Primo giorno della mia nuova vita.
Ho aperto gli occhi sul soffitto di un appartamento semi-vuoto, infreddolita, attorcigliata nel sacco a pelo e lievemente spaesata.
Ho dormito come un sasso per tutta la notte.
Il viaggio per arrivare fino a qua è stata un'odissea:
Tanto per cominciare il pullman arriva con 40 minuti di ritardo!
C'è da premettere che, in teoria, avrebbe dovuto già trovarsi lì e che per le 11 sarebbe dovuto partire...
Quando finalmente riesco a salire, salutando Beatrice, sono le 11,45.
I bagagli sono nella stiva, in tutto il pullman non c'è un italiano, gli autisti non spiaccicano neppure mezza parola in inglese e, come se non bastasse, un gruppo di zingari non ha il biglietto, così dobbiamo aspettare che tornino dall'ufficio della compagnia dei bus per poter finalmente partire.
12,15: si accendono i motori!
Direzione ROMANIA!!!!
Ok, io scendo prima, ma adesso mi spiego più cose. Probabilmente sarò l'unica che non si fa tutta la tratta di 24 ore.
Pare che 11, o qualcosina in più, siano già sufficienti.
Mi siedo accanto ad una ragazza, nelle prime file di sedili. Non spiaccichiamo mezza parola per due ore buone.
Io leggo "Mangia, Prega, Ama"- che mi sta aiutando non poco con tutta sta faccenda del "partire"- dormicchio un'oretta, cerco di guardare un film, ma i sottotitoli sono in rumeno, l'audio in inglese; peccato sia troppo basso e la radio sia sintonizzata sulle peggiori ballate popolari dell'intero mondo.
Accanto a me c'è un signore che ogni tanto mi lancia uno sguardo che non riesco a decifrare: sono indecisa fra compassione, simpatia, curiosità o indifferenza pura.
Dietro di noi una giovane madre (bellissima e magrissima che pare quasi una modella) con una bimba di tre anni dagli occhi azzurri e giganti. Ovviamente è stupenda anche lei!
Il secondo guidatore, invece, è seduto proprio davanti a me e non sembra interessarsi del fatto che, abbassando il sedile per stare piu' comodo, mi sta togliendo praticamente tutto lo spazio vitale.
Fa caldo. Sudiamo tutti. Io ho troppa lana addosso oltretutto messa in modo tale che non possa togliermi nemmeno uno strato. Non mi rimarrà che sopportare, per le prossime... ore.
Non le conto. Non sono così masochista. Non ancora, almeno.
Finalmente facciamo una pausa.
Sono morta di sonno, ho il sedere piatto, ho bisogno di camminare!
Ma non appena mi alzo mi accorgo che non riesco neppure a stare in piedi. Sono rimasta sveglia tutta la notte precedente e ho quella nausa simile al dopo sbronza che ti fa tremare dalla testa ai piedi.
Ho fame, ma non mi viene voglia di mangiare nulla.
Per fortuna che c'è Andrea!
Andrea è la ragazza rumena seduta accanto a me.
Ha 22 anni, studia geometria e sta tornando a casa dall'erasmus in Francia.
"Do you smoke?" mi chiede.
Vorrei dirle che in realtà fumo, ma che con questo viaggio ho deciso di smettere, approfittandone per risanarmi un po', con tutta questa cosa della danza etc.
Ma mi veniva molto piu' facile dire un semplice "yes, thank you!"
E così ci mettiamo a chiacchierare. Lei in francenglish, io in itanglish.
Un'intesa perfetta.
Da quel momento in poi ho avuto una traduttrice ufficiale per i film ( che non parlavano altro che di guerra, lotte, macchine, sangue, pistole, droghe... una dose di sentimentalismo da lasciarti col diabete!!!)
Ne guardiamo circa sei.
Forse faccio in tempo a vederne pure un settimo: the italian job, l'unico che conosca e del quale riesca a seguirne la trama.
Peccato che sia troppo occupata ad incitare silenziosamente l'autista ad andare più veloce.
Siamo un'ora in ritardo, Saja mi sta aspettando alla stazione, io finalmente realizzo che sto andando a vivere in Slovenia per qualche tempo.
Non so neppure quanto...
Non posso credere che vada così piano!!!
In dieci ore di traversata siamo riusciti a fermarci tre volte. Prima cinque minuti minuti: scegliete, o pipi' o sigaretta. Poi dieci...
Adesso che siamo oltre il confine, in ritardo di più di mezz'ora e io HO FRETTA DIAVOLO! decidono di fermarsi per una sosta di venti minuti!!!
Siamo persino dovuti tornare indietro di qualche chilometro, ad un certo punto, per recuperare qualcuno che è rimasto giù dal pullman.
Sono le 22,20, finalmente leggo Ljubljana.
Seguo le manovre lente dell'autista come se lo stessi guidando con lo sguardo, muoviti, muoviti, muoviti!!!
Finalmente, sono arrivata.
Devo recuperare i bagagli, ma l'autista non capisce che sto cercando di spiegarli che sono nella stiva piu' grande, così me le apre tutte, facendomi fare i giro dell'intero bus, prima di afferrare il concetto che "No, ti ho detto che sono da un'altra parte circa dieci minuti fa!"
Arrivo alla stazione, mi sistemo sotto l'orologio, dove ho appuntamento con Saja.
Un attimo di panico, passano circa 5 minuti, e non arriva nessuno.
Poi, finalmente, eccola!
La riconosco dai capelli biondi e lunghi. Benedetto facebook!!!!
Mi spalanca un sorriso radioso, e io cerco di fare altrettanto. Ma credo di essere troppo disfatta per risultare credibile.
Insieme a lei c'è il suo amico, del quale ora non ricordo il nome, che mi aiuta a caricare i bagagli in macchina.
Non appena apre lo sportello, come uno di quei pagliacci a molle che saltano fuori dalle scatole a sorpresa, appare un materasso.
"This is you Yogi" mi dice Saja ridendo.
Ok, rispondo io.
E saliamo tutti in macchina: Saja, il suo amico, il materasso, il mio trolley, il mio zaino e... forse, forse, forse anche io!
La casa non è lontana, anzi. In cinque minuti siamo arrivati.
Entriamo in un cortile interno, fa freddo, ma pensavo peggio!
Saja trema, con mio stupore.
C'è da dire che è vestita di fazzoletti, tutti rigorosamente neri, e non ha nulla di piu' pesante di una giacca di pelle.
Ci fumiamo una sigaretta, cerchiamo di parlare un po', ma siamo troppo stanchi, tutti, e io con l'inglese faccio davvero schifo.
Mi sale anche un po' di imbarazzo e comincio a domandarmi che diamine sto facendo.
Entriamo in casa, è minuscola. Di fronte all'ingresso c'è un cucinino-ino-ino, accanto: il bagno.
Dalla parte opposta al bagno, la nostra camera-studio.
E' tutta in legno, coi soffitti altri e due enormi finestre che la illuminano, di giorno facendo entrare la luce del sole (ammesso che ci sia), di notte quella di due grossi lampioni sistemati esattamente di fronte alle imposte.
Neanche a farlo apposta...
I nostri due materassi sono sistemati. Saja ha una valigia minuscola. Io ho con me mezza casa.
Comincio a sentirmi davvero in imbarazzo. Avrei voluto essere capace di portarmi meno roba. Pazienza!
Vorrei farmi una doccia, ma questo appartamento è nuovo (anche Saja dormirà qui per la prima volta) ed è tutto da pulire.
Cerco di sistemare la mia roba, ma non so come muovermi. Giro in tondo come una trottola e provo ad intavolare una chiacchierata. Ma sono troppo stanca.
Anche Saja è nervosa, perchè... non ho capito bene. Comunque è spaventata quasi quanto me.
Casa nuova, una sconosciuta accanto... posso capirla.
Ci beviamo un thè, mi lavo alla buona e propongo la ritirata.
Su questo ci intendiamo subito, e nel giro di pochi minuti siamo entrambe sotto i rispettivi sacchi a pelo. In casa non fa freddo, perchè c'è una stufetta magnifica che riscalda ogni angolo, ma quel calduccio non lo disprezzo. Soprattutto se abbinato alla morbidezza del materasso.
Piombo nel mondo dei sogni in un attimo e mi risveglio otto ore dopo.
Una luce grigiastra entra dalle finestre ed illumina la maglia a righe rosa e bianche che la mia nuova coinquilina usa come pijiama.
Strascico un "good mornig" e mi ritrovo con un thè pronto e lei che mi riempie di parole.
E' di fretta, deve andare all'università, oggi ha lezione di politca mondiale (bah!).
Non mi lascia le chiavi, tanto torna tra due ore, poi andiamo insieme a fare la spesa.
Prima di uscire vuole pulire il bagno, così io posso farmi la doccia.
Non se ne parla!!!!!
L'ho spedita fuori, e mi sono messa a sistemare il sistemabile.
Prima pero' mi sono scaldata un pezzo di pane che ho accompagnato con una bel quadratone di cioccolata fondente ed amara.
Ho pulito il bagno, la doccia (che non funziona, ahinoi), ho cercato di attaccare il frigo, ma anche quello sta scioperando. Ho pulito la cucina, disfatto i bagagli e incastrato tutto quello che ho in un piccolo mobiletto che sembra avere la sua veneranda età.
Sono riuscita a "nascondere" tutte le mie cianfrusaglie ed organizzarmi un po'.
Ora c'è un po' più d'ordine. Spero di ricordarmi tutto quando dovro' recuperarle.
Credo di aver trovato qualcuna più disordinata di me...
Sono passate tre ore, Saja ancora non arriva. Se esco non rientro senza di lei, ma comincio ad avere fame. E in casa non abbiamo ancora niente.
Lily, una ragazza italiana che ha deciso tre settimane fa di voler fare la mia stessa avventura, doveva venirmi a prendere alle 11, ma è rimasta addormentata.
Quindi credo che mi mettero' a leggere un po', sgranocchiando un altro pezzetto di cioccolata, nell'attesa che succeda qualcosa.
Come non detto!
E' arrivata Lily.
See ya later!
Racconto di una Emigrata Danzante


2 commenti:
Amoreeeee!!!!!! benarrivata :) mi raccomando, mangia che sennò mi ti sciupi...!!! Adesso che leggo che sei arrivata mi rendo proprio conto che te ne sei andata... mi manchi già un po... :(
Buona domenica stellina!!
Anche voi mi mancate tanto!
mangio, mangio, non preoccuparti, non c'è pericolo!
Oggi pizza e patatine, vedi che non ti deludo???
:D
Ti abbraccio fortissimo!
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