Hot tea (with rum), please. Or, What is the weather going to be like tomorrow? Or, A private room, if possible.
Stiamo sfiorando la depressione, la maniacalità, l'istinto omicida, la bulimia!
Da sabato scorso i negozi sono chiusi. CHIUSI! Completamente. Luci spente, porte sbarrate. NOn c'è nulla. Niente!!!!
NIENTE.
In 4 giorni abiamo esaurito la scorta di cous-cous e riso basmati comprata piu' di una settimana fa.
E lode sia al dado vegetale!
Abbiamo pagato per le stanze, ma ancora siamo accampate in stile rom in questo soppalco davvero troppo stretto per entrambe.
Andiamo d'accordo, ci siamo simpatiche, posso anche azzardare un "ci vogliamo bene", ma alzarsi tutte le mattine con le facce tatuate dal cuscino a 15 cm di distanza, incastrate fra i calzini umidi messi ad asciugare su un telo di plastica accanto alla finestra e le briciole di cereali della sera precedente, comincia a diventare insopportabile.
Abbiamo i nervi a fior di pelle, e non possiamo neppure distrarci con qualcosa! O qualcuno...
Io sono uscita di casa verso le 11, nel tentativo di procacciarmi del cibo e farmi restituire i soldi di Pilates.
Niente da fare, fino a mercoledì siamo come pietrificate, intrappolate in questo quadro autunnuale dai colori meravigliosi.
Ho preso la bcicletta e ho pedalato fino in centro. Ho dimenticato i guanti a casa.
Sono morta di freddo. L'aria gelida mi spacca la pelle delle mani, mi si infila nelle orecchie, mi congela il naso, già gocciolante di suo.
Tornerò a casa con una bella bronchite, poco dopo.
Pero' è comoda, devo ammetterlo, ho da trovare una bicicletta al piu' presto anche io.
Mi aggiro per le vie del centro alla disperata ricerca di un, e dico UN, negozio aperto, ma non c'è nulla da fare.
Gruppetti di italiani in vacanza si guardano attorno con aria perplessa, uno di loro mi ferma, mi chiede se parlo italiano, e io sorrido.
Alla domanda: "perchè è tutto chiuso" trattengo un sorriso maligno.
E' tutto chiuso da tre giorni, e lo sarà ancora per due, mi dispiace per te, benvenuto!!!
Ma mi limito a spiegare che è per la celebrazione di ognisanti e che qui, a Ljubljana, nei giorni festivi non c'è trippa per gatti.
Sono venuti apposta, il signore panzuto e tutta la famiglia, dal'accento mi sembrano milanesi.
Davvero, mi dispiace per loro.
E anche un po' per me, che me ne rientro con le mani vuote e il naso pieno.
Alle quattro incontriamo Dragan, il signore che ci affitta la sala della scuola di danza. Ci dà le chiavi, il codice per aprire la scuola, ci spiega due o tre cose sulle luci e sull'impianto e ci saluta.
Abbiamo la sala tutta per noi!!!Attacchiamo le casse a tutto volume e ci scateniamo per un'ora e piu'.
Cerchiamo qualche passo per una nostra coreografia, poi ripassiamo quella della lezione del Mixed Level.
Ci riprendiamo con la videocamera, così possiamo riguardarci con calma a casa.
Non usciamo di li' troppo entusiaste, anzi.
Devo ammettere che da quel momento in poi è iniziata questa sorta di depressione.
Quello che abbiamo fatto di sbagliato, e' stato iniziare a porci delle domande su questa esperienza che stiamo facendo.
Perchè?
Cosa ci aspettiamo?
Una volta tornate a casa, scopriremo che ne sarà valsa la pena, o stiamo solo perdendo tempo?
Effettivamente entrambe ci aspettavamo qualcosa di diverso.
Le lezioni con Manca sono spettacolari. Ma sono lezioni!
Semplice, normali, comuni lezioni.
C'è del riscaldamento, dello yoga, del potenziamento...
Per carità, con qualcosa a casa torneremo di certo, foss'anche con un male terribile alle gambe.
Ma è tutto qui?
Forse ci aspettavamo una full-immersion nella danza.
Due mesi di allenamento continuo, un'immersione nella Ljubljana danzante, una crescita personale non indifferente!!!
E invece, fino ad ora,non abbiamo nulla di tutto questo.
Dei sette giorni dei quali è composta una settimana, solo tre sono occupati dalla danza. Oltretutto solo di sera.
Questo comporta che per i restanti 4 giorni+3x3/4 di giornata non abbiamo nulla, ma assolutamente NULLA da fare.
Forse converrebbe convertire queste lezioni in incontri privati di un'ora.
Con la cifra di due mesi riusciremmo a farne appena 5.
Ma ci domandiamo se, in effetti, non sia la soluzione migliore...
Ci stiamo anche interessando ad un corso di flamenco e di Hip-hop.
Qui a Ljubljana è pieno di scuole di danza.
Davvero, una capitale danzante!
La nevrosi che ci coglie è data dal fatto che non possiamo fare nulla, fino a mercoledì.
Non potremo parlare con Manca, nè andare nelle scuole ad informarci, non potremo fare una spesa, nè andare a recuperare i soldi alla palestra.
Nulla!
Per. Un. Altro. Intero. Giorno.
Quel giorno è stato oggi.
Ci siamo svegliate nevrotiche entrambe.
Il padrone di casa fuma come una ciminiera, noi siamo al piano di sopra, e non ci sono porte, così il fumo è nostro fedele compagno di stanza.
La moquette non aiuta.
Fuori c'è una nebbia spessa.
Minima...
Non è che ci siamo poi dovute impegnare così tanto!
Tutta Ljubljana dorme, probabilmente coi postumi di una sbronza.
Io vado a farmi una doccia. Poi mi costringo a fare un po' di Yoga.
Non mangio nulla da ieri alle 8, se non mi rilasso comincio ad urlare.
Aspetto che anche Lily torni dal bagno, sono praticamente le due.
Stiamo morendo di fame.
Decidiamo di scendere e prepararci un altro, gustosissimo, invitante piatto di riso in bianco.
Con un tempismo micidiale rientra anche Tone, questo buzzurro sudaticcio che mi ostino a chiamare padrone di "casa".
Occupa la cucina.
Lo fa per un'ora e mezza.
Sul fuoco una pentola in stile crogiuolo che ribolle di fagioli, cipolle, fave, brodo e patate.
Mh.
Ci chiede se vogliamo assaggiarlo.
Non domandatemi perchè, Lily risponde di sì.
Lui per farci un favore non mette nè carne, nè aglio, nè pepe.
Pare brutto rifiutare adesso!
Così ne assaggiamo una cucchiaiata.
Poi due. Tre.
Ce ne mangiamo un piatto intero.
In fondo non è niente male.
Tone ci lascia la cucina, io e Lily ci prepariamo il riso.
In due tempi, perchè abbiamo fame, e la prima portata non ci soddisfa affatto.
Così finisco col mangiare:
- un piatto di zuppa tipica slovena
- un piatto di riso basmati col chili (senza carne)
- un piatto di riso basmati con l'avanzo di piselli in scatola che mi ero dimenticata in frigo, freddi, così, buttati in mezzo che no fa mai male.
Ora sto meglio.
Sono le quattro del pomeriggio, è già quasi buio.
Decidiamo di uscire e andare a berci un the caldo con miele e limone al "petite caffe".
Ah, quello che non vi ho raccontato è che domenica siamo uscite con Doroteja, la ragazza mezza napoletana che abbiamo incontrato su un pullman durante il viaggio di ritorno a casa da Kamnik.
E' venuta con una sua amica.
Non spiaccica mezza parola, ma è bella da togliere gli occhi.
Ci prendiamo un the, tanto per cambiare, e chiacchieriamo un po'.
Ci domandano quanti anni abbiamo. Noi rispondiamo.
Loro si guardano e sorridono: "non vi facevamo così..." fanno il gesto delle virgolette con le dita... VECCHIE? Domaniamo noi?
Si, così vecchie.
Loro hanno 19 anni.
Sono talmente curate e belle, le ragazze qui, che paiono tutte delle modelle 25enni...
Tanto per rincarare la dose di depressione.
Sorvolando questo piccolo dettaglio, non so perchè, mi ritrovo a raccontare che mi piace da mati il cameriere del bar.
E' un tipetto carino, dallo sguardo sveglio e il sorriso pronto.
Somiglia un po' ad Orlando Bloom, pero' è moro ed ha il profilo piu' bello.
Mi sà tanto di elfo dei boschi...
Doroteja si mette a blaterare in Sloveno con la cameriera, io mi ritrovo a scrivere il mio numero di telefono su un pezzetto di carta e dopo qualche secondo me lo ritrovo davanti, rossa come un peperone, a porgergli un disperato, quanto patetico tentativo di approccio.
Lui sorride, io mi sotterro.
Poi scappiamo via come furie.
Non mi ha scritto.
O almeno credo.
Oggi ho perso un messaggio per colpa della memoria del cellulare piena.
Mi piace pensare che sia stato suo, ma che il destino non abbia voluto che ci incontrassimo.
Probabilmente il messaggio recitava così: "Oggi non lavoro, incontriamoci per un caffè in piazza, per le 4".
Più logico sarebbe supporre che fosse un avviso della TIM sul mio credito residuo ridotto ai minimi termini...
Ma dove ero rimasta... ah, sì.
Il "petite caffè".
Ci beviamo questo the caldo e rimaniamo sedute per una mezz'ora buona, in silenzio, ognuna persa nelle proprie riflessioni.
Siamo proprio stanche ed abbattute.
Non ci si puo' guardare!
Usciamo e facciamo due passi lungo il fiume.
Un chioschetto vende crepes e caldarroste.
Ci consoliamo con della nutella calda e tentiamo di raggiungere un localino in zona Siska, dove c'è un cameriere niente male... tanto per cambiare!
Arrivate lì, come temevamo, troviamo chiuso.
Attraversiamo la strada e raggiungiamo la fermata opposta.
Torniamo indietro.
Andiamo a mangiare da Fresco.
Non ne posso piu'.
Non è niente male.
Come al solito ci coccolano e ci riempiono di attenzioni.
Prendiamo anche un piatto di patatine in due.
Paghiamo 7 euro a testa per una cena che ci lascia di nuovo stecchite e rientriamo a casa.
Domani dobbiamo sistemare tutto.
Ci alzeremo presto e partiremo dal mattimo, piene entusiasmo e buona volontà...
Almeno, si spera...


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