che oggi è il castello della città furono Giasone ed i suoi Argonauti.
Di ritorno dalla Colchide, dopo aver trovato il famoso Vello d'Oro, invece di dirigersi verso il Mar Egeo imboccarono la via Nord, risalendo il Danubio. Da lì giunsero al suo affluente, il Sava, quindi si fermarono alla sorgente del Ljubljanica.
Circondato dalla palude, al centro di un grande lago, Giasone trovò un terribile mostro: il Drago di Lubiana, diventato stemma onnipresente e simbolo della città.

Le prime tracce umane risalgono al 2.000 a.C. nel territorio paludoso che circondava l'intera regione dell'attuale Lubiana.
La prima colonia umana viveva in palafitte di legno, si nutriva grazie alla caccia ed alla pesca, ma non è da escludersi un primitivo approccio all'agricoltura.
Colonizzata in seguito  dai veneti, dagli Yapodi e dalla tribù celtica dei Taurisci fu  occupata infine dai Romani che costruirono il Castrum di Aemona (detto anche Iulia Aemona) nel primo secolo a.C.
La città fu distrutta dagli Unni di Attila ed in seguito dagli Ostrogoti e dai Longobardi.

Fu nel sesto secolo che la popolazione Slovena si insedio' nella città, prima di cadere sotto la dominazione Franca ed essere attaccata da quella Ungherese.
Il nome della citta ( al tepo Luvigana) compare per la prima volta in un documento ufficiale del 1144, nel 1220 riceve lo status di città e sempre in quest'anno potrà battere la propria moneta.

Distrutta da un terremoto nel quindicesimo secolo ( scopro ora che la città è fortemente sismica e questo non mi piace affatto), Lubiana viene quasi completamente ricostruita ed acquisisce quello stile rinascimentale che la rende tanto romantica e particolare.
Diviene capitale artistica e culturale e nel 1550 vengono stampati i primi due libri, uno dei quali è la traduzione in lingua slovena della Bibbia.
L'illuminazione elettrica arriva alla fine dell'800 e sempre alla fine di questo secolo viene nuovamente distrutta da un terribile terremoto.
Ricostruita nuovamente, si arricchisce di quelle sfumature barocche ed art nouveau che possiamo apprezzare al giorno d'oggi.

Dopo il dominio Austro-ungarico, Lubiana passo al regno serbo, croato e sloveno, tramutatosi in Regno di Jugoslavia.
Durante la seconda guerra mondiale la città fu annessa all'Italia e divenne  provincia della Venezia Giulia.
L'indipendenza arrivo' nel 1991, Lubiaa divenne capitale della Slovenia e questa entra a far parte dell'Unione Europea nel 2004.

Dal punto di vista architettonico la città risulta un crogiolo di stili completamente diversi fra loro, nonostante ad uno sguardo poco attento possa non riultare così evidente.
Influenzata dall'architettura austriaca ( se si tralasciano i grandi edifici costruiti egli ultimi decenni) la città conserva nel suo centro storico la maggior parte degli edifici barocchi.
Diviso in due quartieri: quello del municipio - dove troviamo la chiesa delle Orsoline, la sede della società filarmonica (la piu' antica in Europa!) e la cas adi Cankar - e quello degli artigiani.
Dopo il terremoto e la seconda guerra mondiale, la città fu ricostruita sotto lo sguardo attento dell'architetto Plečnik.
La sua opera piu' riconosciuta è il Triplo ponte che unisce i due quartieri del centro storico.

Potrei stare a raccontarvi tutta una pappardella sull'uso innovativo dei materiali usati per la sua costruzione ( calcestruzzo, cemento e materiali poveri) associati ad un'architettura così leggera ed elegante da risultare assai più pregiati... ma me lo risparmio.
Casomai mi assumessero, potrete sempre venire a sentirmi blaterare durante uno dei tour della città!!

La collina è dominata dal castello che altro non è se non una torre di vedetta ed, al giorno d'oggi, un museo.
Importanti opere architettoniche sono la cattedrale di San Nicola, chiesa ad un'unica navata dai portali finemente scolpiti e dagli interni tipicamente barocchi e rinascimentali, il Ponte dei draghi, la fontana di Roba decorata con l'obelisco ai piedi del quale sono simboleggiati i tre principali fiumi della Carniola e la facciata della chiesa in piazza Prešeren.

La biblioteca Nazionale è un altro motivo di orgoglio per la popolazione Ljubljanese.
Capitale della cultura, la città ospita 22 facoltà, tre accademie ed un collegio, più 15 musei, 41 gallerie d'arte, 11 teatri e ben 4 orchestre professionali.
E' presente anche uno zoo (che personalmente non visiterò, per questione di principio) che copre circa 20 ettari ed ospita 152 specie animali.
Un settimo della popolazione è composto da studenti e questo la rende un acittà estremamente giovane e multietnica (sebbene l'immigrazione di colore sia fra le piu' basse che si possano immaginare).

In ultimo, la Slovenia è famosa per il suo Vino - che io non ho ancora avuto la fortuna di assaggiare... - per il miele d'abete ed il liquore al mirtillo!
Passando di qui non potete assolutamente perdervi il mercato ortrofutticolo che si trova proprio nella centralissima Vodnikov trg:
Qui i prodotti sono a km zero e potrete comprare una vastissima varietà di frutta e verdura direttamente dalle mani dei contadini!
Immancabili le bancarelle delle erbe officinali e della frutta secca!
Seguite il vostro naso... il profumo è irresistibile!
... e se durante una delle vostre passeggiate invernali, fra le nuvole basse che scendono a coprirvi come un mantello umido, immergendovi all'improvviso in un biancore lugubre e fantascentifico, vi assale la voglia di qualcosa di caldo entrate in uno qualsiasi dei tanti bar e caffè che costeggiano il fiume.
Cioccolata e vino caldo alle spezie vi attendono.
E se l'idea di sedervi fuori ed atteggiarvi come veri locali vi stuzzica la mente, copertine per le ginocchia e lampade ad infrarossi vi faranno sentire meno freddo.
"Hvala" e "prosim" (rispettivamente "Grazie" e "Prego") sono le uniche due parole da sapere, per tutto il resto rassegnatevi ad indicare col dito il punto del menù in cui pensate di aver trovato quello che cercate e sperate nella buona sorte.

E che tutto questo mi sia d'auspicio!
Spero di potervi accompagnare, un giorno, fra le vie di questa magnifica città!!!!

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