Lunedì mattina.
8 meno un quarto.
Mi rotolo giu' dal divano letto non senza una certa rimostranza nei confronti dell asveglia.
E' il primo giorno di lavoro.
Briefing e setting up.
I clienti tedeschi vogliono controllare tutto prima dello shooting e decidono di farlo alle 9 del mattino.
Eliano e Jasna sono in cucina.
Mi aspettano con un caffè tiepido.
Io mi preparo in fretta e furia, chiedo due indicazioni riguardo i pullman e strade varie, li saluto e scappo via.
La fermata del 2 è proprio sotto casa e mi lascia proprio di fronte allo Zmauc, dove ho appuntamento con Darko.
La tessera del pullman che avevo perso prima di tornare a casa è stata rimpiazzata da un'altra che Roberto ha voluto imprestarmi per forza di cose.
Continuo a stupirmi di quanto il mio karma, solo qui in Slovenia a quanto pare, sia tanto buono!
Raggiungo Darko, prendo il secondo caffè della mattinata, salto sulla jeep e via!
Si comincia.
Alle 9, precisi come da nomea, il gruppo di tedeschi è in studio.
Mi mostrano tutti gli abiti, gli abbinamenti, gli accessori, i cambi che dovrò fare fra un ascena e l'atra.
Io prendo nota, piu' o meno, e mi ritrovo sommersa da guanti, cappelli, sciarpe, giacconi, anti-vento, pantaloni, calze, torce, zaini...
Insomma, io dovrei badare a tutta quella roba!!?
Tutti insieme studiamo il brief dei 3 giorni di shooting.
Il regista è francese
Il Dop è iraniano, londinese adottato.
L'attore è danese ( ed è anche un bel pezzo di figliolo).
Il produttore è tedesco.
Il cameraman è francese.
Metà della crew arriva da non so dove...
La zuppa di accenti è terribilmente ridicola!!!
Una volta chiarito il tutto, ci si dà appuntamento per il giorno a venire.
Io rimango in studio.
Darko mi offre il pranzo.
Ancora non ho tirato fuori una lira.
Accetto volentieri, anche perchè la colazione l'ho praticamente saltata a piè pari.
Poi devo lavorare davvero.
Mio compito è stirare gli abiti.
Dividerli in base alle scene.
Togliere le marche da tutto cio' che non appartiene alla marca per la quale gireremo lo spot.
Cucire, riparare, aggiustare.
Praticamente ci metto qualcosa come 8 ore.
Ah! Nel frattempo ho anche vinto una macchina!
Una Laguna non so cosa, che si mette in moto con bottoni e pulsanti vari, non ha le chiavi - bensì una cheda con un chip - e non è dotata di freno a mano - cosa che mi ha lasciata perplessa per 10 minuti buoni prima di capire che dovevo spingere un altro archibugio per partire.
Alle 8 e mezza ho appuntamento con le ragazze del Duende.
Manca e Nadja sono in tour per l'Amaya e non c'è lezione.
Così sopperiamo alla mancanza con una birra. O due.
Mi fermo a comprare una scatola di cioccolatini per ringraziare Eliano e Jasna e per fare rifornimento di patatine al burro di noccioline per le mie ragazze.
Arrivo al Biliardoun po' in anticipo.
Mi prendo una birra ed un pacco di sigarette.
Accendo il computer e mando qualche e-mail.
Mi sembra di non essermene mai andata...
Jasna è la prima!
poi arrivano Lena e Anita.
Eva è in ritardo.
Vesna lavora.
Come mi sono mancate in questi 10 giorni!
Sembra passata una vita.
Ma la sensazione dura poco.
Dopo la seconda birra ed il mezzo chilo di patatine andato stiamo tutte parlando a raffica, un po' in sloveno, un po' in inglese, un po' in non si sa che lingua.
Progettiamo spettacoli, parliamo di gonne, musiche nuove.
Insomma, faccio davvero fatica a credere che sia in qualche modo tutto davvero finito.
Mi viene una voglia matta di tornare a lezione.
Qui o lì.
Non importa.
So solo che ho voglia di ballare, adesso!!!
Si fa mezzanotte e ci congediamo allegramente.
Io non ho idea di come raggiungere l'appartamento di Eliano e non c'è un Iphone sul quale google maps funzioni.
Eva mi propone di farmi strada, ed io accetto.
In meno di 10 minuti sono a casa.
Eliano e Jasna sono svegli, per fortuna.
Stanno impacchettando la qualunque per il giorno dopo.
Alle 4 io parto per Bovec, loro per Vienna.
Siamo sincronizzati al millesimo!
Sul divano del loro salotto, fumacchiando e ciacolando, mi ritrovo all'improvviso con in mano un mazzo di chiavi.
Mi lasciano il loro appartamente per i prossimi due giorni.
E mi raccomando, fà come se fossi a casa tua!!
Non ci credo!
La tentazione di stupirmi c'è tutta, ma decido di smettere con questa idiota abitudine.
La prendo per buona, e tanto meglio per me!!!
All'una punto la sveglia.
3 ore di sonno dovrebbero bastare...
Diamine!
Domani siamo sul set.
Racconto di una Emigrata Danzante
sabato 10 marzo 2012
BackPacking, CouchSurfing & SetLiving! DAY 1!
Back in LJ!
Again.
Ah, Ljubljana, sto arrivando!!!!!
Sul treno per Mestre una carrozza di prima classe viene declassata per mancanza di posti a sedere.
Non mi faccio scappare l'occasione e mi fiondo sul primo posto ingolo che trovo.
Mi metto comoda, stendo i piedi, vorrei fare capire a chiunque passi di lì che preferirei non avere compagnia.
Funziona per un po'.
Poi devo arrendermi di nuovo.
Again.
Parto da casa alle 8 di domenica mattina.
Alle 9 meno 10 ho il treno per Milano.
Mia madre e Gino si alzano all'alba per accompagnarmi, io sono in una mezza trance da sonno mancato, non riesco neppure a fare colazione.
Ho ancora la cena di sabato sullo stomaco...
Mia madre e Gino si alzano all'alba per accompagnarmi, io sono in una mezza trance da sonno mancato, non riesco neppure a fare colazione.
Ho ancora la cena di sabato sullo stomaco...
Non so come riesco a non dimenticare nulla, salgo in macchina e svengo.
Mi sveglio - si fa per dire - all'aria pungente del mattino Torinese.
Caffè, ricarica del telefono, obliteratrice, binario...
I miei mi carino sul treno, poi si fermano a salutarmi dalla banchina attraverso il finestrino.
Sembra che stia partendo per altri 4 mesi...
Caffè, ricarica del telefono, obliteratrice, binario...
I miei mi carino sul treno, poi si fermano a salutarmi dalla banchina attraverso il finestrino.
Sembra che stia partendo per altri 4 mesi...
Prendo un posto qualsiasi, consapevole del fatto che non riuscirò a prendere sonno, attacco la musica e comincio a leggere il libro della Woolf.
Partiamo stranamente in orario.
La seconda classe dei treni italiani la conosciamo bene o male tutti.
Dei tre sedili che non occupo non ce n'è uno che ospiti qualcuno di vagamente sopportabile.
Un uomo grassoccio e sudato invade quel poco di spazio vitale che mi ero guadagnata, respirando affannato come un ippopotamo spiaggiato.
La seconda classe dei treni italiani la conosciamo bene o male tutti.
Dei tre sedili che non occupo non ce n'è uno che ospiti qualcuno di vagamente sopportabile.
Un uomo grassoccio e sudato invade quel poco di spazio vitale che mi ero guadagnata, respirando affannato come un ippopotamo spiaggiato.
Sgomito un po', se non altro per fagli capire che vorrei non usasse il mio fianco come bracciolo, ma non c'è nulla da fare.
Parla ad alta voce in francese con una ragazza di colore che mi siede di fronte.
Nemmeno le cuffie ficcate a forza nelle orecchie riescono ad attutire la loro presenza.
Mi rassegno.
Mi accascio sul finestrino e chiudo gli occhi.
Sono solo due ore, in fondo...
Arrivo a Milano che sono le 11.
Mezz'ora di attesa e poi parto per Mestre.
Raggiungere la sala centrale della stazione è un'impresa epica.
Chi corre, chi spinge, chi si ferma, chi ti fischia.
Chi vuole portarti i bagagli (non si capisce bene se alla tua meta o via, direttamente ).
Penso a come tutto questo sia tipicamente italiano.
Un gruppetto di tamarri smascellanti, in pantaloni succinti e capelli ingellati, imbacuccati in quei cappotti neri tutti uguali che tanto mi ricordano i sacchetti dell'immondizia, urla bestemmie a squarciagola...
Parla ad alta voce in francese con una ragazza di colore che mi siede di fronte.
Nemmeno le cuffie ficcate a forza nelle orecchie riescono ad attutire la loro presenza.
Mi rassegno.
Mi accascio sul finestrino e chiudo gli occhi.
Sono solo due ore, in fondo...
Arrivo a Milano che sono le 11.
Mezz'ora di attesa e poi parto per Mestre.
Raggiungere la sala centrale della stazione è un'impresa epica.
Chi corre, chi spinge, chi si ferma, chi ti fischia.
Chi vuole portarti i bagagli (non si capisce bene se alla tua meta o via, direttamente ).
Penso a come tutto questo sia tipicamente italiano.
Un gruppetto di tamarri smascellanti, in pantaloni succinti e capelli ingellati, imbacuccati in quei cappotti neri tutti uguali che tanto mi ricordano i sacchetti dell'immondizia, urla bestemmie a squarciagola...
Ah, Ljubljana, sto arrivando!!!!!
Sul treno per Mestre una carrozza di prima classe viene declassata per mancanza di posti a sedere.
Non mi faccio scappare l'occasione e mi fiondo sul primo posto ingolo che trovo.
Mi metto comoda, stendo i piedi, vorrei fare capire a chiunque passi di lì che preferirei non avere compagnia.
Funziona per un po'.
Poi devo arrendermi di nuovo.
Per fortuna il mio dirimpettaio è magrolino e clamo.
Sembra un sedicenne in abiti da dirigente d'azienda.
Legge il sole 24 ore.
Porta la cravatta al collo, le all stars ai piedi.
Non mi pongo domande.
Dormo un pochino.
A Verona mi svegliano le voci squillanti di un gruppo di ragazze spagnole.
Saranno una decina, e parlano a macchinetta.
Ma lo spagnolo mi piace, così rimango ad ascoltarle per il resto del viaggio, alternando di tanto in tanto la loro conversazione ( che non comprendo pienamente) con quella di una coppia di ragazzi, un italiano ed una cinese che, a quanto mi è parso di capire, se la cavano meglio senza parole...
Ci raggiungono un gruppo di ragazzi di colore.
Una francese ed un tedesco...
Io mi domando se non abbia già oltrepassato il confine e quando arriva il controllore, svegliandomi senza troppa delicatezza, sono tentata dal mandarlo a quel paese in inglese.
Tanto...!
Sbarco a Mestre.
Ho un'ora e mezza di attesa.
Mangio un panino, nonostante ancora non abbia nessuna fame, e cerco la fermata della corriera.
Ovviamente è presto, la strada è deserta, ci sono i lavori in corso che dividono la strada in due, la palina del bus non esiste nemmeno.
Faccio avanti e indietro come una scimmia impazzita per una decina di volte.
Poi finalmente scorgo altri due ragazzi laddove si presume sia la fermata del pullman.
Sono americani e sono più smarriti di me.
Com'è possibile, mi chiedono, che non ci sia un cartello, un segnale, una qualsiasi cosa!!?
Io sorrido e domando loro se siano per la prima volta in Italia.
Mi rispondono di si, ovviamente.
Piano piano arrivano gli altri passeggeri.
Siamo una 15ina.
Aspettiamo tutti di salire sulla corriera per ljubljana.
E quella si fa aspettare, così, tanto per aumentare il divertimento!
Quando finalmente saliamo a bordo, mi fiondo di traverso sulla prima coppia di sedili liberi che trovo.
L'americano mi parla a macchinetta (ovviamente!) poi finalmente dichiara di volersi fare un riposino.
Sospiro di sollievo, chiudo gli occhi, e chi si è visto si è visto!!!
Da Mestre a Ljubljana sono 4 ore di traversata.
Ne dormo più o meno tre, poi mi sveglia la suoneria dei messaggi del cellulare.
E' Lena.
Mi informa, alle 7 e 20 di sera, che non ho piu' un posto dove dormire, perchè la ragazza ha disdetto tutto all'ultimo.
Mi sento mancare per un istante.
Fra un'ora sono a Ljubljana e non ho la piu' pallida idea di dove andare a dormire.
Ci sono gli ostelli, ovviamente, e li conosco piu' o meno tutti.
Ho il numero del taxi sulla sim slovena.
Non è che sono proprio spersa... ma non mi va di spendere gli stessi soldi dell'affitto di un mese per dormire una settimana in una camerata da 8!!!
Comincio a mandare messaggi a raffica:
Eva si prodiga in mille ed uno modi, ma non riesce a trovare nulla.
Lena continua a scrivermi che le dispiace.
Io arrivo a LJ che ancora non so dove vado a finire!
Ho paura di dover accettare l'invito del produttore ma, non so perchè, al pensiero mi viene l'orticaria.
Di solito mi so ascoltare.
Quella non è una delle soluzioni contemplate.
Tento l'ultima risorsa che ho e chiamo Eliano, il ragazzo italiano che vive qui da 5 anni, sposato con una slovena, col negozio di souvenir in centro.
E' sempre stato gentile, anche se ha quello strano accento che non mi lascia mai intendere se stia dicendo sul serio o meno...
Mi aveva detto che avrebbe cercato qualcosa per me la settimana passata, ma poi non si è piu' fatto sentire.
Quando lo chiamo sembra scocciato e sorpreso.
Io mi dico che ormai è andata e mi rassegno all'idea dell'ostello.
Eliano mi dice di aspettare una 10ina di minuti, che poi mi richiama.
Io approfitto della presenza dei due americani per avere compagnia lungo la strada verso Metelkova: dormiranno lì questa settimana e mi chiedono se posso accompagnarli dal momento che sanno che conosco la città.
Tempo di arrivare in ostello e chiedere due prezzi ed ecco che Eliano mi richiama.
Mi ospita lui, fra 10 minuti mi viene a prendere!
Io saluto gli americani e corro alla stazione, di nuovo.
Eliano è lì che mi aspetta.
Sembra un sedicenne in abiti da dirigente d'azienda.
Legge il sole 24 ore.
Porta la cravatta al collo, le all stars ai piedi.
Non mi pongo domande.
Dormo un pochino.
A Verona mi svegliano le voci squillanti di un gruppo di ragazze spagnole.
Saranno una decina, e parlano a macchinetta.
Ma lo spagnolo mi piace, così rimango ad ascoltarle per il resto del viaggio, alternando di tanto in tanto la loro conversazione ( che non comprendo pienamente) con quella di una coppia di ragazzi, un italiano ed una cinese che, a quanto mi è parso di capire, se la cavano meglio senza parole...
Ci raggiungono un gruppo di ragazzi di colore.
Una francese ed un tedesco...
Io mi domando se non abbia già oltrepassato il confine e quando arriva il controllore, svegliandomi senza troppa delicatezza, sono tentata dal mandarlo a quel paese in inglese.
Tanto...!
Sbarco a Mestre.
Ho un'ora e mezza di attesa.
Mangio un panino, nonostante ancora non abbia nessuna fame, e cerco la fermata della corriera.
Ovviamente è presto, la strada è deserta, ci sono i lavori in corso che dividono la strada in due, la palina del bus non esiste nemmeno.
Faccio avanti e indietro come una scimmia impazzita per una decina di volte.
Poi finalmente scorgo altri due ragazzi laddove si presume sia la fermata del pullman.
Sono americani e sono più smarriti di me.
Com'è possibile, mi chiedono, che non ci sia un cartello, un segnale, una qualsiasi cosa!!?
Io sorrido e domando loro se siano per la prima volta in Italia.
Mi rispondono di si, ovviamente.
Piano piano arrivano gli altri passeggeri.
Siamo una 15ina.
Aspettiamo tutti di salire sulla corriera per ljubljana.
E quella si fa aspettare, così, tanto per aumentare il divertimento!
Quando finalmente saliamo a bordo, mi fiondo di traverso sulla prima coppia di sedili liberi che trovo.
L'americano mi parla a macchinetta (ovviamente!) poi finalmente dichiara di volersi fare un riposino.
Sospiro di sollievo, chiudo gli occhi, e chi si è visto si è visto!!!
Da Mestre a Ljubljana sono 4 ore di traversata.
Ne dormo più o meno tre, poi mi sveglia la suoneria dei messaggi del cellulare.
E' Lena.
Mi informa, alle 7 e 20 di sera, che non ho piu' un posto dove dormire, perchè la ragazza ha disdetto tutto all'ultimo.
Mi sento mancare per un istante.
Fra un'ora sono a Ljubljana e non ho la piu' pallida idea di dove andare a dormire.
Ci sono gli ostelli, ovviamente, e li conosco piu' o meno tutti.
Ho il numero del taxi sulla sim slovena.
Non è che sono proprio spersa... ma non mi va di spendere gli stessi soldi dell'affitto di un mese per dormire una settimana in una camerata da 8!!!
Comincio a mandare messaggi a raffica:
Eva si prodiga in mille ed uno modi, ma non riesce a trovare nulla.
Lena continua a scrivermi che le dispiace.
Io arrivo a LJ che ancora non so dove vado a finire!
Ho paura di dover accettare l'invito del produttore ma, non so perchè, al pensiero mi viene l'orticaria.
Di solito mi so ascoltare.
Quella non è una delle soluzioni contemplate.
Tento l'ultima risorsa che ho e chiamo Eliano, il ragazzo italiano che vive qui da 5 anni, sposato con una slovena, col negozio di souvenir in centro.
E' sempre stato gentile, anche se ha quello strano accento che non mi lascia mai intendere se stia dicendo sul serio o meno...
Mi aveva detto che avrebbe cercato qualcosa per me la settimana passata, ma poi non si è piu' fatto sentire.
Quando lo chiamo sembra scocciato e sorpreso.
Io mi dico che ormai è andata e mi rassegno all'idea dell'ostello.
Eliano mi dice di aspettare una 10ina di minuti, che poi mi richiama.
Io approfitto della presenza dei due americani per avere compagnia lungo la strada verso Metelkova: dormiranno lì questa settimana e mi chiedono se posso accompagnarli dal momento che sanno che conosco la città.
Tempo di arrivare in ostello e chiedere due prezzi ed ecco che Eliano mi richiama.
Mi ospita lui, fra 10 minuti mi viene a prendere!
Io saluto gli americani e corro alla stazione, di nuovo.
Eliano è lì che mi aspetta.
Io sono sollevata, ma anche un po' imbarazzata.
Ho paura di dar fastidio e, comunque, non è che questo tipo lo conosca poi molto meglio del produttore.
Mi solleva solo il fatto che mi dica "puoi stare da NOI" e poi la pancia mi dice che posso fidarmi.
Così salgo in macchina, ringrazio, ringrazio e ringrazio, finchè non arriviamo a casa.
Conosco questa città come le mie tasche, è assurdo!
So perfettamente dove mi trovo!!!
Saliamo al terzo piano di uno dei pochi palazzoni di Ljubljana.
La casa è graziosa: spartana, disordinata e minimalmente arredata.
Come tutte le case che ho visitato fino ad ora!
Non sembra ci badino troppo qui...
Eliano mi sistema nella cameretta che un giorno sarà del suo bambino.
Un piccolo divano letto, due lenzuola, un piumone ed il solito, scomodo, molliccio, inutilizzabile cuscino sloveno.
Si sta disturbando anche troppo, ma non c'è modo di fermarlo.
Mette su l'acqua per la pasta, mi offre da bere e da fumare, chiama due suoi amici.
In meno di un'ora mi ritrovo a cenare con il mio ospite, Roberto (un altro Torinese emigrato che ora lavora come cuoco per il catering ) ed un ragazzo sloveno del quale non ricordo assolutamente il nome.
Ecco. Questo è decisamente uno scenario imprevisto.
Sono a tavola con tre perfetti sconosciuti, tutti sulla 40ina, piu' o meno, che mangio spaghetti aglio e olio, bevo birra e chiacchiero.
Non so perchè, ma non sono affatto nervosa.
Forse un tantino in imbarazzo. Un pelo stanca.
Ma per nulla a disagio.
Dopo i liquori ed il caffè, io passo sul divano a controllare la mail.
Loro giocano a carte.
Jasna, la moglie di Eliano, ci raggiunge verso mezzanotte.
Io crollo di sonno, ma preferisco scambiare due parole anche con lei, giusto per ringraziarla.
E' carinissima e parla italiano con quel buffo accento.
Le racconto del come e del perchè.
Fumo un'altra sigaretta.
E chi s'è visto s'è visto.
Mi butto a letto.
Sono del tutto frastornata.
Ma non riesco a smettere di sorridere.
Ho paura di dar fastidio e, comunque, non è che questo tipo lo conosca poi molto meglio del produttore.
Mi solleva solo il fatto che mi dica "puoi stare da NOI" e poi la pancia mi dice che posso fidarmi.
Così salgo in macchina, ringrazio, ringrazio e ringrazio, finchè non arriviamo a casa.
Conosco questa città come le mie tasche, è assurdo!
So perfettamente dove mi trovo!!!
Saliamo al terzo piano di uno dei pochi palazzoni di Ljubljana.
La casa è graziosa: spartana, disordinata e minimalmente arredata.
Come tutte le case che ho visitato fino ad ora!
Non sembra ci badino troppo qui...
Eliano mi sistema nella cameretta che un giorno sarà del suo bambino.
Un piccolo divano letto, due lenzuola, un piumone ed il solito, scomodo, molliccio, inutilizzabile cuscino sloveno.
Si sta disturbando anche troppo, ma non c'è modo di fermarlo.
Mette su l'acqua per la pasta, mi offre da bere e da fumare, chiama due suoi amici.
In meno di un'ora mi ritrovo a cenare con il mio ospite, Roberto (un altro Torinese emigrato che ora lavora come cuoco per il catering ) ed un ragazzo sloveno del quale non ricordo assolutamente il nome.
Ecco. Questo è decisamente uno scenario imprevisto.
Sono a tavola con tre perfetti sconosciuti, tutti sulla 40ina, piu' o meno, che mangio spaghetti aglio e olio, bevo birra e chiacchiero.
Non so perchè, ma non sono affatto nervosa.
Forse un tantino in imbarazzo. Un pelo stanca.
Ma per nulla a disagio.
Dopo i liquori ed il caffè, io passo sul divano a controllare la mail.
Loro giocano a carte.
Jasna, la moglie di Eliano, ci raggiunge verso mezzanotte.
Io crollo di sonno, ma preferisco scambiare due parole anche con lei, giusto per ringraziarla.
E' carinissima e parla italiano con quel buffo accento.
Le racconto del come e del perchè.
Fumo un'altra sigaretta.
E chi s'è visto s'è visto.
Mi butto a letto.
Sono del tutto frastornata.
Ma non riesco a smettere di sorridere.
domenica 4 marzo 2012
Pronti! Di nuovo. Partenza...Via!
E' stata una giornata infinita.
E' cominciata più o meno 20 ore fa, coi preparativi per il viaggio.
Zaino.
Scarpe.
Un cambio...
Con la pigrizia di un bradipo sono riuscita ad ammucchiare due stracci da buttarmi addosso per la settimana che verrà e ho recuperto i vecchi indumenti da montagna.
Lavorerò 5 giorni a quasi 3000 metri.
Si presume che per la maggior parte del tempo non debba fare grandi movimenti.
Non riesco ancora a realizzare bene quanto diamine di freddo prenderò!
Ho fatto due commissioni prima di pranzo.
Poi ho cercato l'indirizzo di uno o due ostella fra i i più economici di tutta Ljbljana.
Ne ho trovati due in centro.
Ma non ho prenotato.
Chi mi ha offerto un posto sul divano, ancora non mi ha dato conferma.
Mi piacerebbe poter risparmiare due soldi, visto che in una settimana e mezza mi ritrovo di nuovo con 20 euro sul conto e qualche debito fra amici e parenti...
Spero di essere in tempo per risolvere tutto al meglio una volta arrivata lì.
Se c'è una cosa che mi solleva, è che quella città la conosco benissimo.
In qualche modo me la caverò.
Il pranzo con mia madre e Gino è stato piuttosto impegnativo.
Ma sono sopravvissuta.
La giornata, poi, si è lentamente messa in marcia.
E una volta partita, non ha più decelerato.
Sono andata a fare i biglietti alla stazione.
Ho girato come un'ossessa alla ricerca di un benedetto vaporizzatore portatile per stirar ei vestiti sul set.
Ovviamente non l'ho trovato.
Dove si è mai vista una cosa del genere?
Poi sono andata a trovare Flavia, che mi ha fatto vedere le ultime creazioni in fatto di costumistica.
Devo ammettere che sono rimasta piacevolmente stupita:
Il costume di orientale, cucito interamente da lei, è delizioso!
Un caffè, due chiacchiere, il gatto che mi ha eletta a suo cuscino ufficiale...
E' arrivato il momento dell'aperitivo.
Una bottiglia di Nero d'Avola in compagnia di Cristina ed Alberto.
Due orette piacevolissime terminate sotto il diluvio che si è scatenato verso le 8 di sera.
Alle 9, ho la cena.
Marta, Chiara e Marco mi danno appuntamento in un localino meraviglioso, il "Poormange", che si trova in Via Maria Vittoria 32, in centro a Torino.
Con 12 euro a testa siamo usciti di lì rotolando.
Il menù era a base di patate ripiene, taglieri misti, vino rosso, dolce e caffè.
Mi alzo da tavola con il vago timore dipoter esplodere da un momento all'altro.
Per smaltire andiamo ai Muri, a salutare Luca.
Il locale è semi-vuoto.
La serata non è fra le nostre preferite.
Ma fuori diluvia che è una meraviglia.
Finisce che ci fermiamo lì fino alle 2, chiacchierando e bevendo uno o due bicchierini della staffa.
Sono distrutta e devo ancora finire di far elo zaino, controllare se nella mail ci sono news dell'ultimo secondo, farmi una doccia...
Sono le 5 del mattino.
Fra due ore mi devo alzare.
Chi me lo fa fare di mettermi a dormire?
Così aggiorno questo blog, che è diventato più uno strumento per tenermi occupata nei momenti di attesa fra un passaggio e l'altro.
Non pensavo lo leggesse così tanta gente.
Invece, da casa, ho scoperto di avere parecchio seguito.
E' curioso.
Lo tengo più per me che per altro.
Quindi sono di nuovo in partenza!
Chi si aspettava, 4 mesi fa, che potesse capitarmi qualcosa di simile?
Il ferrino mi aspetta sulla sedia della cucina, stracarico ma non pesante, col sacco a pelo piantato in cima come una stella di Natale sull'albero.
Non ho ancora idea di dove lo, e mi, stenderò.
Ma la cosa curiosa e vagamente piacevole è che non me ne preoccupo affatto.
Dal viaggio in Irlanda ho imparato che un ostello, all'ultimo minuto, male che vada, lo si trova sempre.
Dall'esperienza in Slovenia, invece, ho appreso che ci sono certe cose che si rivelano sempre e solo a momento debito.
Che certi tipi di persone non si dilungano in rassicurazioni, ma che alla fine qualcuno disposto ad aiutarti lo trovi sempre.
Così parto di nuovo per un'altra avventura.
L'ansia c'è sempre.
Quella mi è congenita.
Ma si sta trasformando più in una sorta di eccitazione.
Le cose possono andare bene anche quando non si ha sempre la certezza di un percorso pianificato!
Certo, c'è sempre la minaccia del rischio, ma in un certo senso è ciò che rende tutto più interessante.
Mi sono sempre creduta incline al vagabondaggio.
Ma non ho mai avuto la certezza di avere ragione.
Fino ad ora.
Non so come sarà questo lavoro.
Dalle parole che si sono fatte potrebbe essere qualcosa di estremamente interessante ed educativo: lavorare all'interno di uno staff professionale, sul set di uno spot pubblicitario, fra director, producer, fotografi, stylist e compagnia bella.
Il mio ruolo non è chiaro e definito.
Diciamo che possiamo classificarlo sotto il nome di "runner": ovvero "colui che corre".
Non mi chiedete in cosa consista esattamente, al momento posso solo farmene una vaga idea.
Ma sono contenta di poter avere questa opportunità.
Forse un pò stranita, perchè non ho fatto poi nulla per ritrovarmici coinvolta.
Ma pensare sempre di non meritarsi ciò che ci arriva, mi sembra un atteggiamento che male si accompagna a questa nuova maniera di vivere la vita al presente.
Così cerco di manetenermi entusiasta e positiva, scacciando i pensieri maligni, pur mantendomi prudente.
E' assurdo persino per me crederlo, ma l'intera situazione non mi fa sentire minacciata.
Male che possano andare le cose, mi sento più o meno al sicuro.
Se non altro conosco gente e conto anche due o tre amicizie dalle quali so di poter ricevere aiuto, nel cao in cui me ne servisse.
Sono contenta dell'esperienza appena passata.
E sono stupita dalla rapidità con la quale si sono aperte un0infinità di altre porte e possibili strade.
Anche qui a casa.
Se mi fermo a pensare e cerco di pianificare un percorso, perdo il senno.
Così lascio proprio che tutto venga da sè.
Mi limito a seguire un percorso che, se non altro, mi sono scelta e sono ancora in tempo a cambiare, semmai volessi.
Ed il tutto si rivela all'improvviso così semplice che quasi stento a crederci.
Perchè ascoltare quella voce che mi dice che non è così che funziona?
E se invece fosse proprio l'unica maniera?
Per il semplice fatto che è la mia?
Un acosa così personale.
Come cucita su misura.
A casa mi chiedono quanto mi fermo, quando ritorno, per dove riparto.
Io rispondo che non lo so.
E la cosa non mi spaventa affatto, nè mi mette ansia.
Non lo so. Ma di solito aggiungo un "non ancora" alla fine della frase.
Sono certa che lo saprò, quando sarà il momento.
E non credo sia sbagliato.
Perchè va bene per me.
Mi fa stare bene, non avere un piano.
Sono certa che a mio padre e a mia madre queste parole daranno parecchio fastidio.
Posso capirlo.
Ma non credo di poter essere in grado di essere diversa, senza denaturarmi.
Così mi accetto io, in primis.
E spero che lo facciano anche gli altri.
Se non altro quelli che mi vogliono bene!
In una settimana e mezza, qui a casa, le cose sono andate così veloci che quasi non mi sono resa conto di nulla.
Sono ripiombata nelle mie vecchie abitudini.
Nella routine dei mie vecchi spazi.
I miei vecchi colori.
La polvere. I libri. I ticchettii di orologio.
I biglietti di mia madre sul tavolo la mattina.
E' come se tutto, chiusa quella che per me è stata un'enorme parentesi di 4 mesi, fosse tornato allo stato iniziale.
E quella persona che ho conosciuto in Slovenia se ne fosse rimasta là, dando il cambio alla controfigura in attesa da queste parti.
Ho solo riscontrato la mia insofferenza verso certe abitudini tutte italiane.
Non mi sono mancate affatto.
I cambiamenti più profondi, sono ancora così sottili...
Però ci sono.
Lo dimostra la maniera che ho di affrontare certe vecchie conoscenze.
Questo nuovo viaggio compreso.
Mi fido un pò di più di me stessa, se non altro.
E non sento più quel bisogno pressante di compiacere chiunque.
Può sembrare un pò egoistico, forse, ma credo che sarebbe stupido buonismo non ammettere che compiacere me stessa, prima di tutto, è diventata l'esigenza principale.
Senza calpestare nessuno, si intende, perlomeno non di proposito.
Ma stare un pò più concentrati su sè stessi è diventato un pò meno difficile.
E' come se mi disperdessi di meno.
E mi sentissi libera di scegliere questo o quello solo in base a come me lo sento sulla pelle.
Se qualcuno storce il naso, non credo più sia un problema mio.
E' una sensazione liberatoria.
Tanti problemi non sono più miei.
Posso interessarmi, ma sono in grado di decidere quanto a fondo mi appartengano.
E non credo neppure sia una direzione univoca, perchè in questo modo so capire quanto i miei reali problemi debbano o meno appartenere agli altri.
Al momento ne condividerò con voi uno:
ho un sonno terribile e la maratona di cibo di oggi sta cominciando a farsi sentire.
Mancano ancora due ore alla partenza.
Diciamo che mi metto a leggere un libro, poi, se la testa mi cadrà fra le pagine per la prossima oretta e mezza, la prenderemo con filosofia...
Spero solo di non essermi dimenticata niente.
E' cominciata più o meno 20 ore fa, coi preparativi per il viaggio.
Zaino.
Scarpe.
Un cambio...
Con la pigrizia di un bradipo sono riuscita ad ammucchiare due stracci da buttarmi addosso per la settimana che verrà e ho recuperto i vecchi indumenti da montagna.
Lavorerò 5 giorni a quasi 3000 metri.
Si presume che per la maggior parte del tempo non debba fare grandi movimenti.
Non riesco ancora a realizzare bene quanto diamine di freddo prenderò!
Ho fatto due commissioni prima di pranzo.
Poi ho cercato l'indirizzo di uno o due ostella fra i i più economici di tutta Ljbljana.
Ne ho trovati due in centro.
Ma non ho prenotato.
Chi mi ha offerto un posto sul divano, ancora non mi ha dato conferma.
Mi piacerebbe poter risparmiare due soldi, visto che in una settimana e mezza mi ritrovo di nuovo con 20 euro sul conto e qualche debito fra amici e parenti...
Spero di essere in tempo per risolvere tutto al meglio una volta arrivata lì.
Se c'è una cosa che mi solleva, è che quella città la conosco benissimo.
In qualche modo me la caverò.
Il pranzo con mia madre e Gino è stato piuttosto impegnativo.
Ma sono sopravvissuta.
La giornata, poi, si è lentamente messa in marcia.
E una volta partita, non ha più decelerato.
Sono andata a fare i biglietti alla stazione.
Ho girato come un'ossessa alla ricerca di un benedetto vaporizzatore portatile per stirar ei vestiti sul set.
Ovviamente non l'ho trovato.
Dove si è mai vista una cosa del genere?
Poi sono andata a trovare Flavia, che mi ha fatto vedere le ultime creazioni in fatto di costumistica.
Devo ammettere che sono rimasta piacevolmente stupita:
Il costume di orientale, cucito interamente da lei, è delizioso!
Un caffè, due chiacchiere, il gatto che mi ha eletta a suo cuscino ufficiale...
E' arrivato il momento dell'aperitivo.
Una bottiglia di Nero d'Avola in compagnia di Cristina ed Alberto.
Due orette piacevolissime terminate sotto il diluvio che si è scatenato verso le 8 di sera.
Alle 9, ho la cena.
Marta, Chiara e Marco mi danno appuntamento in un localino meraviglioso, il "Poormange", che si trova in Via Maria Vittoria 32, in centro a Torino.
Con 12 euro a testa siamo usciti di lì rotolando.
Il menù era a base di patate ripiene, taglieri misti, vino rosso, dolce e caffè.
Mi alzo da tavola con il vago timore dipoter esplodere da un momento all'altro.
Per smaltire andiamo ai Muri, a salutare Luca.
Il locale è semi-vuoto.
La serata non è fra le nostre preferite.
Ma fuori diluvia che è una meraviglia.
Finisce che ci fermiamo lì fino alle 2, chiacchierando e bevendo uno o due bicchierini della staffa.
Sono distrutta e devo ancora finire di far elo zaino, controllare se nella mail ci sono news dell'ultimo secondo, farmi una doccia...
Sono le 5 del mattino.
Fra due ore mi devo alzare.
Chi me lo fa fare di mettermi a dormire?
Così aggiorno questo blog, che è diventato più uno strumento per tenermi occupata nei momenti di attesa fra un passaggio e l'altro.
Non pensavo lo leggesse così tanta gente.
Invece, da casa, ho scoperto di avere parecchio seguito.
E' curioso.
Lo tengo più per me che per altro.
Quindi sono di nuovo in partenza!
Chi si aspettava, 4 mesi fa, che potesse capitarmi qualcosa di simile?
Il ferrino mi aspetta sulla sedia della cucina, stracarico ma non pesante, col sacco a pelo piantato in cima come una stella di Natale sull'albero.
Non ho ancora idea di dove lo, e mi, stenderò.
Ma la cosa curiosa e vagamente piacevole è che non me ne preoccupo affatto.
Dal viaggio in Irlanda ho imparato che un ostello, all'ultimo minuto, male che vada, lo si trova sempre.
Dall'esperienza in Slovenia, invece, ho appreso che ci sono certe cose che si rivelano sempre e solo a momento debito.
Che certi tipi di persone non si dilungano in rassicurazioni, ma che alla fine qualcuno disposto ad aiutarti lo trovi sempre.
Così parto di nuovo per un'altra avventura.
L'ansia c'è sempre.
Quella mi è congenita.
Ma si sta trasformando più in una sorta di eccitazione.
Le cose possono andare bene anche quando non si ha sempre la certezza di un percorso pianificato!
Certo, c'è sempre la minaccia del rischio, ma in un certo senso è ciò che rende tutto più interessante.
Mi sono sempre creduta incline al vagabondaggio.
Ma non ho mai avuto la certezza di avere ragione.
Fino ad ora.
Non so come sarà questo lavoro.
Dalle parole che si sono fatte potrebbe essere qualcosa di estremamente interessante ed educativo: lavorare all'interno di uno staff professionale, sul set di uno spot pubblicitario, fra director, producer, fotografi, stylist e compagnia bella.
Il mio ruolo non è chiaro e definito.
Diciamo che possiamo classificarlo sotto il nome di "runner": ovvero "colui che corre".
Non mi chiedete in cosa consista esattamente, al momento posso solo farmene una vaga idea.
Ma sono contenta di poter avere questa opportunità.
Forse un pò stranita, perchè non ho fatto poi nulla per ritrovarmici coinvolta.
Ma pensare sempre di non meritarsi ciò che ci arriva, mi sembra un atteggiamento che male si accompagna a questa nuova maniera di vivere la vita al presente.
Così cerco di manetenermi entusiasta e positiva, scacciando i pensieri maligni, pur mantendomi prudente.
E' assurdo persino per me crederlo, ma l'intera situazione non mi fa sentire minacciata.
Male che possano andare le cose, mi sento più o meno al sicuro.
Se non altro conosco gente e conto anche due o tre amicizie dalle quali so di poter ricevere aiuto, nel cao in cui me ne servisse.
Sono contenta dell'esperienza appena passata.
E sono stupita dalla rapidità con la quale si sono aperte un0infinità di altre porte e possibili strade.
Anche qui a casa.
Se mi fermo a pensare e cerco di pianificare un percorso, perdo il senno.
Così lascio proprio che tutto venga da sè.
Mi limito a seguire un percorso che, se non altro, mi sono scelta e sono ancora in tempo a cambiare, semmai volessi.
Ed il tutto si rivela all'improvviso così semplice che quasi stento a crederci.
Perchè ascoltare quella voce che mi dice che non è così che funziona?
E se invece fosse proprio l'unica maniera?
Per il semplice fatto che è la mia?
Un acosa così personale.
Come cucita su misura.
A casa mi chiedono quanto mi fermo, quando ritorno, per dove riparto.
Io rispondo che non lo so.
E la cosa non mi spaventa affatto, nè mi mette ansia.
Non lo so. Ma di solito aggiungo un "non ancora" alla fine della frase.
Sono certa che lo saprò, quando sarà il momento.
E non credo sia sbagliato.
Perchè va bene per me.
Mi fa stare bene, non avere un piano.
Sono certa che a mio padre e a mia madre queste parole daranno parecchio fastidio.
Posso capirlo.
Ma non credo di poter essere in grado di essere diversa, senza denaturarmi.
Così mi accetto io, in primis.
E spero che lo facciano anche gli altri.
Se non altro quelli che mi vogliono bene!
In una settimana e mezza, qui a casa, le cose sono andate così veloci che quasi non mi sono resa conto di nulla.
Sono ripiombata nelle mie vecchie abitudini.
Nella routine dei mie vecchi spazi.
I miei vecchi colori.
La polvere. I libri. I ticchettii di orologio.
I biglietti di mia madre sul tavolo la mattina.
E' come se tutto, chiusa quella che per me è stata un'enorme parentesi di 4 mesi, fosse tornato allo stato iniziale.
E quella persona che ho conosciuto in Slovenia se ne fosse rimasta là, dando il cambio alla controfigura in attesa da queste parti.
Ho solo riscontrato la mia insofferenza verso certe abitudini tutte italiane.
Non mi sono mancate affatto.
I cambiamenti più profondi, sono ancora così sottili...
Però ci sono.
Lo dimostra la maniera che ho di affrontare certe vecchie conoscenze.
Questo nuovo viaggio compreso.
Mi fido un pò di più di me stessa, se non altro.
E non sento più quel bisogno pressante di compiacere chiunque.
Può sembrare un pò egoistico, forse, ma credo che sarebbe stupido buonismo non ammettere che compiacere me stessa, prima di tutto, è diventata l'esigenza principale.
Senza calpestare nessuno, si intende, perlomeno non di proposito.
Ma stare un pò più concentrati su sè stessi è diventato un pò meno difficile.
E' come se mi disperdessi di meno.
E mi sentissi libera di scegliere questo o quello solo in base a come me lo sento sulla pelle.
Se qualcuno storce il naso, non credo più sia un problema mio.
E' una sensazione liberatoria.
Tanti problemi non sono più miei.
Posso interessarmi, ma sono in grado di decidere quanto a fondo mi appartengano.
E non credo neppure sia una direzione univoca, perchè in questo modo so capire quanto i miei reali problemi debbano o meno appartenere agli altri.
Al momento ne condividerò con voi uno:
ho un sonno terribile e la maratona di cibo di oggi sta cominciando a farsi sentire.
Mancano ancora due ore alla partenza.
Diciamo che mi metto a leggere un libro, poi, se la testa mi cadrà fra le pagine per la prossima oretta e mezza, la prenderemo con filosofia...
Spero solo di non essermi dimenticata niente.
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