domenica 13 novembre 2011

INFUSION !

Scrivo seduta ad una scrivania, finalmente.
Chiusa nella piccola stanza che mi ospita, osservo dal lucernaio della mansarda il riflesso di me stessa e di quello che mi circonda:
è il ritratto appannato ed evanescente di una persona che forse riconosco, con un lieve moto di stupore e meraviglia.
Il fumo della sigaretta si mescola a quello dell'incenso, getta via il freddo di questa città così diversa eppure accogliente.
E' notte, mi guardo attorno un po' spaesata, sono così lontana da casa...
Benedico internet che mi permette di comunicare con quanti sono rimasti a casa:
Oggi, tramite skype ho visto mia madre ed i miei gatti. Ho un po' di nostalgia per quello che ho lasciato.
Un poco di malinconia per quanti non riesco a sentire come vorrei.
Mi mancano i visi dei miei amici, e gli abbracci caldi delle mie compagne di danza...
Ma qui sto trovando qualcosa, anche se per ora è solo un abbozzo indefinito che ancora non riesco a decifrare.
Lo scopriro'.

Venerdì sera ho assistito allo spettacolo più bello che mi sia mai capitato di vedere.
Lo consiglio caldamente a chiunque ami  la danza, in generale.
BELLYDANCE INFUSION PROJECT diretto da Manca Pavli è uno show come se ne vedono pochi.
Un'immersione totale in atmosfere magnifiche.
Uno di quegli spettacoli che scaldano il pubblico, anche qui, dove il freddo e la compostezza sono di casa, e ti lascia con le mani doloranti a causa degli applausi che ti strappa, volente o nolente.
Le musiche, i costumi, le luci, il ritmo.
Tutto è stato seplicemente perfetto!
E se penso che a creare tutto questo è stata una ragazza di appena 24 anni, impallidisco.
E' riuscita a trasformare la danza orientale in qualcosa di così originale ed innovativo da lasciare basiti.
Personalmente, sono sbalordita!
All'uscita da teatro, poi, rimasta ad aspettarla per complimentarmi, ricevo un'ulteriore conferma:
dopo aver assistito alla sfilata di ballerine che lasciano il backstage, ancora tutte truccate e bardate coi loro gioielli tribali, trascinando i loro trolley dritte ed orgogliose - come è giusto che siano -  ricoperte di fiori e complimenti... mi compare questa... ragazza.
Jeans e maglioncino, viso acqua e sapone, si fa largo fra le star con una montagna di scatoloni e pacchetti e non so cos'altro fra le braccia.
Ansimante e sconvolta, si ferma per un saluto e per ringraziarci di essere venute ad assistere allo spettacolo.
Al SUO spettacolo.
Si scambiano due chiacchiere, trova il tempo anche per quello, e ci dà qualche dritta per proseguire la serata.
Non riesco a non sorprendermi, di nuovo.
Forse non riesco a rendere l'idea di quanto mi sia apparsa umile ed umana, in quel momento, quando sul palco è riuscita a trasformarsi in poco meno che una dea.
Faccio il tifo per questa donna, signori.
E per tutte le donne come lei, perchè so che ce ne sono tante, sparse per il mondo.

La sera la finirebbe in un'adorazione perpetua, finchè sonno non mi colga, se non fosse che è venerdì e al Museum c'è serata latina.
Si fa mezzanotte, ci facciamo un the ed una fetta di torta Rocher.
Balliamo fino alla chiusura del locale.
Mi diverto a fare l'italiana in terra straniera... siamo così... ESOTICHE per la gente del luogo.
Ballo e rido. Sudo anche un sacco.
Torno a casa distrutta e mi butto a letto.
Domani avro' la mia stanza.



Sabato lo passo a pulire e riordinare.
Alle tre del pomeriggio mi ritrovo inginocchiata su linoleum a grattare con la spazzola in saggina le orme di quanti sono stati prima di me. E sembra fossero in parecchi!!!
Sposto tutta la mia roba, sistemo e metto in ordine.
Trovo un posto a tutto, persino a me stessa.
E faccio uno sforzo per non affezionarmi troppo a questo minuscolo spazio personale.
Durerà altre due settimane, piu' o meno.
Poi si cambia di nuovo.
Lily forse tornerà a casa e io sto cercandomi un'altra sistemazione.

La sera usciamo. Siamo decise a passare una notte come delle vere locali!
Così, cartina alla mano, partiamo per i clubs piu' conosciuti di Ljubljana.
Prima andiamo allo Zlati Zob, sono curiosa di sentire questa muscia dal vivo.
Ma si rivelerà una vera delusione.
La gente tipica c'è, ed anche il cibo. Peccato che sia per loro soltanto.
La musica non riusciamo a sentirla e  purtroppo decidiamo di fare cena lì.
Spendiamo 13 euro per due bicchieri di vino ( che per inciso qui costano 1,50 ovunque) e due... come definirli, panzerotti salati?
Mai mangiato nulla di piu' cattivo, stantio, colloso ed insapore nella mia vita!
Bocciato lo Zlati, perlomeno quando il nostro intento è passare una piacevole serata sedute ad un tavolino.
Scappiamo letteralmente verso il centro, ci mettiamo alla ricerca dello K4, da leggersi "Ka Shtiri", ovvero l'iniziale della via al numero 4.
Nulla di piu' semplice.
ALLORA PERCHE' NON LO TROVIAMO?
Siamo congelate dalla testa ai piedi, ripercorriamo la via tre volte. Niente.
Del locale nemmeno l'ombra.
Non so per quale insano motivo tentiamo di infilarci in un vicoletto buio, di quelli che a Torino non attraverseresti mai, che paiono un po' portare all'interno di un cortile privato, o ad uno spiazzo dove di solito gettiamo l'immondizia, gli avanzi di galera e tutto quel genere di cose li...
Eccolo! Il K4!!
Ovviamente è chiuso, ma impariamo una cosa importante: ovunque l'istinto ti dica di non andare, qui a Lubljana, sicuramente sarà il posto piu' figo e frequentato della città.
Conserviamo questa importante informazione per il futuro e ci lanciamo alla ricerca del terzo locale papabile.
Passa un'altra ora e mezza, ovviamente non lo troviamo.
Stiamo morendo di freddo, in piazza, vicino ai Tre Ponti, c'è un piccolo concerto all'aperto.
Bella musica, lampade termiche e copertine da mettere sulle ginocchia su poltroncine in vimini...
Ok, ci arrendiamo.
Finiamo la serata sorseggiando vino caldo alle spezie, col sottofondo rock e con due ragazzi del luogo  - che bevono the' uno caldo e birra l'altro - seduti al nostro tavolino ad insegnarci  parolacce nelle corrispettive lingue di origine.
Verso mezzanotte li salutiamo.
Perdiamo l'ultimo pullman per tre minuti.
Il termometro segna un grado.
Secondo me mente.
Ci aspetta una camminata di quasi mezz'ora per tornare a casa.
Io ho le dita dei piedi che mi si spezzano se azzardo anche solo un passo.
Cominciamo a correre.
E corriamo fino a casa!!!
E' l'unica maniera per scaldarsi e sopravvivere...
Ringrazio gli allenamenti per la resistenza e maledico questi stivali di finta-pelle-quasi-tutta-plastica!

Domenica.
Alle 18, allo ZLATI ZOB c'è questa benedetta famosa lezione di flamenco.
Progetto di andarci da una settimana.
Così in mattinata mi dò una sistemata, faccio un po' di yoga, preparo una zuppa ai funghi, ci esercitiamo coi cimbali e, finalmente, arriva l'ora di andare.
Siamo in ritardo, ovviamente, e prendiamo anche il pullman che va nel senso opposto alla nostra meta.
Ci ritroviamo al capolinea e ci assale un dubbio, "forse siamo dove non dovremmo essere...?".
L'autista, come tutti gli autisti di Ljubljana, non ci è di nessun aiuto, anzi, è scorbutico e antipatico.
Si fano le sette, ripercorriamo tutta la tratta, lo Zlati Zob finalmente compare all'orizzonte... ma oramai è troppo tardi.
Non so cosa mi spinga a provarci lo stesso.
Proprio non mi va giu' questa cosa di tornarmene a casa senza un niente di fatto.
Così ci trasciniamo, nemmeno troppo convinte, fino al portoncino laterale -  quello col battacchio - ed entriamo.
Patate e carne ornano i piatti di un uomo ed una donna seduti ad un tavolino nella penombra.
Chiedo informazioni per la lezione di Flamenco, mi dicono che ormai è tardi.
Io insisto. Manca mez'ora alla fine.
Magari posso solo dare un occhiata?
Ci accontentano e finalmente riusciamo ad entrare in questa sala enorme, dagli specchi quadrati appoggiati si sbiego al muro e sprofondata nel silenzio piu' assoluto.
Un gruppo di donne dalle ampie gonne nere, sedute in cerchio, muove le braccia al ritmo di una muscia che sentono solo loro.
Attendiamo qualche secondo, poi una ragazza, bellissima, dal viso pulito ed i capelli lunghissimi si affaccia verso di noi e ci chiede qualcosa in sloveno.
Come al solito spiego che non capisco, così lei si alza, si avvicina e ci chiede - giustamente - cosa vogliamo.
Glielo spiego.
Non so come, finiamo sedute in cerchio anche noi, accanto a questa giovane donna che ho capito essere l'insegnate.
Una signora di questo gruppo è di Capodistria, capice e parla l'italiano perfettamente, ci fa da interprete per l'ultima mezz'ora di lezione.
Sembrano tutti molto felici di averci fra loro.
Soprattutto la giovane insegnante.
Siamo italiane, questo ci rende perfette per il Flamenco.
Se lo dicono loro...
Dopo qualce spiegazione sulla postura, assistiamo a questa danza.
UNA MERAVIGLIA INCARNATA!
Questa ragazza  che, scopriremo poi, non ha piu' di 18 anni, si trasforma, non appena parte la musica in una forza della natura.
Non ho mai visto ballare il flamenco dal vivo. Ma se le cose stanno così, credo di avere una nuova danza fra le mie preferite!
Per una volta capiamo tutta la spiegazione, grazie alla traduttrice non ufficiale, e decidiamo che sì, prenderemo parte alle lezioni a partire da domenica prossima.
Sono tutti molto felici!
Lo siamo anche noi.

Prima di uscire, la signora di Capodistria ci ferma.
Durante le presentazioni abbiamo accennato al fatto che, se trovassimo lavoro qui, vorremmo fermarci per piu' tempo.
Questa signora sta giusto cercando italiani che possano lavorare per lei.
Ha un piccolo engozio, che si chiama "Casa Slovenia" in cui organizzano tour guidati della città per gruppi di italiani in visita.
Mancano le guide, perchè servono persone madrelingua.
Noi stiamo cercando lavoro.
E siamo madrelingua.
E' esattamente quello che mi ero prefissata!
Ci diamo appuntamento per domani.

Io benedico la Legge d'Attrazione e l'Universo intero!

0 commenti:

Posta un commento

Lettori