sabato 10 marzo 2012

BackPacking, CouchSurfing & SetLiving! DAY 1!

Back in LJ!
Again.

Parto da casa alle 8 di domenica mattina.
Alle 9 meno 10 ho il treno per Milano.
Mia madre e Gino si alzano all'alba per accompagnarmi, io sono in una mezza trance da sonno mancato, non riesco neppure a fare colazione.
Ho ancora la cena di sabato sullo stomaco...

Non so come riesco a non dimenticare nulla, salgo in macchina e svengo.
Mi sveglio - si fa per dire - all'aria pungente del mattino Torinese.
Caffè, ricarica del telefono, obliteratrice, binario...
I miei mi carino sul treno, poi si fermano  a salutarmi dalla banchina attraverso il finestrino.
Sembra che stia partendo per altri 4 mesi...
Prendo un posto qualsiasi, consapevole del fatto che non riuscirò a prendere sonno, attacco la musica e comincio a leggere il libro della Woolf.

Partiamo stranamente in orario.
La seconda classe dei treni italiani la conosciamo bene o male tutti.
Dei tre sedili che non occupo non ce n'è uno che ospiti qualcuno di vagamente sopportabile.
Un uomo grassoccio e sudato invade quel poco di spazio vitale che mi ero guadagnata, respirando affannato come un ippopotamo spiaggiato.
Sgomito un po', se non altro per fagli capire che vorrei non usasse il mio fianco come bracciolo, ma non c'è nulla da fare.
Parla ad alta voce in francese con una ragazza di colore che mi siede di fronte.
Nemmeno le cuffie ficcate a forza nelle orecchie riescono ad attutire la loro presenza.

Mi rassegno.
Mi accascio sul finestrino e chiudo gli occhi.
Sono solo due ore, in fondo...

Arrivo a Milano che sono le 11.
Mezz'ora di attesa e poi parto per Mestre.
Raggiungere la sala centrale della stazione è un'impresa epica.
Chi corre, chi spinge, chi si ferma, chi ti fischia.
Chi vuole portarti i bagagli (non si capisce bene se alla tua meta o via, direttamente ).
Penso a come tutto questo sia tipicamente italiano.
Un gruppetto di tamarri smascellanti, in pantaloni succinti e capelli ingellati, imbacuccati in quei cappotti neri tutti uguali che tanto mi ricordano i sacchetti dell'immondizia, urla bestemmie a squarciagola...

Ah, Ljubljana, sto arrivando!!!!!

Sul treno per Mestre una carrozza di prima classe viene declassata per mancanza di posti a sedere.
Non mi faccio scappare l'occasione e mi fiondo sul primo posto ingolo che trovo.
Mi metto comoda, stendo i piedi, vorrei fare capire a chiunque passi di lì che preferirei non avere compagnia.
Funziona per un po'.
Poi devo arrendermi di nuovo. 
Per fortuna il mio dirimpettaio è magrolino e clamo.
Sembra un sedicenne in abiti da dirigente d'azienda.
Legge il sole 24 ore.
Porta la cravatta al collo, le all stars ai piedi.

Non mi pongo domande.
Dormo un pochino.

A Verona mi svegliano le voci squillanti di un gruppo di ragazze spagnole.
Saranno una decina, e parlano a macchinetta.
Ma lo spagnolo mi piace, così rimango ad ascoltarle per il resto del viaggio, alternando di tanto in tanto la loro conversazione  ( che non comprendo pienamente) con quella di una coppia di ragazzi, un italiano ed una cinese che, a quanto mi è parso di capire, se la cavano meglio senza parole...

Ci raggiungono un gruppo di ragazzi di colore.
Una francese ed un tedesco...
Io mi domando se non abbia già oltrepassato il confine e quando arriva il controllore, svegliandomi senza troppa delicatezza, sono tentata dal mandarlo a quel paese in inglese.
Tanto...!

Sbarco a Mestre.
Ho un'ora e mezza di attesa.
Mangio un panino, nonostante ancora non abbia nessuna fame, e cerco la fermata della corriera.
Ovviamente è presto, la strada è deserta, ci sono i lavori in corso  che dividono la strada in due, la palina del bus non esiste nemmeno.
Faccio avanti e indietro come una scimmia impazzita per una decina di volte.
Poi finalmente scorgo altri due ragazzi laddove si presume sia la fermata del pullman.

Sono americani e sono più smarriti di me.
Com'è possibile, mi chiedono, che non ci sia un cartello, un segnale, una qualsiasi cosa!!?
Io sorrido e domando loro se siano per la prima volta in Italia.
Mi rispondono di si, ovviamente.

Piano piano arrivano gli altri passeggeri.
Siamo una 15ina.
Aspettiamo tutti di salire sulla corriera per ljubljana.
E quella si fa aspettare, così, tanto per aumentare il divertimento!

Quando finalmente saliamo a bordo, mi fiondo di traverso sulla prima coppia di sedili liberi che trovo.
L'americano mi parla a macchinetta (ovviamente!) poi finalmente dichiara di volersi fare un riposino.
Sospiro di sollievo, chiudo gli occhi, e chi si è visto si è visto!!!

Da Mestre a Ljubljana sono 4 ore di traversata.
Ne dormo più o meno tre, poi mi sveglia la suoneria dei messaggi del cellulare.
E' Lena.
Mi informa, alle 7 e 20 di sera, che non ho piu' un posto dove dormire, perchè la ragazza ha disdetto tutto all'ultimo.
Mi sento mancare per un istante.
Fra un'ora sono a Ljubljana e non ho la piu' pallida idea di dove andare a dormire.
Ci sono gli ostelli, ovviamente, e li conosco piu' o meno tutti.
Ho il numero del taxi sulla sim slovena.
Non è che sono proprio spersa... ma non mi va di spendere gli stessi soldi dell'affitto di un mese per dormire una settimana in una camerata da 8!!!

Comincio a mandare messaggi a raffica:
Eva si prodiga in mille ed uno modi, ma non riesce a trovare nulla.
Lena continua a scrivermi che le dispiace.
Io arrivo a LJ che ancora non so dove vado a finire!

Ho paura di dover accettare l'invito del produttore ma, non so perchè, al pensiero mi viene l'orticaria.
Di solito mi so ascoltare.
Quella non è una delle soluzioni contemplate.
Tento l'ultima risorsa che ho e chiamo Eliano, il ragazzo italiano che vive qui da 5 anni, sposato con una slovena, col negozio di souvenir in centro.
E' sempre stato gentile, anche se ha quello strano accento che non mi lascia mai intendere se stia dicendo sul serio o meno...

Mi aveva detto che avrebbe cercato qualcosa per me la settimana passata, ma poi non si è piu' fatto sentire.
Quando lo chiamo sembra scocciato e sorpreso.
Io mi dico che ormai è andata e mi rassegno all'idea dell'ostello.
Eliano mi dice di aspettare una 10ina di minuti, che poi mi richiama.
Io approfitto della presenza dei due americani per avere compagnia lungo la strada verso Metelkova: dormiranno lì questa settimana e mi chiedono se posso accompagnarli dal momento che sanno che conosco la città.
Tempo di arrivare in ostello e chiedere due prezzi ed ecco che Eliano mi richiama.
Mi ospita lui, fra 10 minuti mi viene a prendere!

Io saluto gli americani e corro alla stazione, di nuovo.
Eliano è lì che mi aspetta.
Io sono sollevata, ma anche un po' imbarazzata.
Ho paura di dar fastidio e, comunque, non è che questo tipo lo conosca poi molto meglio del produttore.
Mi solleva solo il fatto che mi dica "puoi stare da NOI" e poi la pancia mi dice che posso fidarmi.
Così salgo in macchina, ringrazio, ringrazio e ringrazio, finchè non arriviamo a casa.
Conosco questa città come le mie tasche, è assurdo!
So perfettamente dove mi trovo!!!

Saliamo al terzo piano di uno dei pochi palazzoni di Ljubljana.
La casa è graziosa: spartana, disordinata e minimalmente arredata.
Come tutte le case che ho visitato fino ad ora!
Non sembra ci badino troppo qui...

Eliano mi sistema nella cameretta che un giorno sarà del suo bambino.
Un piccolo divano letto, due lenzuola, un piumone ed il solito, scomodo, molliccio, inutilizzabile cuscino sloveno.
Si sta disturbando anche troppo, ma non c'è modo di fermarlo.
Mette su l'acqua per la pasta, mi offre da bere e da fumare, chiama due suoi amici.
In meno di un'ora mi ritrovo a cenare con il mio ospite, Roberto (un altro Torinese emigrato che ora lavora come cuoco per il catering ) ed un ragazzo sloveno del quale non ricordo assolutamente il nome.

Ecco. Questo è decisamente uno scenario imprevisto.
Sono a tavola con tre perfetti sconosciuti, tutti sulla 40ina, piu' o meno, che mangio spaghetti aglio e olio, bevo birra e chiacchiero.
Non so perchè, ma non sono affatto nervosa.
Forse un tantino in imbarazzo. Un pelo stanca.
Ma per nulla a disagio.

Dopo i liquori ed il caffè, io passo sul divano a controllare la mail.
Loro giocano a carte.
Jasna, la moglie di Eliano, ci raggiunge verso mezzanotte.
Io crollo di sonno, ma preferisco scambiare due parole anche con lei, giusto per ringraziarla.
E' carinissima e parla italiano con quel buffo accento.
Le racconto del come e del perchè.
Fumo un'altra sigaretta.
E chi s'è visto s'è visto.

Mi butto a letto.
Sono del tutto frastornata.
Ma non riesco a smettere di sorridere.

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