sabato 14 aprile 2012

Bla Bla Bla and leaving again!

Mi piacerebbe essere capace di mantenere questa specie di diario itinerante.
Ma vuoi che son pigra,
vuoi che non ho tempo,
vuoi che, comunque, mi trovo sempre qualcos'altro da fare...
Beh, è andata a finire così!

E' passato un mese.
Non ho mai finito di raccontarvi com'è terminata l'esperienza passata sul set, di come abbia girato mezza slovenia al seguito di una crew di pazzi scalmanati, di come sia stata la "regista" di un altro piccolo video promozionale per il college di lingue, di come Alby sia tornato a Ljubljana per farmi da assistente...
e del rientro, degli scleri coi pagamenti, del conto in banca finito quasi in rosso.
Delle nuove lezioni di danza, delle novità!!!

Ma va bene così, pazienza.

Sto partendo di nuovo!

Domani sera sarò a Ljubljana.
Ovviamente non sono sicura di dove dormirò.
Ho imparato a non preoccuparmene piu' di tanto.

La settimana sarà piena ed ultrastimolante.
Sarò UFFICIALMENTE la regista e la DOP (Director of Photography) di una pubblicità che andrà in onda in tutte le emittenti televisive slovene!

Non posso spiegare quanto sia contenta, onorata ed in parte anche preoccupata per la responsabilità che mi viene data.
Ma che possibilità enorme per fare esperienza!!!

Non vedo l'ora di cominciare!
Fra Lunedì e giovedì sarò immersa nella direzione di una crew.

Venerdì sarà di riposo totale... e la sera le fanciulle mi aspettano per la festa di compleanno di Manca  che temo di sapere già come andrà a finire.

Sabato e domenica mi becco anche un workshop di tecnica ed uno di ATS!

Non potrebbe essere più perfetto!!!

Sono felice!

sabato 10 marzo 2012

BackPacking, CouchSurfing & SetLiving! DAY 2!

Lunedì mattina.
8 meno un quarto.
Mi rotolo giu' dal divano letto non senza una certa rimostranza nei confronti dell asveglia.
E' il primo giorno di lavoro.
Briefing e setting up.
I clienti tedeschi vogliono controllare tutto prima dello shooting e decidono di farlo alle 9 del mattino.

Eliano e Jasna sono in cucina.
Mi aspettano con un caffè tiepido.
Io mi preparo in fretta e furia, chiedo due indicazioni riguardo i pullman e strade varie, li saluto e scappo via.
La fermata del 2 è proprio sotto casa e mi lascia proprio di fronte allo Zmauc, dove ho appuntamento con Darko.
La tessera del pullman che avevo perso prima di tornare a casa è stata rimpiazzata da un'altra che Roberto ha voluto imprestarmi per forza di cose.
Continuo a stupirmi di quanto il mio karma, solo qui in Slovenia a quanto pare, sia tanto buono!

Raggiungo Darko, prendo il secondo caffè della mattinata, salto sulla jeep e via!
Si comincia.

Alle 9, precisi come da nomea, il gruppo di tedeschi è in studio.
Mi mostrano tutti gli abiti, gli abbinamenti, gli accessori, i cambi che dovrò fare fra un ascena e l'atra.
Io prendo nota, piu' o meno, e mi ritrovo sommersa da guanti, cappelli, sciarpe, giacconi, anti-vento, pantaloni, calze, torce, zaini...
Insomma, io dovrei badare a tutta quella roba!!?

Tutti insieme studiamo il brief dei 3 giorni di shooting.
Il regista è francese
Il Dop è iraniano, londinese adottato.
L'attore è danese ( ed è anche un bel pezzo di figliolo).
Il produttore è tedesco.
Il cameraman è francese.
Metà della crew arriva da non so dove...
La zuppa di accenti è terribilmente ridicola!!!

Una volta chiarito il tutto, ci si dà appuntamento per il giorno a venire.
Io rimango in studio.
Darko mi offre il pranzo.
Ancora non ho tirato fuori una lira.
Accetto volentieri, anche perchè la colazione l'ho praticamente saltata a piè pari.
Poi devo lavorare davvero.

Mio compito è stirare gli abiti.
Dividerli in base alle scene.
Togliere le marche da tutto cio' che non appartiene alla marca per la quale gireremo lo spot.
Cucire, riparare, aggiustare.
Praticamente ci metto qualcosa come 8 ore.

Ah! Nel frattempo ho anche vinto una macchina!
Una Laguna non so cosa, che si mette in moto con bottoni e pulsanti vari, non ha le chiavi - bensì una cheda con un chip - e non è dotata di freno a mano - cosa che mi ha lasciata perplessa per 10 minuti buoni prima di capire che dovevo spingere un altro archibugio per partire.

Alle 8 e mezza ho appuntamento con le ragazze del Duende.
Manca e Nadja sono in tour per l'Amaya e non c'è lezione.
Così sopperiamo alla mancanza con una birra. O due.
Mi fermo a comprare una scatola di cioccolatini per ringraziare Eliano e Jasna e per fare rifornimento di patatine al burro di noccioline per le mie ragazze.

Arrivo al Biliardoun po' in anticipo.
Mi prendo una birra ed un pacco di sigarette.
Accendo il computer e mando qualche e-mail.
Mi sembra di non essermene mai andata...

Jasna è la prima!
poi arrivano Lena e Anita.
Eva è in ritardo.
Vesna lavora.

Come mi sono mancate in questi 10 giorni!
Sembra passata una vita.
Ma la sensazione dura poco.
Dopo la seconda birra ed il mezzo chilo di patatine andato stiamo tutte parlando a raffica, un po' in sloveno, un po' in inglese, un po' in non si sa che lingua.
Progettiamo spettacoli, parliamo di gonne, musiche nuove.
Insomma, faccio davvero fatica a credere che sia in qualche modo tutto davvero finito.

Mi viene una voglia matta di tornare a lezione.
Qui o lì.
Non importa.
So solo che ho voglia di ballare, adesso!!!

Si fa mezzanotte e ci congediamo allegramente.
Io non ho idea di come raggiungere l'appartamento di Eliano e non c'è un Iphone sul quale google maps funzioni.
Eva mi propone di farmi strada, ed io accetto.
In meno di 10 minuti sono a casa.

Eliano e Jasna sono svegli, per fortuna.
Stanno impacchettando la qualunque per il giorno dopo.
Alle 4 io parto per Bovec, loro per Vienna.
Siamo sincronizzati al millesimo!

Sul divano del loro salotto, fumacchiando e ciacolando, mi ritrovo all'improvviso con in mano un mazzo di chiavi.
Mi lasciano il loro appartamente per i prossimi due giorni.
E mi raccomando, fà come se fossi a casa tua!!

Non ci credo!
La tentazione di stupirmi c'è tutta, ma decido di smettere con questa idiota abitudine.
La prendo per buona, e tanto meglio per me!!!

All'una punto la sveglia.
3 ore di sonno dovrebbero bastare...

Diamine!
Domani siamo sul set.

BackPacking, CouchSurfing & SetLiving! DAY 1!

Back in LJ!
Again.

Parto da casa alle 8 di domenica mattina.
Alle 9 meno 10 ho il treno per Milano.
Mia madre e Gino si alzano all'alba per accompagnarmi, io sono in una mezza trance da sonno mancato, non riesco neppure a fare colazione.
Ho ancora la cena di sabato sullo stomaco...

Non so come riesco a non dimenticare nulla, salgo in macchina e svengo.
Mi sveglio - si fa per dire - all'aria pungente del mattino Torinese.
Caffè, ricarica del telefono, obliteratrice, binario...
I miei mi carino sul treno, poi si fermano  a salutarmi dalla banchina attraverso il finestrino.
Sembra che stia partendo per altri 4 mesi...
Prendo un posto qualsiasi, consapevole del fatto che non riuscirò a prendere sonno, attacco la musica e comincio a leggere il libro della Woolf.

Partiamo stranamente in orario.
La seconda classe dei treni italiani la conosciamo bene o male tutti.
Dei tre sedili che non occupo non ce n'è uno che ospiti qualcuno di vagamente sopportabile.
Un uomo grassoccio e sudato invade quel poco di spazio vitale che mi ero guadagnata, respirando affannato come un ippopotamo spiaggiato.
Sgomito un po', se non altro per fagli capire che vorrei non usasse il mio fianco come bracciolo, ma non c'è nulla da fare.
Parla ad alta voce in francese con una ragazza di colore che mi siede di fronte.
Nemmeno le cuffie ficcate a forza nelle orecchie riescono ad attutire la loro presenza.

Mi rassegno.
Mi accascio sul finestrino e chiudo gli occhi.
Sono solo due ore, in fondo...

Arrivo a Milano che sono le 11.
Mezz'ora di attesa e poi parto per Mestre.
Raggiungere la sala centrale della stazione è un'impresa epica.
Chi corre, chi spinge, chi si ferma, chi ti fischia.
Chi vuole portarti i bagagli (non si capisce bene se alla tua meta o via, direttamente ).
Penso a come tutto questo sia tipicamente italiano.
Un gruppetto di tamarri smascellanti, in pantaloni succinti e capelli ingellati, imbacuccati in quei cappotti neri tutti uguali che tanto mi ricordano i sacchetti dell'immondizia, urla bestemmie a squarciagola...

Ah, Ljubljana, sto arrivando!!!!!

Sul treno per Mestre una carrozza di prima classe viene declassata per mancanza di posti a sedere.
Non mi faccio scappare l'occasione e mi fiondo sul primo posto ingolo che trovo.
Mi metto comoda, stendo i piedi, vorrei fare capire a chiunque passi di lì che preferirei non avere compagnia.
Funziona per un po'.
Poi devo arrendermi di nuovo. 
Per fortuna il mio dirimpettaio è magrolino e clamo.
Sembra un sedicenne in abiti da dirigente d'azienda.
Legge il sole 24 ore.
Porta la cravatta al collo, le all stars ai piedi.

Non mi pongo domande.
Dormo un pochino.

A Verona mi svegliano le voci squillanti di un gruppo di ragazze spagnole.
Saranno una decina, e parlano a macchinetta.
Ma lo spagnolo mi piace, così rimango ad ascoltarle per il resto del viaggio, alternando di tanto in tanto la loro conversazione  ( che non comprendo pienamente) con quella di una coppia di ragazzi, un italiano ed una cinese che, a quanto mi è parso di capire, se la cavano meglio senza parole...

Ci raggiungono un gruppo di ragazzi di colore.
Una francese ed un tedesco...
Io mi domando se non abbia già oltrepassato il confine e quando arriva il controllore, svegliandomi senza troppa delicatezza, sono tentata dal mandarlo a quel paese in inglese.
Tanto...!

Sbarco a Mestre.
Ho un'ora e mezza di attesa.
Mangio un panino, nonostante ancora non abbia nessuna fame, e cerco la fermata della corriera.
Ovviamente è presto, la strada è deserta, ci sono i lavori in corso  che dividono la strada in due, la palina del bus non esiste nemmeno.
Faccio avanti e indietro come una scimmia impazzita per una decina di volte.
Poi finalmente scorgo altri due ragazzi laddove si presume sia la fermata del pullman.

Sono americani e sono più smarriti di me.
Com'è possibile, mi chiedono, che non ci sia un cartello, un segnale, una qualsiasi cosa!!?
Io sorrido e domando loro se siano per la prima volta in Italia.
Mi rispondono di si, ovviamente.

Piano piano arrivano gli altri passeggeri.
Siamo una 15ina.
Aspettiamo tutti di salire sulla corriera per ljubljana.
E quella si fa aspettare, così, tanto per aumentare il divertimento!

Quando finalmente saliamo a bordo, mi fiondo di traverso sulla prima coppia di sedili liberi che trovo.
L'americano mi parla a macchinetta (ovviamente!) poi finalmente dichiara di volersi fare un riposino.
Sospiro di sollievo, chiudo gli occhi, e chi si è visto si è visto!!!

Da Mestre a Ljubljana sono 4 ore di traversata.
Ne dormo più o meno tre, poi mi sveglia la suoneria dei messaggi del cellulare.
E' Lena.
Mi informa, alle 7 e 20 di sera, che non ho piu' un posto dove dormire, perchè la ragazza ha disdetto tutto all'ultimo.
Mi sento mancare per un istante.
Fra un'ora sono a Ljubljana e non ho la piu' pallida idea di dove andare a dormire.
Ci sono gli ostelli, ovviamente, e li conosco piu' o meno tutti.
Ho il numero del taxi sulla sim slovena.
Non è che sono proprio spersa... ma non mi va di spendere gli stessi soldi dell'affitto di un mese per dormire una settimana in una camerata da 8!!!

Comincio a mandare messaggi a raffica:
Eva si prodiga in mille ed uno modi, ma non riesce a trovare nulla.
Lena continua a scrivermi che le dispiace.
Io arrivo a LJ che ancora non so dove vado a finire!

Ho paura di dover accettare l'invito del produttore ma, non so perchè, al pensiero mi viene l'orticaria.
Di solito mi so ascoltare.
Quella non è una delle soluzioni contemplate.
Tento l'ultima risorsa che ho e chiamo Eliano, il ragazzo italiano che vive qui da 5 anni, sposato con una slovena, col negozio di souvenir in centro.
E' sempre stato gentile, anche se ha quello strano accento che non mi lascia mai intendere se stia dicendo sul serio o meno...

Mi aveva detto che avrebbe cercato qualcosa per me la settimana passata, ma poi non si è piu' fatto sentire.
Quando lo chiamo sembra scocciato e sorpreso.
Io mi dico che ormai è andata e mi rassegno all'idea dell'ostello.
Eliano mi dice di aspettare una 10ina di minuti, che poi mi richiama.
Io approfitto della presenza dei due americani per avere compagnia lungo la strada verso Metelkova: dormiranno lì questa settimana e mi chiedono se posso accompagnarli dal momento che sanno che conosco la città.
Tempo di arrivare in ostello e chiedere due prezzi ed ecco che Eliano mi richiama.
Mi ospita lui, fra 10 minuti mi viene a prendere!

Io saluto gli americani e corro alla stazione, di nuovo.
Eliano è lì che mi aspetta.
Io sono sollevata, ma anche un po' imbarazzata.
Ho paura di dar fastidio e, comunque, non è che questo tipo lo conosca poi molto meglio del produttore.
Mi solleva solo il fatto che mi dica "puoi stare da NOI" e poi la pancia mi dice che posso fidarmi.
Così salgo in macchina, ringrazio, ringrazio e ringrazio, finchè non arriviamo a casa.
Conosco questa città come le mie tasche, è assurdo!
So perfettamente dove mi trovo!!!

Saliamo al terzo piano di uno dei pochi palazzoni di Ljubljana.
La casa è graziosa: spartana, disordinata e minimalmente arredata.
Come tutte le case che ho visitato fino ad ora!
Non sembra ci badino troppo qui...

Eliano mi sistema nella cameretta che un giorno sarà del suo bambino.
Un piccolo divano letto, due lenzuola, un piumone ed il solito, scomodo, molliccio, inutilizzabile cuscino sloveno.
Si sta disturbando anche troppo, ma non c'è modo di fermarlo.
Mette su l'acqua per la pasta, mi offre da bere e da fumare, chiama due suoi amici.
In meno di un'ora mi ritrovo a cenare con il mio ospite, Roberto (un altro Torinese emigrato che ora lavora come cuoco per il catering ) ed un ragazzo sloveno del quale non ricordo assolutamente il nome.

Ecco. Questo è decisamente uno scenario imprevisto.
Sono a tavola con tre perfetti sconosciuti, tutti sulla 40ina, piu' o meno, che mangio spaghetti aglio e olio, bevo birra e chiacchiero.
Non so perchè, ma non sono affatto nervosa.
Forse un tantino in imbarazzo. Un pelo stanca.
Ma per nulla a disagio.

Dopo i liquori ed il caffè, io passo sul divano a controllare la mail.
Loro giocano a carte.
Jasna, la moglie di Eliano, ci raggiunge verso mezzanotte.
Io crollo di sonno, ma preferisco scambiare due parole anche con lei, giusto per ringraziarla.
E' carinissima e parla italiano con quel buffo accento.
Le racconto del come e del perchè.
Fumo un'altra sigaretta.
E chi s'è visto s'è visto.

Mi butto a letto.
Sono del tutto frastornata.
Ma non riesco a smettere di sorridere.

domenica 4 marzo 2012

Pronti! Di nuovo. Partenza...Via!

E' stata una giornata infinita.
E' cominciata più o meno 20 ore fa, coi preparativi per il viaggio.
Zaino.
Scarpe.
Un cambio...
Con la pigrizia di un bradipo sono riuscita ad ammucchiare due stracci da buttarmi addosso per la settimana che verrà e ho recuperto i vecchi indumenti da montagna.
Lavorerò 5 giorni a quasi 3000 metri.
Si presume che per la maggior parte del tempo non debba fare grandi movimenti.
Non riesco ancora a realizzare bene quanto diamine di freddo prenderò!

Ho fatto due commissioni prima di pranzo.
Poi ho cercato l'indirizzo di uno o due ostella fra i i più economici di tutta Ljbljana.
Ne ho trovati due in centro.
Ma non ho prenotato.
Chi mi ha offerto un posto sul divano, ancora non mi ha dato conferma.
Mi piacerebbe poter risparmiare due soldi, visto che in una settimana e mezza mi ritrovo di nuovo con 20 euro sul conto e qualche debito fra amici e parenti...
Spero di essere in tempo per risolvere tutto al meglio una volta arrivata lì.

Se c'è una cosa che mi solleva, è che quella città la conosco benissimo.
In qualche modo me la caverò.

Il pranzo con mia madre e Gino è stato piuttosto impegnativo.
Ma sono sopravvissuta.

La giornata, poi, si è lentamente messa in marcia.
E una volta partita, non ha più decelerato.

Sono andata a fare i biglietti alla stazione.
Ho girato come un'ossessa alla ricerca di un benedetto vaporizzatore portatile per stirar ei vestiti sul set.
Ovviamente non l'ho trovato.
Dove si è mai vista una cosa del genere?

Poi sono andata a trovare Flavia, che mi ha fatto vedere le ultime creazioni in fatto di costumistica.
Devo ammettere che sono rimasta piacevolmente stupita:
Il costume di orientale, cucito interamente da lei, è delizioso!
Un caffè, due chiacchiere, il gatto che mi ha eletta a suo cuscino ufficiale...

E' arrivato il momento dell'aperitivo.
Una bottiglia di Nero d'Avola in compagnia di Cristina ed Alberto.
Due orette piacevolissime terminate sotto il diluvio che si è scatenato verso le 8 di sera.

Alle 9, ho la cena.
Marta, Chiara e Marco mi danno appuntamento in un localino meraviglioso, il "Poormange", che si trova in Via Maria Vittoria 32, in centro a Torino.
Con 12 euro a testa siamo usciti di lì rotolando.
Il menù era a base di patate ripiene, taglieri misti, vino rosso, dolce e caffè.
Mi alzo da tavola con il vago timore dipoter esplodere da un momento all'altro.

Per smaltire andiamo ai Muri, a salutare Luca.
Il locale è semi-vuoto.
La serata non è fra le nostre preferite.
Ma fuori diluvia che è una meraviglia.
Finisce che ci fermiamo lì fino alle 2, chiacchierando e bevendo uno o due bicchierini della staffa.

Sono distrutta e devo ancora finire di far elo zaino, controllare se nella mail ci sono news dell'ultimo secondo, farmi una doccia...
Sono le 5 del mattino.
Fra due ore mi devo alzare.
Chi me lo fa fare di mettermi a dormire?

Così aggiorno questo blog, che è diventato più uno strumento per tenermi occupata nei momenti di attesa fra un passaggio e l'altro.
Non pensavo lo leggesse così tanta gente.
Invece, da casa, ho scoperto di avere parecchio seguito.
E' curioso.
Lo tengo più per me che per altro.

Quindi sono di nuovo in partenza!
Chi si aspettava, 4 mesi fa, che potesse capitarmi qualcosa di simile?
Il ferrino mi aspetta sulla sedia della cucina, stracarico ma non pesante, col sacco a pelo piantato in cima come una stella di Natale sull'albero.
Non ho ancora idea di dove lo, e mi, stenderò.
Ma la cosa curiosa e vagamente piacevole è che non me ne preoccupo affatto.

Dal viaggio in Irlanda ho imparato che un ostello, all'ultimo minuto, male che vada, lo si trova sempre.
Dall'esperienza in Slovenia, invece, ho appreso che ci sono certe cose che si rivelano sempre e solo a momento debito.
Che certi tipi di persone non si dilungano in rassicurazioni, ma che alla fine qualcuno disposto ad aiutarti lo trovi sempre.
Così parto di nuovo per un'altra avventura.

L'ansia c'è sempre.
Quella mi è congenita.
Ma si sta trasformando più in una sorta di eccitazione.
Le cose possono andare bene anche quando non si ha sempre la certezza di un percorso pianificato!
Certo, c'è sempre la minaccia del rischio, ma in un certo senso è ciò che rende tutto più interessante.

Mi sono sempre creduta incline al vagabondaggio.
Ma non ho mai avuto la certezza di avere ragione.
Fino ad ora.

Non so come sarà questo lavoro.
Dalle parole che si sono fatte potrebbe essere qualcosa di estremamente interessante ed educativo: lavorare all'interno di uno staff professionale, sul set di uno spot pubblicitario, fra director, producer, fotografi, stylist e compagnia bella.
Il mio ruolo non è chiaro e definito.
Diciamo che possiamo classificarlo sotto il nome di "runner": ovvero "colui che corre".
Non mi chiedete in cosa consista esattamente, al momento posso solo farmene una vaga idea.
Ma sono contenta di poter avere questa opportunità.
Forse un pò stranita, perchè non ho fatto poi nulla per ritrovarmici coinvolta.
Ma pensare sempre di non meritarsi ciò che ci arriva, mi sembra un atteggiamento che male si accompagna a questa nuova maniera di vivere la vita al presente.
Così cerco di manetenermi entusiasta e positiva, scacciando i pensieri maligni, pur mantendomi prudente.

E' assurdo persino per me crederlo, ma l'intera situazione non mi fa sentire minacciata.
Male che possano andare le cose, mi sento più o meno al sicuro.
Se non altro conosco gente e conto anche due o tre amicizie dalle quali so di poter ricevere aiuto, nel cao in cui me ne servisse.

Sono contenta dell'esperienza appena passata.
E sono stupita dalla rapidità con la quale si sono aperte un0infinità di altre porte e possibili strade.
Anche qui a casa.
Se mi fermo a pensare e cerco di pianificare un percorso, perdo il senno.
Così lascio proprio che tutto venga da sè.
Mi limito a seguire un percorso che, se non altro, mi sono scelta e sono ancora in tempo a cambiare, semmai volessi.
Ed il tutto si rivela all'improvviso così semplice che quasi stento a crederci.
Perchè ascoltare quella voce che mi dice che non è così che funziona?
E se invece fosse proprio l'unica maniera?
Per il semplice fatto che è la mia?

Un acosa così personale.
Come cucita su misura.

A casa mi chiedono quanto mi fermo, quando ritorno, per dove riparto.
Io rispondo che non lo so.
E la cosa non mi spaventa affatto, nè mi mette ansia.
Non lo so. Ma di solito aggiungo un "non ancora" alla fine della frase.
Sono certa che lo saprò, quando sarà il momento.
E non credo sia sbagliato.
Perchè va bene per me.
Mi fa stare bene, non avere un piano.

Sono certa che a mio padre e a mia madre queste parole daranno parecchio fastidio.
Posso capirlo.
Ma non credo di poter essere in grado di essere diversa, senza denaturarmi.
Così mi accetto io, in primis.
E spero che lo facciano anche gli altri.
Se non altro quelli che mi vogliono bene!

In una settimana e mezza, qui a casa, le cose sono andate così veloci che quasi non mi sono resa conto di nulla.
Sono ripiombata nelle mie vecchie abitudini.
Nella routine dei mie vecchi spazi.
I miei vecchi colori.
La polvere. I libri. I ticchettii di orologio.
I biglietti di mia madre sul tavolo la mattina.
E' come se tutto, chiusa quella che per me è stata un'enorme parentesi di 4 mesi, fosse tornato allo stato iniziale.
E quella persona che ho conosciuto in Slovenia se ne fosse rimasta là, dando il cambio alla controfigura in attesa da queste parti.
Ho solo riscontrato la mia insofferenza verso certe abitudini tutte italiane.
Non mi sono mancate affatto.

I cambiamenti più profondi, sono ancora così sottili...

Però ci sono.

Lo dimostra la maniera che ho di affrontare certe vecchie conoscenze.
Questo nuovo viaggio compreso.
Mi fido un pò di più di me stessa, se non altro.
E non sento più quel bisogno pressante di compiacere chiunque.
Può sembrare un pò egoistico, forse, ma credo che sarebbe stupido buonismo non ammettere che compiacere me stessa, prima di tutto, è diventata l'esigenza principale.

Senza calpestare nessuno, si intende, perlomeno non di proposito.
Ma stare un pò più concentrati su sè stessi è diventato un pò meno difficile.
E' come se mi disperdessi di meno.
E mi sentissi libera di scegliere questo o quello solo in base a come me lo sento sulla pelle.
Se qualcuno storce il naso, non credo più sia un problema mio.

E' una sensazione liberatoria.
Tanti problemi non sono più miei.
Posso interessarmi, ma sono in grado di decidere quanto a fondo  mi appartengano.
E non credo neppure sia una direzione univoca, perchè in questo modo so capire quanto i miei reali problemi debbano  o meno appartenere agli altri.

Al momento ne condividerò con voi uno:
ho un sonno terribile e la maratona di cibo di oggi sta cominciando a farsi sentire.
Mancano ancora due ore alla partenza.
Diciamo che mi metto a leggere un libro, poi, se la testa mi cadrà fra le pagine per la prossima oretta e mezza, la prenderemo con filosofia...

Spero solo di non essermi dimenticata niente.

domenica 26 febbraio 2012

Hello, Goodbye.



Sarebbe ora di scrivere, prima di riadagiarsi di nuovo sugli allori e rischiare di dimenticare il tutto.
Anche se la possibilità che questo accada mi sembra quantomai remota...

Sono rientrata a casa, da 4 giorni.
Oltre a perdermi in imprecazioni piuttosto colorite durante lo disfacimento delle valigie, districarmi fra appuntamenti accavallatisi, e-mail di lavoro in inglese, revisione di fotografie e video, ho anche recuperato quegli adorati 4 kg che avevo salutato con davvero poco rammarico.

Che ci possiamo fare?
L'Italia ti accoglie coi suoi profumini... non si può essere così maleducate da rifiutare, dopo 4 mesi di assenza!!!

Gli aggiornamenti dell'ultimo mese sono andati persi nella frenesia dei preparativi per l'Hafla.
Non ricordo bene a che punto ero arrivata a raccontare, ma più o meno le cose sono rimaste immutate.

La convivenza con la slovena, l'americano e suo figlio di 6 anni si è fatta ogni giorno più difficile da sopportare.
Mi alzavo la mattina alle 8, pur di avere un'ora di quiete prima dell'inizio delle danze.
Colazione, e-mail, una sigaretta... poi di corsa a chiudersi in camera, cone le casse a tutto volume, nel tentativo di sfuggire all'hip-hop e allo slang californiano di Scott.
La lotta per una tazza di caffè, le strategie per nascondere il cibo, l'ardua ricerca di un piatto pulito... sono diventati routine quotidiana.
Alla fine, non ci si sopportava più!!!!

Non vedevo l'ora di cambiare appartamento.
Purtroppo, però, andare a vivere da sola ha un costo che non mi sono potuta permettere...

Nel frattempo è tornata Natasa.
Manca si è trasferita a 5 metri da casa mia.
Mi sono scervellata in ogni modo per riuscire ad arrabattare 4 costumi in croce.
E ho cercato, come una disperata, di creare la coreografia per il mio solo.

Sul muro della camera, oltre allo specchio, si sono accumulati decine di minuscoli foglietti, ognuno riportante un passo conosciuto o appena imparato, che potesse essere usato all'interno della coreografia.
Le musiche, da 10, si sono ridotte a cinque.
Il costume è stato ucito e scucito una 20ina di volte...

Non c'è stato nulla da fare, per quanto mi sia impegnata, la coreografia per questo pezzo proprio non sono riuscita a montarla!!!

A dieci giorni dallo show, gli allenamenti sono diventati una sfida quotidiana.
Con le ragazze abbiamo affittato la sala tutti i giorni, per almeno 3 ore.
Rakija e cioccolata come unici alimenti di sostentamento.
Abbiamo montato la coreografia per Duende.
Sono stata nominata leader ufficioso del gruppo di Ats.
Abbiamo ripassato un milione di volte le coreografie dei vari gruppi del corso di Manca.
E' stata un'immersione totale ed alienante.

Ma è stato meraviglioso!

Ogni sera, poi, sedute al tavolo del Biljardna hiša, fra patatine al burro di noccioline, sigarette e birra, abbiamo riso e guardato video, parlando di danza, danza, danzaaaaaa!!!

Mi sono affezionata a quelle ragazze in un modo che mai avrei creduto possibile.

Due giorni prima dell'hafla, poi, tutto ha cominciato a degenerare.
Mi è arrivata la proposta di laoro da parte dell acasa di produzione, Nora Group.
Sono stata sul set di uno spot pubblicitario lavorando come runner per 12 ore filate, cuffie nelle orecchie per cercare di studiare la musica per l'improvvisazione del giorno dopo.
Stanchezza a palate.
Nervi a fior di pelle.

Mojca mi ha chiesto di liberare la stanza entro Marzo.
Io realizzo che dopo l'Hafla dovrò tornare in Italia.
 
Alberto sta partendo per venirmi a trovare.
Io ho ancora ore di prove davanti a me, devo finire i costumi, non sono pronta per fare un solo, ho mal di schiena, non ho una lira per comprarmi da mangiare, devo impacchettare tutto...
Sto per mettermi a piangere!!!

Gli ultimi giorni in slovenia scorrono e io neppure so come mi chiamo.
Decido di non fare il solo.
Manca mi convince a portarlo.
Io proprio non voglio!
Ma ormai ho detto di sì...
Sono così nervosa che mi viene da vomitare tutto quello che non mangio da giorni.
Mi viene anche proposto di portare un'improvvisazione di ats coi cimbali: io, Manca e Branka.

Di sei pezzi che dovrò ballare, tre sono ancora tutti da creare.

Ecco, diciamo che improvvisare, in ogni aspetto delle vita, è diventata l'unica scelta possibile.
E mi piace, devo ammetterlo.

Raccontare nel dettaglio proprio tutto, richiederebbe ore e ore di riflessione.
Non credo di averne così tante a disposizione.
Considerando che fra qualche ora mi aspetta l'enensima rimpatriata familiare.

Così, cercando di farla breve, posso dire che è andato tutto come volevo e speravo che andasse!

Le ragazze mi hanno aiutato ad arricchire i miei poveri costumi, mi hanno imprestato trucchi, gioielli e fiori.
Alberto ha scattato un migliaio di foto  e fatto video.
L'alcohol girava dietro al backstage aiutando a sciogliere i nervi.

Abbiamo studiato le luci per la scena col tecnico, provato le posizioni, mangiato pizza e dolcetti prima di salire in scena.
E' stato tutto molto frenetico e logorante.
Non so neppure come, ma sono arrivata al momento della verità.

Le luci si sono spente ed è cominciato lo show.
Fra un cambio e l'altro ho sempre solo avuto uno o due pezzi.
Choli, pantaloni, gonne e gioelli si amucchiavano in quello sgabuzzino che continuavamo a chiamare back-stage.
Ci siamo date il cambio come ad una partita di pallavolo, senza fiatare, su e giù da quei 4 gradini che ci separavano dal palco.
Le luci erano vicinissime e caldissime, lo stage minuscolo, noi una moltitudine!!!

Mentre ballavo continuavo a pensare che il momento del mio solo si faceva sempre piu' vicino ed io, diamine, non ero pronta!!!!
Ho creduto di voler morire.

Poi c'è stato Duende.

E tutto il locale è venuto giù.
Abbiamo fatto le stupide, devo ammetterlo, ma ci siamo divertite così tanto che per il pubblico è stato impossibile non partecipare.
La tensione si è sciolta un po'.
E poi, è comunque troppo tardi per ripensarci.

Mi infilo il costume: la cosa piu' semplice che abbia mai indossato su di un palco.
Si spengono le luci: io chiudo gli occhi e cerco di ricordarmi come si respira.
Respiro.
Parte la musica.
Non mi ricordo niente.
Ma credo di aver fatto schifo.
Anzi, ne sono piuttosto sicura, visto che ho un video che non riesco a riguardare senza volermi scavare una fossa.
Ma in quel momento, sul palco, ricordo di essermi solo divertita.
Ero emozionata, ma sorridente.


Non sapevo cosa stavo facendo, ma comunque ho fatto qualcosa.

Volevo vedere cosa si provava, e l'ho fatto!

Sono soddisfatta e fiera di me stessa.
Anche se ho fatto schifo!

Appena la musica è finita mi sono precipitata fuori dallo stage.

Sei minuti per cambiarmi e prepararmi per Ats: Manca e Branka mi aspettano coi vestiti, qualcuno mi denuta letteralmente, mi infilano un choli, io cerco i cimbali, sono sudata marcia e sto anche tremando!
Ah, l'adrenalina!
Perchè drogarsi, quando si puo' salire su un palco!!!!!!

Non so come, ma ce la facciamo.
Tutta la tensione se n'è andata, adesso posso davvero ballare.

ATS  va da dio!

Poi c'è l'ultimo pezzo di fusion.

Poi, se gli dei vogliono, è finita!!!!

Nel complesso, è stata una figata inenarrabile!!!

Alberto, povera stella, si è sorbito le prove dal pomeriggio, ha visto lo spettacolo due o tre volte e non si è risparmiato con le foto.
Si merita altri 3 giri di wiskey, almeno.
Io mi dò alla birra.

Fumiamo una sigaretta tutte assieme, balliamo ancora un po', chi mezza vestita in abiti civili, chi ancora completamente truccata ed infiorata.
Un quadretto variopinto e grottesco, ed anche un po' ubriaco.

Rientriamo a casa che sono le due. Forse le tre.Lunedì e martedì li dedico ad Alby ed alla città.
Ce la giriamo in lungo ed in largo, mangiando come due morti di fame, io non bado piu' a spese, tanto sto tornando a casa, e compro cioccolata per tutti a casa.
 
Preparo le valigie in preda ad una crisi di nervi.
Poi vado a salutare le ragazze.
Mi hanno preparato tutte una piccola sorpresa: mi ritrovo a piangere di fronte ad un abusta di carta piena di fiori, candele, pizzi, braccialetti, bigliettini, cioccolata e non so più che altro.






Le saluto tutte.
Me le abbraccio forte forte.
Piango ancora un pò.

E dico Addio.

   

giovedì 26 gennaio 2012

Lasciati esistere!

Mi accorsi di aver trovato la mia Danza: era una Preghiera.



Che relazione instaurare col proprio corpo?Come esprimere in maniera concreta e pubblica ciò che è intangibile e privato?
E quindi: come condividere con gli altri, con una comunità, uno stesso stato di coscienza?
(P. Ferrucci - Esperienze delle vette - La via del rito e della danza)


Sto leggendo avidamente questo mio ultimo libro.
Ne ho già divorati 4 e, come avevo previsto, l'ordine col quale mi sono arrivati non poteva essere più perfetto.
Ho cominciato con " Mangia, prega, ama", poi con "Rincominciare da sè" di Osho.
Ho continuato con "L'Aleph" di Cohelo e adesso sprofondo nell' "Esperienze delle vette" di Ferrucci.
Sono passata dal viaggio al cibo, dalla meditazione alla comprensione, dalla testa all'obellico, dall'intangibile alla materia.
Adesso mi soffermo con piacere qui.
Ora che posso comprendere ad un livello più profondo che quello semplice e caotico della mente.
Posso sentire le parole vibrare nella pancia e zittire le elucubrazione, di tanto in tanto.

Qui è tutto un pò confuso.
Devo ammettere che non ho proprio le idee chiare, come sempre.
Piuttosto mi baso sull'ormai nota sensazione che mi porta a destra o a sinistra, a seconda del momento.
Non è una vera e propria decisione quella che prendo, ma mi muovo come tirata da un filo sottilissimo, che il piu' delle volte sembra spezzarsi.
Osho ha detto: se ti fa stare bene, sicuramente è la strada giusta, quella che hai intrapreso, ma se c'è anche solo un minimo sentimento di rabbia, frustrazione, malumore, sofferenza, allora significa che sei sulla rotta sbagliata e devi fare qualche passo indietro e rincominciare.

Durante questo viaggio sto imparando a conoscermi.
E a rispettarmi, più che ad accettarmi.
Mi rendo conto, spesso, che una parte di me è come schiacciata.
Mi accorgo che posso essere questo, ma anche altro e qualsiasi cosa io desideri.
Ancora non riesco bene a fermarmi e pensare senza cadere in una sorta di ipnosi confusa e delirante, ma sto provando a vedere cosa succede se, quando questo momento arriva, io mi limito a respirare e smettere di dare retta ai pensieri, lasciando che qualcosa di più indefinito si affacci attraverso i miei occhi.
Ed i muscoli della faccia, le ossa, il sangue, la pelle.

Meraviglioso corpo.

Non ho altro scopo, nella vita, se non quello di rimanerne affascinata.
L'ho odiato, deturpato, colorato, rifiutato, quasi ucciso.
E tutto questo è stato necessario soltanto affinchè io arrivassi qui, ora.

La lotta per riappropriarmene, la fatica per riallenarlo, per ricostruirlo, la gioia nel muoverlo.
E adesso questo sentire, a metà fra materia e aria.
Sto capendo che fino ad ora ne ho avuta una paura folle.
Perchè lui si ammala, invecchia, si indebolisce, si appesantisce, rallenta, trascina, ti ferma, fa male...
e poi sente, sente tutto, e non ci sono confini fra le pelle ed il mondo, e questo, per alcune persone, è il più lacerante dei mali.

Io sono stata una di quelle persone.
E lo sono ancora.
Affascinata e terrorizzata, come di fronte al più devastante degli uragani, ho cercato di dominarlo facendolo zittire.
Non ascoltandolo. Rifiutandogli il nutrimento e l'amore necessarii.
Chiudendomi nella testa, quale unico porto salvo dallo scorrere incessante del tempo e l'avvicinarsi della Morte.
Abbiamo sempliecemente paura.
Perchè tutti ci hanno sempre detto che dobbiamo averne.

Io ho scelto, un pò di tempo fa, che non ne ho più.
Semplicemente non nutro quel sentimento.
Lo ascolto, quando mi serve, altrimenti lo lascio perdere, come una vecchia enciclopedia che vada consultata di tanto in tanto.

Adesso scopro, fra le righe di un ennesimo libro, che tutto questo mio sentire è raro, ma non unico.
E mi sento giustificata, perfino giusta e forte!
Meravigliosamente viva!
E mi convinco, ancora una volta di più, che tutto ciò che fa e ha fatto parte della mia vita non poteva  essere più perfetto di così.
E che ogni volta che ho risposto a qualcuno che mi chiedesse cosa avevo intenzione di fare dell amia vita con le parole "qualcosa succederà", non ero io in errore.
Anzi, questo briciolo di illuminazione è sempre stata la mia ancora di salvezza.
Non sono sbagliata.
Sono perfetta per vivere la mia vita.
Nessun altro potrebbe prendere il mio posto e tantomeno nessun altro dovrebbe dirmi come muovere i miei passi!

Ma, anche se tutto questo mi è chiaro come il sole di mezzogiorno, ancora non sono in grado di applicarlo alla vita quotidiana.
E ancora mi aspetto approvazioni, giudizi, dimostrazioni di affetto e di amore.
Ancora pretendo attenzione.
Che qualcuno dimostri di essersi accorto di quanto meravigliosamente complessa sono.
Ah, che stupidaggine.
Chi potrebbe mai?
Come mai io potrei comprendere cio' che accade in uno qualsiasi degli universi che mi gravitano accanto.
Quessta assenza di giudizio, quando arriva, è la benedizione più grande.

Non esistono più drammi, poichè se io non giudico te, non ti dò il diritto di giudicare me.
E' qualcosa che sto sviluppando da poco più che un anno, iniziata al processo dalla Danza-Teatro.

Adesso è arrivato lo yoga.
Sono 7 anni o più che, con costanza o meno, pratico quella che per me è sempre stato il mio personale momento di ritiro dal mondo.
Nulla di trascendentale, mi stiracchio nelle quattro o cinque posizioni che conosco, respiro, mi rilasso.
E' come farsi un bagno caldo coi sali profumati in un mattino di autunno.

Pero', se si prova a darsi un limite accettabile e si cerca di varcarlo.
Se ci si impegna a conoscere, se davvero si è svegli nel momento in cui lo si vive, allora diventa qualcosa di più.
Lo sto sperimentando adesso, sebbene in maniera ancora blanda immagino.
Ho superato una soglia, e ho scoperto possibilità nuove.
Inannzitutto la conferma dell'importanza della pazienza.
Che non è solo saper aspettare. E' fiducia!
Quando ripeti gli stessi movimenti per giorni e giorni e sai che qualcosa dovrebbe cambiare, se non altro migliorare, ma non accade nulla di così eclatante da darti una conferma.
Allora quella come la chiami?
Pazienza?
No, pazienza la si ha coi bambini, o con la coinquilina schizzofrenica ( che per inciso è appena sbottata all'improvviso senza una reale ragione apparente).
Questa di cui parlo io è piu' qualcosa di simile alla fiducia.
E ci arrivi solo se non ti aspetti nulla.
Accade all'improvviso, ti accorgi che stai mutando.
E anche lì, non devi cominciare a pensare, ma devi ingoiare l'ego, e continuare a respirare e attendere per un nuovo cambiamento.
E' con questa sorta di vaga sensazione che fluttuo nella vita di questi giorni.

A volte è di una fatica micidiale, perchè non c'è nulla di fermo.
Non so dove appoggiare i piedi.
Ma se mi metto a fare progetti, ecco che mi impazzisce il corpo.
non respiro, mi si chiude lo stomaco, mi gira la testa.
Allora lascio stare e attendo che tutto mi sia più chiaro.
Con fiducia.

Solitamente accade sempre qualcosa che mi indica da che parte andare.
E sempre di più sento arrivare la certezza ben prima.
Potenzialmente, potrebbe essere tutto estremamente semplice.

Allora perchè porsi ancora dei problemi?
Sempre da questo meraviglioso libro che Cristina ha voluto mi donassi:
Ogni via è definità dai problemi che pone.  i problemi, a loro volta, sono l'espressione di ciò che più ci sta a cuore. Se non ci stesse a cuore nulla, non avremo più problemi.
Io un problema me lo pongo ancora, ed è riassunto nella citazione all'inizio di questo post.
Come fare apparire ciò che sento di poter essere?
Perchè sentirsi bloccati nel momento in cui viene data la rarissima e preziosissima possibilità di mostrarsi senza corperture nè barriere?
Senza protezioni, senza sicurezze?
Mi chiedo spesso perchè non la smetta di pormi sciocchi problemi come questo e non faccia come molte delle ragazze che conosco o vedo su internet.
Semplicemente fidarmi di me ed ignorare il giudizio altrui?
Magari rischiare di crederci troppo, ma se non altro credere in sè?

La risposta è qui: perchè mi sta a cuore.

Con questo non dico che ad altre persone non stia a cuore in egual modo, che sia chiaro.
Ma che ognuno trova la propria maniera di sentire.
E io lo sento così.
Mi sta a cuore quel momento silenzioso e sacro in cui accendo la musica nella mia camera, mi piazzo nel mezzo di quei due metri quadrati che ho a disposizione e danzo come in preda ad una furia mistica.
In quel momento io AMO.
Amo il corpo che sembra rispondere in maniera sconcertante ad ogni mi a richiesta.
Amo la capacità d'espressione di un volto, le mani, la forza dei piedi.
Amo la maniera intima e viscerale di sentire la musica.
Come farfalle nel basso ventre.
Qualcosa di molto simile ad un orgasmo (se ancora mi ricordo cosa sia :P ).

A volte finisco col dovermi forzare pur di fermarmi.
E due o tre volte mi sono ritrovata a chiedermi se non mi verrà un infarto un giorno di questi.
Ma mai vorrei perdere questi miei momenti.
Indubbiamente in tutto ciò c'è una base fisiologic: la danza, soprattutto la più sfrenata, porta alla trance e a notevoli alterazioni nell'equilibrio psicofisico di un apersona.
(...) in questa temporanea disorganizzazione della personalità c'è chi si perde e chi si ritrova
Il problema viene proprio adesso.
Come posso portare QUESTA mia danza su di un palcoscenico?
Come potrebbe, una gallina impazzita, evocare quello stato di grazia e meravigliosa bellezza ai quali sono avvezza assistere?
Come me li faccio entrare, i panni di una danzatrice, se non ho il coraggio di lasciarmi andare allo stesso modo, nel momento in cui qualcuno mi sta guardando?

Persino a lezione non funziona, quando nessuno si da pena per me giustamente impegnato a darsi pena per se stesso.
A lezione, il corpo, lo sento diverso.
E' piu' pesante, meno forte, meno stabile.
Se a casa posso saltare e girare come una ginnasta ed ho l'equilibrio di una danzatrice sulle punte, nel momento in cui sono a lezione quella visione scompare.
Kaput.
Non è mai esistita.
E io sono di nuovo goffa, informe, pesante, debole.

Cosa potrei fare su di un palco?
Davvero voglio danzare qualcosa che non sia realmente mio?
E davvero voglio mostrare agli altri ciò che mi appartiene in un intimo così profondo?

La risposta forse la troverò quando saprò dare un perchè, a questo mio dubbio.

Perchè ballare?
Perchè di fronte agli altri?

Finchè la risposta sarà: perchè così posso sentirmi amata -  allora non salirò su nessun palco.
Credo che sarò pronta solo nel momento in cui vorrò ballare solo perchè mi piace farlo, solo perchè in quel momento mi sento viva.
Solo quando guarirò dall'Ego e non mi vergognerò più di mostrare me stessa, anche nel momento in cui questo vorrà dire non aderire perfettamente ai canoni richiesti per essere accettabile e consolata.
Accettabile perchè non sconvolge troppo, consolata perchè ci si ritrova sempre come amputati di una minuscola parte di sè e con l'approvazione il dolore sembra essere più tollerabile.
Isomma, accadrà sarò in grado di pregare, anche di fronte ad una manciata di persone che forse non apprezzeranno.
O forse si.

"Esistono tre tipi di danzatori: quelli per cui la Danza è un esercizio fisico, quelli che esprimono emozioni ed esperienze, e quelli che abbandonano il corpo all'ispirazione dell'anima"
(Isidora Duncan)



giovedì 19 gennaio 2012

Screw u guys! I'm going somewhere...



19 Gennaio.
Questo blog ha decisamente perso il buon ritmo dei primi tempi.
Non saprei dire perchè, ultimamente faccio fatica a sedermi e scrivere.
O pensare.
O leggere...

Sono praticamente già passati tre mesi.
La mia avventura slovena si sta lentamente trasformando in abitudine.
Forse è per questo che non ho molto da raccontare.

Detesto il momento in cui la novità si trasforma in routine.
Ma che ci dobbiamo fare?
C'est la vie!!!

Domani avrò quella famosa prova di lavoro alla scuola di lingue.
Dallo studio di produzione non si sono più fatti sentire, come temevo, ma non perso le speranze.
Economicamente non è proprio un bel momento per nessuno, e posso capire la mancanza di lavoro.
Ad ogni modo, domani proverò l'ebrezza di essere un'insegnante per la prima volta.
Non ho idea di come si svolgerà l'intera faccenda.
Diciamo che farò quello che dovrebbe riuscirmi meglio: ovvero IMPROVVISARE.
Sempre dal college mi hanno proposto di occuparmi dello shooting di alcuni video "viral" per publicizzare l'attività dell ascuola.
Non ho ben capito che genere di video vogliano, tantomeno si è parlato chiaramente di una paga...
ma ora come ora proprio non mi sembra il momento di fare la pignola.

Sto imparando a vivere giorno per giorno.
Meglio sarebbe dire: ora per ora.
E sebbene sia stabilizzante, il piu' delle volte, mi sembra che funzioni meglio di ogni altra tattica che abbia mai provato fino ad ora.
Sicchè!
Staremo a vedere.
Mi auguro vivamente di riuscire a raccimolare quei due soldi che mi servono per tornare a casa a metà febbraio.
Davvero comincio ad aver bisogno di un attimo di riposo.
Piu' che altro mentale.
E poi mi mancano i miei amici e la mia famiglia.
E i miei gatti!!!!

Manca un mese esatto all'Hafla.
Ancor di meno alle audizioni del Clan.
Io ancora non ho deciso cosa voglio fare.

Mi piacerebbe tentare le audizioni, ma non sono sicura di poter tornare a casa e frequentare i cosrsi con la costanza richiesta.
E' piu' che altro una questione economica.
Anzi, è praticamente solo una questione di soldi!
Comunque sia, mi è rimasto davvero pochissimo tempo per stendere il mio "curriculum" e ripassare i ritmi e la storia generale della danza del ventre.
Non sono certa di farcela.
Inoltre, se qui il lavoro diventa una cosa seria, avrei l'opportunità di fare un'esperienza che, altrimenti, in Italia non sarei mai in grado di fare.
E non riesco ad ignorare il fatto che, sul mio lunghissimo curriculum dedicato alla ristorazione, un accenno all'esperienza di insegnamento non mi farebbe per niente schifo!
Se mi assumono e comincio a lavorare al college, con tutta probabilità dovrò rimanere fino alla fine del semestre.
Ovvero fino a Giugno.
Ammesso che la paga sia tale da permettermelo.

E' una scelta difficile.
Se devo essere sincera, in questi due giorni sto combattendo molto fra la mia voglia di rimanere e la mia voglia di tornare.

Mi alzo la mattina che sono sempre un pelo nervosa.
Non so bene da cosa dipenda.
Ma forse tutta questa incertezza contribuisce al mio malumore.
Malumore... via.
Qualcosa di vagamente simile.


La convivenza con i miei coinquilini, poi, diventa ogni giorno più ardua.
Sono rimasta senza un soldo.
I 20 euro di riserva minacciano pericolosamente di svanire da un momento all'altro.
Il frigo è completamente vuoto.
E le poche cose che mi sono centellinata durante questi giorni, sono scomparse al passaggio di Mojca ed il suo americano.

Ogni mattina lancio una serie di imprecazioni da fare invidia a Benigni ai suoi tempi d'oro.
E questo non va bene.
Soprattutto, non mi fa bene.
Mi sto circondando di energie negative.
E sono incline al lamento borbottato.
E quando faccio così mi sto davvero sulle palle!

Ma non trovo il modo di dir loro di smetterla, come al solito.
Non trovo mai il modo di essere poco carina con gli altri, senza risultare una vera stronza.
Così rinuncio a prescindere.
Non è per niente sano, ne sono consapevole.
Ma, ancora una volta.
Che ci posso fare?

L'unica soluzione che ho trovato è infilarmi le scarpe da ginnastica, girarmi la kefia intorno al collo, calarmi il cappuccio della felpa fino al naso, alzare il volume dell'mp3 al massimo e andare a correre nella foresta.
C'è un bosco stupendo dietro casa e in queste due ultime settimane la primavera si è affacciata con largo anticipo.
Ogni giorno, per un'ora almeno, mi perdo nei sentieri (dove dicono ci si possano trovare anche gli orsi... mah!) e corro.
Dio, non avete idea di che sensazione meravigliosa sia!
Solitamente ho paura di andare da sola lungo sentieri che non conosco.
Ma qui, nei tramonti limpidi ed infuocati, saltello su foglie secche e rametti di Pino e mi sento meravigliosamente bene.
Persa in un qualcosa di indefinibile che mi fa salire le lacrime agli occhi.
E non sento neppure il freddo o la fatica.
Semplicemente, corro.
E la mante si placa, per un po'.

Sto cambiando radicalmente.
Non rinnego null adi questa esperienza.
Sto crescendo.
Ogni giorno assomiglio un po' di più all'idea che mi sono fatta di me.
Mi sto... Costruendo.
Sono partita per cercarmi, ed invece che trovarmi, mi sto letteralmente costruendo.
Giorno per giorno.
Pezzo per pezzo.
E mi rendo conto che ho ancora molto lavoro da fare.

A volte mi sembra di essermi persa.
Dov'è quella ragazza che trova la pace per fermarsi e scrivere?
Leggere? Guardare un bel film?
Sembra sparita.
Ma sono sicura che non è così.
Sto solo scendendo temporaneamente dalla testa al corpo.
L'ultimo libro di Osho mi ha insegnato che piu' che altro sto scendendo nell'Ombellico.

E non c'è niente di piu' vero.
Non pensavo fosse possibile, ma anche il mio corpo sta cambiando radicalmente.
Mi sono sempre chiesta come mai, con tutto lo sport che ho sempre fatto, mai nulla del mio corpo sia realmente mutato.
La risposta è che mai mi sono impegnata abbastanza in qualcosa.

Qui, invece, in questa bolla di tempo dedicata alla danza, mi sto accorgendo di cosa significhi davvero la parola "devozione".
E non è qualcosa che faccio per raggiungere un determinato scopo.
Semplicemente sento che non c'è null'altro che potrei fare, ora come ora.
Voglio vedere fino a dove posso arrivare, se davvero ci metto la volontà.
Per una sola stupidissima volta, voglio scegliere di credere in qualcosa.
E non sembra essere contemplato il fallimento, perchè non mi sono prefissata nessuno scopo.

Mi piace questo nuovo modo di pensare.
Mi lascia il fiato per respirare.

L'unica cosa che mi manca, qui, è un po' di compagnia.
Mi alzo, faccio colazione, mi alleno, faccio yoga, corro, pedalo, vado a farmi un giro, guardo video su youtube, assemblo costumi con pezzi di stoffa arrabattati...
Il tutto monologando con me stessa.

Ogni tanto scambio due parole con Mojca e Scott.
Con le compagne di danza dopo lezione.
Ma questo è quanto.
Sono sicura che la situazione possa cambiare in meglio.

Devo solo capire come.
O aspettare per tempi migliori.
Effettivamente, deve ammettere che tutte mi hanno accettato di buon grado e a braccia aperte, e faccio parte di quel piccolo gruppetto di "devote" che si ritrova la domenica ad affittare lo studio di danza per allenarsi qualche ora extra.
Non posso dire di avere degli amici.
Ma posso dire di avere quelli che, in potenza, potrebbero diventarlo.

Da adesso, 19 gennaio 2012,  ho 30 giorni esatti per tirare su una coreografia e buttarmi su quel benedettissimo palco.
Il costume c'è.
La musica pure.
Come al solito, non capisco perchè diamine non riesca a fare le cose senza appesantirle con una serie di elucubrazioni, insicurezze, vergogne, ipotesi di fallimento, apocalissi e quant'altro di terribile possa venirmi in mente.
Per una sola, fottutissima volta, non posso godermi le cose con un po' piu' di leggerezza e ironia?

Mah.

Cambierà anche questo.
Non ho intenzione di lasciarmi troppe alternative.

Ho riletto alcuni dei miei post.
Sembro sempre così seria e malinconica.
Diamine.
Non è proprio così che mi sento!!!

Anzi!

Sono eccitata ed auforica per la maggior parte del tempo.
E' solo che quando scrivo mi attorciglio e per paura di perdermi tendo a fare passi brevi e coincisi.

QUESTA E' L'ESPERIENZA PIU' BELLA DELLA MIA VITA!



E non credo sarà l'ultima.


venerdì 6 gennaio 2012

...e l'Ameriganoooooo!


Sono seduta sul copriletto giallo di Natasa, coordinato con la federa del cuscino di Natasa, e la coperta bianca che probabilmente Natasa ha "preso in prestito" a qualche bar.
Questa camera diventa ogni giorno più simile a quella di casa mia.
Pareti verdi, tende che presto saranno arancioni (ebbene si, mi sto dando alle decorazioni di interni)...
Oggi ho preso la macchina ( sempre di Natasa, per inciso) e ho guidato fino al più grande magazzino in stile "Brico".
Non ho una lira per mangiare adesso, ma avevo un disperato bisogno di uno specchio.
Non tanto per starmi a guardare, quanto per allenarmi.
Col nuovo anno le mie giornate si sono completamente ribaltate.
Mojca ha perso il lavoro... in compenso ha trovato un ragazzo.
Un rapper Ammerigano che si è piazzato in casa e non sembra avere intenzione di lasciare l'approdo troppo presto.
Cristina mi ha fatto notare un brutto segnale.
LO SPAZZOLINO!
Si è portato a casa lo spazzolino!!!
Sono finita.
Adesso siamo a casa tutte e due ( o meglio, tutti e tre) tutto il sacrosanto giorno.
Mojca vive in una schizzofrenia a metà fra la pigrizia più assurda e l'iperattività più spaventosa.
In questa casa non passa un minuto senza che ci sia qualche estraneo a fumare in salotto.
Il frigo è semi-vuoto e di quel che rimane solitamente se ne servono gli altri.
Beh, volevo assaporare l'ebrezza della convivenza?
Eccomi accontentata!
Adesso vivo con la slovena e l'americano!!
Al momento sono stravaccati sul divano del salotto, non c'è verso per me di guardare la tv e non sentirmi un pelo di troppo.
Mi sono chiusa in camera.
Se non altro posso riprendere le vecchie abitudini: come scrivere, leggere e pensare.
Ultimamente mi sono un po' eclissata.

A proposito.
BUON ANNO A TUTTI!!!
Diversi messaggi sono andati persi da qualche parte sul confine, chiedo scusa se non ho risposto a qualcuno...
Ho passato l'ultimo dell'anno con Cristina e Alberto.
Tre giorni di cibo, vino caldo, schifezze inaudite e buona compagnia.
Mi sono sentita così bene.
Nulla sembra essere cambiato, nonstante la distanza.
Una benedizione.
Ammetto che la prima notte passata senza spartire un terzo di un divano letto e centimetri assortiti di diverse coperte è stata dura.
La colazione del mattino dopo poi...


Sarà stata pure un po' colpa di quel cavolo di film che mi sono guardata dopo aver guidato per tre ore da Ljubljana a Gorizia, andata e ritorno, con la pioggia e un'esercito di tir in crociata.
MELANCHOLIA.
Vi prego, se qualcuno l'ha visto mi confermi che è la cosa più angosciante che abbia mai visto!
Non è proprio il genere adatto alla sottoscritta.
Soprattutto non da guardare i primi giorni del 2012, così, giusto per non essere scaramantici.
Per carità, ottima fotografia.
Colori e tagli decisamente interessanti.
Ma la storia!
No, davvero, mi ha inquietata.

Da lavoro ancora non ci sono novità.
CHIUNQUE continua a chiedermelo.
Vi prego, basta!
Quando sarò ricca, ve lo giuro, sarete i primi a saperlo!!!
Attendo con ansia qualche risposta.
Non mi è rimasto molto da fare.

Per quel che riguarda la danza.
Ci sto dando dentro.
Non so se sto migliorando.
Ma credo che un briciolo di qualcosa stia accadendo.
Ammetto che sto ricevendo piccole soddisfazioni.
Ora ne approfitterò di questa clausura forzata per allenarmi ogni sacrosanto giorno.
Non ho nulla da perdere, menchemeno tempo.
Non manca molto, in fondo.
E i soldi sono finiti.
Credo che il rientro sia imminente, ma voglio concludere con l'Hafla.
Ho deciso.
Anche se me la faccio addosso all'idea.

Mojca mi ha procurato una vecchia macchina da cucire.
Non ho ancora capito come funzioni, ma riusciro' a farla muovere!
Mia madre, insieme al cibo, mi ha spedito anche due stoffe.
Ho tutto quello che mi serve per crearmi un costume.
Anzi, TRE!
Sarà divertente!

Da domani, e per tre giorni, avremo una full immersion di ATS.
Non vedo l'ora!
Davvero non riesco ad aspettare!
Quanto mi manca ballare ATS è qualcosa che non riesco a spiegare nemmeno a me stessa.
Incredibile, non lo avrei mai pensato.
Eppure ne ho un bisogno quasi disperato.
La musica, i colori... il semplice concetto del Tribal e del lavoro di gruppo!
Finalmente riuscirò a scorgere uno sguardo da parte delle mie compagne di danza... (per lo meno, me lo auguro!!!)

Che altro?
Niente, avevo bisogno di riordinare un po' le idee.
Adoro la mia camera.
E' così... mia!
Davvero sto scoprendo qualcosa su di me.
E' come se avessi fatto tabula rasa e avessi rincominciato a dipingere su una tela nuova.
Alcuni colori non ci sono piu'.
Altri sono così familiari.
Lì è dove mi riconosco.
Ci si sente così leggeri, ad un certo punto.
Più sicuri.

Non vedo l'ora che torni Natasa.

E poi non vedo l'ora di tornare a casa.
Anche se solo per un poco.

E non vedo l'ora che l'ammerigano si levi di culo.




sabato 31 dicembre 2011

LESS IS MORE

"Oh se solo potessi avere una vita di sensazioni invece di una vita di pensieri!" (John Keats)


Ultimo giorno dell'anno.
Mi sembra che sia un sacco che non scrivo.

Vorrei spiegare come mi sento, ma non sembrano esserci le parole adatte.
Direi "bene"; ma suona un po' riduttivo.
Al momento non trovo altre parole.
Non ho voglia di cercarle, a dirla tutta.

Va bene. Nel senso lato del termine.
Qualsiasi cosa accada, o non accada, mi sembra comunque accadere o non accadere bene.
E' una sensazione disagiante, ma non del tutto spiacevole.
Anzi.

Mi sveglio alle 9 del mattino, circa, ed ogni giorno costruisco una routine che non ho mai avuto.
Non è propriamente una routine.
Diciamo che è piu' come imparare una coreografia.
Ogni giorno fai gli stessi passi, ma cerchi di imparare e migliorare il tiro, così si aggiunge sempre qualcosa.
Che ti cambia totalmente.
Sono in piena transizione.
Non è affatto inverno.
Non sento nemmeno il freddo, va bene. Anche quello.
Per me questa, è piu' come giovane primavera.
Non è ancora sbocciato nulla.
Ma tutto ha preso a fremere. Sottoterra.

O sottopelle.

A volte le emozioni mi appaiono troppo grandi.
Quasi come se fossi incapace di contenerle.
Ma è come se qui, in qualche modo, non fosse possibile permettermi di avere paura.
Così lo accetto, semplicemente.
E trovo sconvolgente quanto in realtà  sembri non essere così arduo.

Non so se in qualche modo centri la danza.
Sicuramente sì, perchè è ciò che mi ha portato qui.
Ma adesso è diventato più qualcosa che ha a che fare con me stessa e la mia capacità di starmi ad osservare.
E' come se mi conoscessi per la prima volta.
Non so se riesco a spiegarmi...
Non ho posti dove nascondermi.
Non ho appigli saldi.
C'è tutto il potenziale, per quel che mi conosco ( o non conosco a questo punto), affichè io mi possa annientare di paura.
Ma non sta accadendo.

E quindi mi domando chi ci sia riflesso nello specchio.
E' qualcuno che mi piace.
Ed è qualcosa che viene così naturale e leggero.
E' qualcosa a cui non riesco a pensare.
Tantomeno spiegare.
La danza centra.
In effetti.
Ci sono momenti in cui mi osservo respirare.
Mentre cammino.
O quando sono sul pullman.
Accade specialmente in quei sempre più rari attimi di paura universale.
Ho reimparato a farlo. Sono sicura che ne ero capace, una volta.
Poi mi sono semplicemente dimenticata come si fa.

Sfrutto i miei attimi di espansione per scendere nel corpo.
Non fa poi così paura.
Anzi, è una sensazione meravigliosa.
A volte cammino scalza per casa, con la musica a tutto volume.
Non ho molto altro da fare, ma è come se questo fosse il mio unico compito, per il momento.
E gioco.
Mi attacco al parquet con le dita dei piedi e faccio finta di esserci incollata.
Provate, è una sensazione stranissima.
Poi cammino, in tondo, e calpesto solo i rombi scuri delle decorazioni del legno.
Lo so. Sembra stupido.
Ma mi permetto di farlo, decido che sono qui per questo.
E' qualcosa che libera, ad un certo punto.

Giocare, intendo.

A volte bussa il senso di colpa.
Ma sono sempre più convinta che sia qualcosa necessario.
So che non durerà tutta la vita.
Mi annoierò presto.
Così mi chiedo di portare pazienza.
E se lo chiedo a me è come se in qualche modo l'abbia chiesto a tutti.
Lo so, sembra egoistico.
Forse però è l'unica maniera in cui possa essere.
Così, va bene.

Volevo scrivere di tutt'altro.
Di quanto sia contenta di ricevere la visita di Cristina e Albi, domani.
Di quanto abbia bisogno di questo. Di quanto mi faccia sentire al sicuro.
Immaginate di star nuotando per miglia e miglia e di ricevere qualche istante di riposo, prima di riprendere la traversata.
Ecco, loro sono qualcosa del genere.
Un pezzo di casa che mi ha raggiunto fino a qua.
Ho giusto il bisogno di sentirne il profumo, dal momento in cui ho deciso che non sono ancora pronta a riabbracciarla.

Volevo scrivere di quanto mi sia sentita BENE (!) la sera in cui Marta, Marco, Chiara e Luca mi hanno chiamata su skype.
Tutti dietro ad una webcam a parlare come se fossimo seduti nella stessa stanza.
Sta cambiando tutto.
Ma ci sono alcune cose che rimangono a rassicurarmi.

Volevo scrivere di quanto sia contenta del colore delle pareti della mia stanza.
Dell'attimo di straniamento che ho scacciato subito, rimpiazzandolo con l'entusiasmo.
Qui attorno non c'è quasi nulla. E niente di quel quasi mi appartiene veramente.
Eppure è tutto così MIO.
Nel senso che, non saprei dire esattamente come, mi ci ri-conosco.
E così mi sorprendo: oh, quindi QUESTA sono io?

Mi sovviene sempre l'immagine di qualcosa che si spelli.
In questo preciso momento non è nulla di meno poetico di un carciofo.
Ma qualche volta penso anche ad uno di quei rami dalla corteccia screpolata.
Quando si elimina tutta quella indigeribile parte esterna, cresciuta attorno al cuore allo scopo di proteggerlo, rimane qualcosa di così pulsante e delicato, da lasciar temere che basti un niente per ferirlo.
Così, o si torna a casa.
Oppure si accetta di poter essere feriti.
Si respira. Moooolto profondamente.
E ci si attiva affinchè tutto vada per il meglio.

E così si scopre il coraggio.
Che puo' non essere lo stesso tipo di coraggio che si dimostra lanciandosi da un albero, appesi ad una corda a dieci metri di altezza.
E non è neppure quel coraggio da eroi, che si prodigano per salvare la vita altrui.
Questo mi pare sia ovvio.

Ma è il coraggio di chi si prodiga a salvare la propria vita.
Qualcosa di molto piu' silenzioso e intimo.
E sottovalutato.

Stare con se stessi, ed imparare a stare BENE, non è una pratica comune.
E non è qualcosa che nessuno possa insegnarti.
Tantomeno è facile trovare qualcuno che comprenda le motivazioni delle tue scelte.
Ogni percorso è talmente differente che due persone, entrambe con la stessa meta, potrebbero non incontrarsi mai. 
E anche se lo facessero, non condividerebbero l'una la maniera di camminare dell'altra.

Così, per la prima volta.
Non ho riscontri.
Non ho nascondigli.
Non ho scuse.
Non ho riflessi.
Tutto. O quasi, viene da me.

Compreso questo sproloquio di cui non credo di aver compreso il significato.

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